ACI SANT'ANTONIO  

INFORMAZIONE       - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT    INFORMAZIONE - CULTURA -       SPETTACOLO - SPORT   INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO -       INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT

 INFO

Il comune di Aci Sant’Antonio si estende in un’area delimitata a nord dall’Etna, a est dal costone lavico che domina Aci Catena, Aci San Filippo e Acireale (La Timpa), a sud dai territori di Valverde e Aci Bonaccorsi e a ovest dal comune di Viagrande.

E’ situato a 300 metri sul livello del mare e gode degli influssi benefici del Mar Jonio

E’ circondata ad anello da un’ampia circonvallazione, alla quale fanno capo le vie che permettono di collegarsi ad Acireale e all’autostrada Catania – Messina, a Viagrande, ad Acicatena e a Catania, tramite Valverde e San Gregorio.

Comprende Monterosso e Lavinaio.

Grosso centro agricolo, la cittadina spicca per la sua ricca coltivazione di agrumi, olive, frutta e ottima uva da vino i cui vini si possono degustare nell’annuale Mostra dei vini tipici siciliani che si tiene nel mese di agosto. Fiorente è l’allevamento di ovini e equini.

L’artigianato locale vanta la produzione dei famosi “carretti siciliani” e delle “sponde” raffiguranti le gesta dei paladini di Francia.

E’ uno degli ultimi comuni della provincia catanese a produrre ancora carri e carrozze.

Tra i tanti personaggi occorre ricordare quello di Mons. Giovanni Pulvirenti, fondatore dell’Oratorio Festivo e quale educatore per molti giovani. I suoi resti riposano nella chiesa della Madonna delle Grazie, accanto all’altare del Santissimo Sacramento, al quale fu devotissimo.

 

 STORIA

I primi abitanti che formarono il borgo di Casalotto vollero scegliere uno speciale protettore, un santo patrono al quale potessero ricorrere nei loro molteplici bisogni. La scelta cadde su Sant’Antonio Abate.

Il borgo si formò verso la fine del XVI secolo, quando gli abitanti del vicino centro di Casalotto, andato distrutto, si radunarono presso la Chiesa di Sant’Antonio Abate.

Nel 1672, per privilegio di Carlo II, Aci Sant’Antonio fu elevato, con altri villaggi, a principato e assegnato a Stefano Riggio, dal cui casato discende Stefano II, ultimo signore del paese ammesso tra i governatori delle Due Sicilie.

Il paese ha una storia medioevale segnata dalle eruzioni del 1169, 1329 e del 1408 ed una fase feudale che registra i domini di notabili aragonesi del Re Alfonso, i Platamonte e i Moncada. La sua storia moderna è segnata dalle distruzioni del 1693; il suo aspetto prende forma con la ricostruzione promossa dal principe Riggio.

La Chiesa più antica e più vicina era quella di Ns Signora di Valverde e in questo periodo dovette affiliarsi la nuova chiesa costruita nel quartiere.

Valverde diventò importante perché considerata terra prediletta di Maria per cui i Vescovi di Catania nella cui giurisdizione essa era inclusa curarono molto la devozione alla “Madonna della Gru” inviandovi dei sacerdoti perché si prendessero cura dei pellegrini e delle persone che in quelle terre abitavano.

Si sentì il bisogno di avere una chiesa più grande, un campanile che diventasse voce sonora per tutte le esigenze, dall’allarme per l’incendio alla chiamata della Messa, dal segnale per l’inizio ola fine del lavoro, dagli annunzi di nascite a quelli di morte.
La chiesa di Casalotto era antica quanto il primo villaggio omonimo ed essa venne elevata a Chiesa Sacramentale nel 1556 da Mons. Caracciolo, vescovo di Catania, pur rimanendo alle dipendenze di quella di Valverde.

La parrocchia si estese anche perché il territorio comunale nel corso degli anni si era andato espandendo fino a Bongiardo e a Pisano.

Nel 1826 Aci Sant’Antonio si separa da Aci San Filippo, con il quale fino ad allora formava un unico feudo.

L’abitato era caratterizzato da varie chiese barocche, con cupole e campanili caratteristici, tra cui la chiesa di Sant’Antonio Abate.

Le abitazioni erano molto serrate, le vie del centro storico strette e tortuose.

 

TURISMO

 

Il centro è la sede del municipio, della biblioteca comunale, della parrocchia di Sant’Antonio Abate, delle scuole elementari e medie, della stazione dei Carabinieri.

La Piazza Maggiore custodisce alcuni dei principali monumenti cittadini ed è dominata dall’imponente facciata del Duomo, ricostruito dopo il terribile terremoto del 1693. Di fronte si erge la cinquecentesca chiesa di San Michele Arcangelo.

Dalla piazza si snoda la centrale Via Vittorio Emanuele chiusa, in fondo, da ciò che rimane del palazzo della famiglia Riggio.

La città ha subito nel corso dei secoli un certo cambiamento determinato dalle frequenti eruzioni dell’Etna e dal terremoto del 1693, che hanno obbligato ad effettuare diversi lavori di ristrutturazione. Proprio il suo attuale assetto urbano si deve alla ricostruzione imposta dal terremoto.

La visita della città deve riguardare soprattutto il Duomo, dedicato a Sant’Antonio Abate.

La primitiva chiesa di Sant’Antonio venne elevata a sacramentale da Mons. Caracciolo nel 1566 e dovette essere riedificata.

In quel tempo (1600 – 1700), oltre alla Chiesa Madre furono erette le altre chiese nel centro abitato.

La Chiesa della Madonna delle Grazie, piccola ma necessaria in un rione antico, povero ma abbastanza popolato. Fu costruita nello stesso posto dove si trova l’attuale, ma si ritiene essere stata molto più modesta in quanto a dimensioni.

La Chiesa di Santa Domenica in seguito fu detta “Chiesa della Mercè” perché dei religiosi detti “mercedarii” la presero in cura quando fu costruito accanto un loro convento.

Furono erette inoltre la chiesa di San Biagio, sede della Confraternita del Purgatorio e della Morte, la Chiesa di San Michele Arcangelo, anch’essa sede di un’altra confraternita, quella del Santissimo Sacramento.

Il terremoto del 1693 rase al suolo tutti gli edifici sacri e non restò che la Chiesa di Santa Domenica. Ci volle l’interessamento fattivo della famiglia Riggio, unito all’impegno e sacrificio dei fedeli per far sì che la chiesa madre, nelle attuali dimensioni, e in seguito anche gli altri edifici religiosi venissero al più presto ricostruiti.

La Chiesa Madre al uso interno rivela una pianta a croce latina. Il presbiterio è arricchito da un coro ligneo e da affreschi di Paolo e Alessandro Vasta alle pareti e nel catino.

Le navate minori terminano, oltre il transetto, a destra con la cappella dedicata al Santo Patrono e a sinistra con quella del Santissimo Sacramento.

Lo stesso transetto trova un prolungamento nelle cappelle del Crocifisso e di San Giuseppe.

La prima coppia di arcate che scandiscono le navate sostiene la cantoria nella quale si trova un antico organo. Nella navata sinistra, dopo la porta che immette nella casa canonica, si trova un piccolo altare sormontato da un quadro raffigurante l’Istituzione dell’Eucarestia.

Subito dopo si apre la Cappella dell’Immacolata, che si innalza su una pianta ottagonale irregolare, le cui sfaccettature sono delineate da semicolonne. La parete centrale della Cappella è occupata da un dipinto riguardante la Vergine raffigurata in modo convenzionale, con il suo manto azzurro e con ai piedi la luna. A sinistra del dipinto, in una piccola nicchia, l’immagine della Madonna Pellegrina.

A destra una candida statua dell’Immacolata in una nicchia rivestita di pietra lavica risalente al 1928 – 1932. Sull’altare, sottostanti il dipinti si ammirano quattro reliquari lignei, il cui colore è dato dalla famosa “mistura d’argento”.

Della stessa fattura pare sia la porticina a tamburo del tabernacolo, forma che si ri9pete nell’altare del Santissimo Sacramento e che è la caratteristica esclusivamente della zona acese. Ritornando alla navata, si incontra subito l’altre dedicato alla Vergine del Carmelo, celebrata in un quadro sistemato nella consueta inquadratura architettonica.

Sull’altare ancora quattro reliquarii lignei con al centro un piccolo ovale circondato da volute simili a lingue di fuoco incrociate.

In corrispondenza della Cappella dell’Immacolata si apre la porta laterale del tempio.

Accanto all’altare, tra esso e la porta frontale minore, l’imponente battistero del 1613.

Oltre la porta laterale, di fronte all’Altare della Madonna del Carmine, vi è quello della Madonna del Rosario. La Madonna è rappresentata in un dipinto di buona fattura, circondata dai Santi Domenico, Rosa da Viterbo e Vincenzo Ferreri. Intorno alle figure si notano, compresi entro medaglioni, i misteri del Rosario miniati entro il piccolo riquadro dell’ovale.

La navata centrale presenta lungo le arcate ed i pilastri decorazioni pittoriche che ripetono quelle del coro ed è impreziosita dal pulpito ligneo, risalente al 1725, che ha soltanto una funzione ornamentale e decorativa. Ha la forma di un’acquasantiera con ricchi fregi aurei.

Molto importante dal punto di vista artistico e storico è il transetto. Nel rimuovere la pavimentazione, nel corso di lavori di ristrutturazione del secolo scorso, è venuta alla luce una zona cava sottostante adibita in passato alla sepoltura dei fedeli defunti. Essa oltre che in corrispondenza delle Cappelle del transetto si estendeva anche verso la zona centrale sovrastata dalla cupola.

La cupola fu costruita nel maggio del 1774 da Giuseppe Costantino di Catania. E’ sottolineata da motivi decorativi che richiamano gli affreschi del coro e si estendono ai pilastri e alle arcate, mentre le aperture delle finestre alleggeriscono il volume. Agli angoli della cupola si accampano quattro figure allegoriche femminili.

Il transetto è coronato a sinistra dalla Cappella del Crocifisso e a destra da quella dedicata a San Giuseppe, entrambe innalzatesi su irregolare pianta ottagonale. Nella Cappella del Crocifisso un Cristo in croce guarda il bellissimo altare di marmo intarsiato con decorazioni floreali. Lungo le pareti della cappella si notano due dipinti raffiguranti un perplesso San Pietro con il gallo e un ispirato Sant’Antonio Abate tentato dai demoni. Seguono a sinistra una nicchia ospitante la statua dell’Ecce Homo e a destra un Cristo morto in legno di piccole dimensioni ma molto espressivo.

La cappella di San Giuseppe ha un aspetto meno curato, al centro sotto il dipinto che raffigura la Sacra Famiglia, un altare policromo con agli angoli volti di angeli in marmo bianco che sembrano rifarsi allo stile miniaturistico della balaustra dell’altare maggiore. Molto originale la parte superiore dell’altare in legno dorato digradante verso la parete con quattro gradini ornati, nella parete frontale, con fregi floreali a rilievo e decorati in oro zecchino. Al centro di essi i simboli del Santo Patrono.

Il dipinto che corona l’altare raffigura San Giuseppe in seno alla Sacra Famiglia e comprende anche la Santissima Trinità in ordine ascendente. La volta della cappella è stata dipinta nel 1921 rappresentando la gloria di San Giuseppe patrono della Chiesa Universale. Nella parete centrale, sullo sfondo, si può notare la basilica di San Pietro.

Le due cappelle in corrispondenza delle navate minori – oltre il transetto – sono dedicate al Santo Patrono e al Santissimo Sacramento. La cappella di Sant’Antonio Abate è a pianta quadrata, sormontata da una cupoletta con quattro riquadri pittorici entro cui sono raffigurati angeli recanti i consueti simboli del Santo; agli angoli delicate decorazioni floreali che si ritrovano all’interno dell’arco sovrastante la cancellata d’ingresso in ferro battuto; al centro della cupola una grande T.  Sull’altare quattro cartegloria in legno dalle ricche volute decorate in argento senza “mistura” e quattro piccoli reliquiari. Agli angoli della cappella due grandi candelabri lignei sostenuti da angeli, parimenti decorati con il composto acese e due candelabri di rame riccamente cesellati; sulla parete sinistra della cappella si possono notare numerosi “ex voto”, attestanti grazie ricevute, quattro candelore o cerei che durante la processione del Santo lo accompagnano per le vie del paese, quale omaggio di alcune categorie di cittadini.

In quel periodo esistevano delle grandi torce che servivano per illuminare il percorso della processione e che venivano abbellite e portate a cura di alcune categorie di persone. Adesso ce ne sono quattro : quella dei “carrettieri”, dei “chianisi”, dei “zappaturi” e dei “mastri”. Sono alte circa tre metri, sono di legno dorato con mistura acese e ornate di volute, festoni e puttini.

La navata centrale è continuata oltre il transetto dall’abside o “cappellone”, che si innalza di alcuni gradini sul piano della navata. E’ introdotto da una balaustra in marmo dai colori ben armonizzati nelle varie decorazioni a bassorilievo. La circonferenza dell’abside è arricchita da un coro ligneo con doppia fila di sedili. Per gran parte dell’anno sull’altare maggiore troneggia un ricco dissello di velluto di pregevole fattura, eseguito nel 1786. Vi si trovano sempre sei candelieri decorati e quattro reliquiari posti tra gli stessi candelabri. Anche ai lati della balaustra si trovano due enormi candelabri che ripetono le stesse forme ricche ed eleganti di quelli posti sull’altare maggiore.

Affreschi sovrastano gli scanni del coro. L’affresco di destra raffigura l’approdo del Santo, in groppa ad un drago alato, sulle rive di un paese sconosciuto, è arricchito sino al limite della parte da decorazioni varie con conchiglie e volute comprese entro i riquadri allungati, ripresi lungo i pilastri che sostengono le arcate divisorie delle navate.

L’affresco di sinistra rappresenta un miracolo che Sant’Antonio avrebbe operato nel deserto : avrebbe fatto scaturire l’acqua per dissetare la gente.

L’affresco della volta rappresenta il santo insieme a Santa Rosalia, Sant’Agata, Santa Lucia e Santa Venera mentre un angelo sorregge il pastorale. Più in alto un altro gruppo di santi, Santa Caterina da Siena, San Francesco d’Assisi, San Domenico e Sant’Ignazio. La loro raffigurazione è ispirata dalla esistenza in Acireale di conventi di frati francescani, domenicani e gesuiti. Al centro la Vergine Maria addita il Santo, accanto la raffigurazione della Trinità.

Alla sinistra del cappellone si apre la Cappella del Santissimo Sacramento. Una statua del Sacro Cuore di Gesù, entro una nicchia , occupa ora il posto dell’antica cupola del tabernacolo, elaborato in legno nel 1792 insieme alla porticina d’argento.

La Chiesa di San Michele Arcangelo sorge sul luogo dove anticamente ne esisteva già una più piccola, dedicata sempre a San Michele Arcangelo. Ne fa fede, fin dal 1624, il registro dei defunti che si conserva nell’archivio parrocchiale e da un’interessante relazione riguardante il terremoto del 1693.

Fu dopo questo terremoto che nel ricostruire la Chiesa, questa fu ampliata come la possiamo vedere ai giorni nostri. Nel 1740 fu posta la prima pietra. Nel 1753 si era arrivati ai finestroni con la porta di pietra bianca ed affacciata.

Nella Chiesa dedicata allo Spirito Santo, ove si venera la miracolosa immagine di Maria Santissima, detta anche dei Tribolati pare che forse anticamente fosse una piccolissima Chiesa eretta dalla pietà dei fedeli, che fungeva anche da alloggio per gli stessi, che dalla parte di Bongiardo portavano i bambini per farli battezzare nell’unica parrocchia di Valverde, oppure per condurre i cadaveri per dargli sepoltura nella stessa parrocchia.

L’altare maggiore era dedicato allo Spirito Santo, l’immagine della Madonna era situata a ponente e quella di Sant’Agata a levante.

Sconosciute sono le origini della Chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie.

Il più antico documento che è stato possibile trovare è un testamento del 1626 redatto dal notaio Francesco Caruso di Aci Sant’Antonio. Demolita nel 1693 dal terremoto, non si sa quando fu ricostruita precisamente. Cento anni dopo però costituita ufficialmente una nuova congregazione che avrebbe avuto tanta cura per l’edificio religioso. Era una congregazione formata da sacerdoti e aveva come patrono San Gaetano.

La vita della congregazione fu molto lunga e nel 1786 il Vescovo della nuova diocesi di Acireale, Mons. Gerlando Maria Genuardi, confermava gli Statuti e ordinava che la congregazione prendesse il titolo, oltre che di San Gaetano, anche di San Vincenzo de’ Paoli, adottando in tutto ciò che può conciliarsi gli statuti della conferenza degli Ecclesiastici fondata in questa chiesa dei Santissimi Pietro e Paolo.

Nel 1842 fu costruito il nuovo campanile e rinnovato l’ingresso della Chiesa. Fu arricchito di un cornicione di pietra bianca lungo circa 130 palmi e lavorato dal maestro Giovanni Vasta da Acireale. Il cornicione e l’inalbamento della chiesa vennero realizzati tra gli anni 1892 – 1894.

Nell’agosto del 1927 venne fatto il pavimento della Chiesa. Si costruì la scala in ferro per il campanile. Sconosciute sono le date di acquisto del magnifico ostensorio e della statua della Madonna.

L’immagine di Maria Santissima degli Ammalati, che, sin dal 1820 si trova sull’altare maggiore della Chiesa omonima nel quartiere di Nardalici nella città di Aci Sant’Antonio, nel 1601 era venerata in una piccola chiesa rurale sita mezzo miglio dall’attuale.

Nel 1803 si volle costruire una chiesa nel quartiere di Nardalici e si chiese il permesso al sovrano. Diede la sua approvazione che fu comunicata al Vicario di allora dal Vescovo di Catania. Nel 1804 si benedisse la prima pietra e venne completata nel 1858. Nel 1959 venne costruito un percolo che tutt’oggi reca in processione il simulacro in trionfo per le vie del quartiere.

 

NUMERI UTILI

  • Municipio – Via R. Margherita n. 8 - tel. 095 / 7010011
  • Farmacia Dr Ferreti Teresina - P.za Cantarella n. 10 - tel. 095 / 7921871

 

FOTO

 

CHIESA S. MICHELE  

 

FESTE ED EVENTI

Il 17 gennaio si festeggia il patrono di Aci Sant’Antonio, Sant’Antonio Abate.

 

      

                

Paesi Etnei Oggi