ADRANO                              

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 INFO

Adrano sorge su un fertile altopiano lavico che si protende verso la valle del Simeto.

Sorge su 560 metri sul livello del mare e dista una trentina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene.

E’ un  importante centro agricolo, specialmente per la produzione di arance, pistacchi e miele.

 

 STORIA

Il nome Adranon secondo alcuni studiosi è di origine orientale, mentre secondo altri ancora è di origine italica. Sembra, in ogni caso, che Dionigi, fondando la città, l'abbia chiamata Adranon per onorare il gran nume siculo, dio della guerra.
I greci associarono il dio oltre che alla guerra, anche al fuoco, identificandolo con Efesto. Secondo lo storico Adolf Holm furono attribuite ad una sola divinità notizie riguardanti due diverse divinità e, per questo motivo, Adranon riunì in sé il carattere del dio della guerra (che trova il suo simbolo nella lancia) e quello del dio del fuoco (Efesto).

Secondo la leggenda il dio Adranon, venerato oltre che ad Adranon anche in altre località siciliane, era seguito da un corteo di mille cani, che accoglievano festosamente gli ospiti, ma sbranavano nello stesso tempo i mentitori ed i ladri.

In età romana e latina il centro abitato si chiamò Hadranum; nell'età saracena Adarnu o Adarna, nella normanna Adernio ed Adriano, nell'angioina Adernò.
Testimonianze archeologiche della Adranon greca sono state ritrovate nella contrada Mendolito, nelle cui vicinanze si trova anche il Ponte dei Saraceni sul fiume Simeto noto per la sua antica nascita giacché la sua prima struttura fu edificata in epoca romana anche se quella definitiva ed il suo nome affondano nel XIV secolo. Esso si presenta con quattro arcate, due delle ogivali.

Il pendio dell'Etna era popolato fin dal neolitico inferiore. Le zone di maggiore insediamento sono sempre state due: quella tra le colline vulcaniche a nord-est dell'odierno abitato e la rocca e la zona nei pressi del fiume Simeto.

Verso il X secolo a.C. s'insediarono in entrambe le due zone colonie di Siculi; nella "città del Mendolito" presso il fiume, attorno al centro abitato vi era un veneratissimo tempio di fango e legno. Quel che resta della città di Mendolito, che aveva sviluppato un’eccellente civiltà del bronzo (da notare l'efebo ed il banchettante) sono oltre alla cinta muraria, le porte e le tracce di capanne, una necropoli dalle caratteristiche sepolture a cupoletta (forse d'ispirazione micenea) e le più lunghe iscrizioni sicule della Sicilia nord-orientale. L'abitato, in ogni modo, era già in netta decadenza intorno al secolo V a.C.

La città greca di Adranon fu fondata nel 400 a.C. ad opera di Dionigi il Vecchio di Siracusa per rafforzare il potere siracusano nella zona.

Il possesso di Adranon, infatti, poteva consentire il controllo sulla zona del Simeto e della città sicula di Centuripe, che si ergeva su un’altura presso la sponda opposta del fiume Simeto. La conquista da parte di Dionigi fu molto cruenta e comportò la deportazione della popolazione.

Nel 344 a.C., durante la marcia di Timoleonte di Corinto verso Siracusa, nei dintorni di Adranon si combatté una battaglia che vide le truppe di Timoleonte sbaragliare quelle di Iceta, tiranno di Leontinoi. Dopo la battaglia, si narra che Timoleonte fu accolto con clamore dalla città di Adranon.

La città durante il periodo di Timoleonte ebbe un notevole benessere e vi fiorirono scuole di pittura vascolare di meravigliosa fattura (vedi vaso dell'Ermitage). Dopo Timoleonte, durante i domini di Agatocle, Agatocle II, Arcagato e Gerone, fu sovente saccheggiata dai Mamertini.

Nel 263 a.C. Adrano fu conquistata dall'impero romano ed inserita, in seguito, tra le civitates stipendiariae, ovvero quei centri della Sicilia obbligati a versare un tributo a Roma.

Espugnata dal console Valerio con ottomila fanti e seicento cavalieri, fu trattata assai duramente: le case furono rase al suolo, gli abitanti passati alla spada ed il territorio consegnato agli "aratores" di Centuripe, che vi costruirono le proprie masserie.

Nel 139 a.C. gli schiavi, unendosi ad Euno, si ribellarono e saccheggiarono le proprietà dei signori centuripini. Euno, che si era arroccato, oltre che nella roccaforte di Adrano, anche in quelle di Enna e Taormina, nel 131 a.C., dopo anni di eroica resistenza, fu sconfitto ed i suoi seguaci furono massacrati.

La "pace romana" tornò a regnare ed Adrano per molto tempo fu considerata solo come territorio di Centuripe. Durante il periodo delle invasioni barbariche Adrano fu sottoposta a frequenti saccheggi, tranne che al tempo di Teodorico (493-526) per il buon governo di Cassiodoro.

Cattiva sorte ebbe ancora durante il dominio bizantino, quando le catene furono di nuovo strette ai villici, tenuti in stato di servitù.

Il dominio bizantino ebbe termine con l'occupazione saracena ad opera dell'emiro Musa verso la fine dell'anno 950 d.C., quando Adrano era poco più che un misero villaggio di capanne. I saraceni si insediarono accanto alla Cuba ove fu edificata la residenza del Caid (capo militare, giudice, esattore e sacerdote), mentre gli adraniti si ritirarono verso est.

Gli occupanti cambiarono il nome di Adranon in Adarnu o Adarna ed eressero una fortezza detta "Salem". Furono abbastanza tolleranti, economicamente assai positivi  e fondarono o ripopolarono diversi casali, tra i quali quello di Bulichiel, al centro di fiorenti giardini, terre di seminerio e vigne. Usarono su larga scala le acque sia per mulini, gualcherie e tintorie, che per l'irrigazione delle colture cerealicole ed arboricole, come gli ortilizi, i fichi, i mandorli, i sicomori o gelsi neri per "nutricare" il baco da seta. Erano coltivati pure il lino e la canapa. I saraceni, inoltre, per primi misero sul Simeto, nei pressi della contrada di Mandarano, una zattera o giarretta per il traghettamento del fiume.

La conquista di Adrano da parte dei normanni iniziò nel 1075 con l'assedio del casale di Bulichiel da parte di un drappello di cavalieri guidati da Ugo di Yersey.

Nonostante l'eroica resistenza del Caid Albucazar, il casale di Bulichiel fu occupato e ciò segnò anche la resa di Adarna da dove i cristiani erano corsi verso i normanni, accogliendoli come liberatori.

Adrano fu accolta nella diocesi di Catania, retta dal monaco Ansgerio. Secondo il padre Aprile il conte Ruggero donò Adrano al figlio Goffredo e suoi successori la governarono, mentre secondo il Pirro costituì la dote di Adelicia, figlia di Rodolfo Macabeo.

Il territorio, in ogni modo, chiunque fosse il signore, era retto da un vicecomes (governatore) e da uno stratigoto (giudice criminale), che era anche castellano della fortezza.

Nel periodo normanno Adrano continuò il progresso iniziato con i saraceni. La comunità adranita, che integrava abitanti di origine greca, saracena e normanna, era costituita da abili agricoltori ed artigiani, specie nell'arte della seta e della concia delle pelli.

Il periodo svevo segnò per Adernò, come per tutta la Sicilia, l'inizio di intolleranze, di egoismi municipali, di lotte di potere.

Fu soprattutto rovinosa la persecuzione dei saraceni, costretti a ribellarsi ed a fortificarsi, sotto la guida di Mirabetto, a Troina, Entella e Centuripe, dove convennero anche i saraceni di Adernò. Nel 1225 furono sconfitti ed in gran parte massacrati; i superstiti furono deportati e confinati a Lucera.

Durante il dominio svevo si verificarono per Adernò tre fatti significativi: la città ed il suo castello divennero il covo della famiglia di avventurieri dei conti Bartolomeo, che depredarono con violenza i beni della chiesa, finché non furono vinti e banditi dall’imperatore Federico nel 1209; la distruzione di Centuripe, rispetto alla quale ancora Adernò non si era liberata da un senso di inferiorità, e la deportazione dei suoi abitanti ad Augusta; la comparsa in città di un accattone dal nome Giovanni Calcara, che, somigliantissimo a Federico II, faceva credere, assecondato ed usato dagli interessati, di essere l'imperatore tornato dall'altro mondo per invitare i popoli al ritorno all'obbedienza alla chiesa e la reazione di Filangeri, che, constatando il pericolo che costui rappresentava per Manfredi, lo catturò e lo fece impiccare a Catania assieme ai suoi seguaci.

L'imperatore Federico, comunque, pacificatosi con i messinesi nel 1233, diede in "retturia" il casale a capitani di Messina, che divennero la classe dominante (vedi il sostrato di cognomi messinesi come Crisafi, Galifi, Crisà, Marullo, Milazzo, Di Salvo, ecc.). Adernò risentì molto delle lotte tra Angioini e Svevi. Prima passò, come gran parte della Sicilia, sotto il governo di Carlo I d'Angiò, poi di Corradino, fino a quando nel 1258 il Papa scomunicò Corradino e lo stesso fu decapitato a Napoli. Capece, seguace di Corradino, si rifugiò a Centuripe, ma fu assediato dagli Angioini ed alla fine fu catturato, accecato ed impiccato. Da allora Adernò passò dalla dominazione della famiglia Lancia a quella della famiglia Maletta. Il casale, che era stato fiorente al tempo dei Normanni, si ridusse, con gli Angioini, ad un misero abitato in balia dei peggiori predatori. Il numero degli abitanti passò da circa mille a circa trecento.

Tutto il periodo angioino e quello aragonese almeno fino a Federico IV, detto l'Imbecille (1377), fu un graduale scivolamento verso l'anarchia per il prevalere della prepotenza disgregatrice della nobiltà, che da un lato tendeva a togliere potere ai sovrani a proprio vantaggio e dall'altro ad impedire la crescita della borghesia commerciale e forense.
I "mastri artigiani" stavano dalla parte dei nobili e contro i piccoli contadini ed i braccianti. Nonostante Pietro III fosse stato invocato come un liberatore, anch'egli continuò a vessare le popolazioni con l'alibi di dover cacciare gli Angioini. Adernò diventò feudo del cavaliere catalano Garzia De Linguida, ma nel 1286 fu concessa a Luca Pellegrino, un funzionario del re Giacomo. La figlia di Pellegrino, Margherita, sposò Antonio Sclafani di Palermo. Matteo Sclafani, figlio di Giovanni e Margherita Pellegrino, fu nominato conte di Adernò e di Centorbe. Costui, uomo ricchissimo, fu pirata e mercante di schiavi e divenne anche signore di Ciminna, Chiusa e Sclafani Fu, per altro, devoto del monastero di S. Maria di Licodia, cui donò nove salme di frumento annuali. Dalla prima moglie ebbe una figlia che diede in sposa a Guglielmo Raimondo Moncada; dalla seconda una seconda figlia che diede in sposa a Guglielmo Peralta di Caltabellotta. Mentre abitava a Palermo in un sontuoso palazzo, Adernò, povera ed indifesa, fu prima occupata da Roberto d'Angiò e successivamente dai latini guidati da Ruggero Tedesco. Dopo essere sfuggito nel 1352 ad un agguato mortale, Matteo Sclafani morì due anni dopo. La sua morte scatenò una contesa per la successione, che fu composta solo dopo 43 anni: i Peralta rinunciarono ai loro diritti a favore di Guglielmo Raimondo III Moncada, che lasciò al fratellastro Antonio (1355-1377) la contea di Adernò e Centorbe. In quel periodo i Papi Urbano X e Gregorio XI con la scusa di togliere le interdizioni alle città siciliane imposero tassazioni più che esose. Antonio Moncada lasciò la contea di Adernò al nipote Giovanni Raimondo, che parteggiava per la regina Bianca.

Nel 1929 fu definitivamente chiamato Adrano. 

 

TURISMO

Oggi la struttura urbanistica di Adrano si presenta divisa in settori :il settore centrale, presso il castello normanno, è il più antico ed ha una pianta piuttosto regolare.

Lo sviluppo edilizio ha portato ad occupare interamente con le abitazioni la zona compresa tra la Ferrovia Circumetnea e la statale catanese. Tutti i settori recenti, anche se diversamente orientati, hanno una pianta a scacchiera.

Si può cominciare a visitare la città di Adrano partendo con dal castello normanno, a  pianta quadrilatera, costruito nel secolo XI nel tipico schema dei donjons normanni dal Conte Ruggero, rimaneggiato nel ‘300 con l’aggiunta dei bastioni e restaurato. Il suo aspetto è imponente e severo da vera roccaforte e si struttura in più piani; al secondo piano si trova la “Cappella della Contessa Adelasia.

Ospita il museo archeologico con decine di migliaia di reperti ritrovati nel territorio di Adrano, materiale preistorico della zona riferita alla cultura di Castelluccio, un busto di divinità sicula e avanza classici della Adranon di Dionigi.E’ sede anche dell’Archivio Storico, artistico e letterario.

All’ultimo piano del castello normanno, hanno sede un piccolo museo dell’Artigianato  e la Pinacoteca, nella quale sono esposti dipinti su tela, vetro e metallo, sculture di legno, alabastro, bronzo databili dagli inizi del XVII agli inizi del XX secolo e una serie di opere di pittura e scultura contemporanee di artisti adraniti e non.

Accanto al castello normanno, si può ammirare la Chiesa Madre, di origine normanna, ingrandita tra il 1640 ed il 1656 e restaurata nel 1811. Dedicata alla Vergine Assunta. Il progetto iniziale risale al XVI secolo, la cupola risale al 1700 e il campanile fu edificato a partire dagli inizi del 1900, ma fu eseguito in più riprese e con varie interruzioni. L’interno della chiesa è a croce latina e a tre navate e presenta varie opere d’arte con tema sacro, a partire dal polittico ligneo rappresentante l’Eterno, la Sacra Famiglia, l’Incredulità di San Tommaso ed i Santi. La chiesa va ricordata anche per le sue cappelle, come quella dedicata al SS. Sacramento e quella dedicata al Sacro Cuore.

In Via Roma, si può ammirare il complesso dell’ex monastero e della Chiesa di Santa Lucia, fondato nel 1158 ma rifatto nel 1596, indi ricostruito dopo il terremoto del 1693. Il prospetto della chiesa si dispone su tre ordini riccamente decorati da eleganti lesene in pietra lavica e capitelli corinzi. La sua costruzione fu patrocinata dalla nipote di Re Ruggero, Adelasia. L’interno dalla forma ellittica conserva varie strutture come il Coro decorato sfruttando il celebre stile rococò ed alcuni affreschi tra i quali si ricordano quelli realizzati da Olico Sozzi e raffiguranti “L’Immacolata e San Carlo Borromeo” e “La morte di San Benedetto”.

Tra le chiese minori cittadine citiamo quella medioevale dedicata a San Giovanni Evangelista, quella cinquecentesca dedicata a S.Antonio Abate e quella dedicata a S.Maria del Rosario.

Ad ovest del centro abitato sono alcune colonne di un tempio e un tratto della cinta di mura di Adranon.

Un’altra struttura degna di menzione è il Ponte-Acquedotto di Biscari. La sua origine è più recente visto che la sua costruzione fu voluta dal Principe Biscari nella seconda metà del 1700 per irrigare i campi del feudo di Aragona. La struttura prevede un primo ponte caratterizzato dalla presenza di numerosi archi ed un secondo ponte, antecedente per epoca al primo e caratterizzato dalla presenza di cinque archi ogivali e che attraversa il fiume.

Pochi chilometri da Adrano si trova la centrale solare Eurelios. E’ stata realizzata nell’ambito di un progetto di ricerca dell’allora CEE, grazie al contributo di un consorzio italo-franco-tedesco. La centrale dopo una fase di sperimentazione durata dal 1981 al 1987 non è più utilizzata: attualmente si sta invece sperimentando la produzione di energia elettrica a partire dall’energia solare tramite pannelli fotovoltaici (costituiti da celle di silicio), nell’ambito del progetto dell’Enel di fornitura di energia ai rifugi di montagna o edifici isolati.

 

NUMERI UTILI

  • Municipio – Via Spampinato  - tel. 095 / 7694188
  • Chiesa Maria SS Assunta – P.za Umberto – tel. 095 / 7692907
  • Chiesa S. Agostino – P.za Sant’Agostino n. 55 – tel. 095 / 7692302
  • Chiesa Cuore Immacolato di Maria – Via V. Emanuele – tel. 095 / 7692586
  • Chiesa Santi Apostoli Filippo e Giacomo – P.za Leone XIII – tel. 095 / 7692216
  • Chiesa San Francesco – P.za San Francesco – tel. 095 / 7692316
  • Chiesa San Leonardo – P.za San Leonardo – tel. 095 / 7696160
  • Chiesa Santa Lucia – Via Roma – tel. 095 / 7693268
  • Chiesa San Paolo – Via S. Paolo n. 30 – tel. 095 / 47691266
  • Farmacia Dr Bertino Emanuele – Via V. Emanuele n. 308 – tel. 095 / 7691560
  • Farmacia Dr Bua Pietro – P.za Sant’Agostino n. 8 – tel. 095 / 7693242      
  • Farmacia Dr Di Giovanni Nicola – Via Garibaldi n. 5 – tel. 095 / 7692193
  • Farmacia Vinci – Via Cappuccini n. 81 – tel. 095 / 7692563
  • Farmacia Dr Foresta Vito – Via San Pietro n. 145 – tel. 095 / 7692616
  • Farmacia Dr Mandragona Daniela – Via San Filippo n. 76 – tel. 095 / 7692621
  • Farmacia Dr Murabito Luigi – Via San Filippo n. 166 – tel. 095 / 7692814
  • Farmacia Dr Spitaleri Giuseppe – Via Catena n. 1 – tel. 095 / 7692300
  • Farmacia Dr Traversa Francesca – P.za Mercato n. 36 – tel. 095 / 7692623

 

FOTO

CASTELLO NORMANNO DI ADRANO  CHIESA MADRE DI ADRANO

 

FESTE ED EVENTI

Manifestazioni da ricordare sono la Diavolata a Pasqua (esattamente dal giovedì santo alla giornata di Pasqua), in altre parole diavoli e angeli posti su un palcoscenico nella piazza del Castello.

Il giovedì santo si svolge la processione del Cristo alla Colonna, un simulacro che i portatori fanno avanzare lentamente, facendo tre passi in avanti e due all’indietro.

Il venerdì santo sfilano in processione la statua dell’Addolorata, il mattino, e quella del Cristo morto, la sera.

Nel giorno di Pasqua si svolge su un palco, una sacra rappresentazione detta appunto Diavolata nella quale è narrata la battaglia tra i Diavoli e la Morte, da un lato e l’Arcangelo Michele, dall’altro, che è incaricato di salvare l’umanità.

La vittoria finale del Bene sul Male prelude ad un’altra rappresentazione, denominata Angelicata.

 

 

      

                                              

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