STORIA
Il nome Adranon secondo alcuni studiosi è di origine
orientale, mentre secondo altri ancora è di origine italica. Sembra, in ogni caso, che
Dionigi, fondando la città, l'abbia chiamata Adranon per onorare il gran nume siculo, dio
della guerra.
I greci associarono il dio oltre che alla guerra, anche al fuoco, identificandolo con
Efesto. Secondo lo storico Adolf Holm furono attribuite ad una sola divinità notizie
riguardanti due diverse divinità e, per questo motivo, Adranon riunì in sé il carattere
del dio della guerra (che trova il suo simbolo nella lancia) e quello del dio del fuoco
(Efesto).
Secondo la leggenda il dio Adranon, venerato oltre che ad
Adranon anche in altre località siciliane, era seguito da un corteo di mille cani, che
accoglievano festosamente gli ospiti, ma sbranavano nello stesso tempo i mentitori ed i
ladri.
In età romana e latina il centro abitato si chiamò Hadranum;
nell'età saracena Adarnu o Adarna, nella normanna Adernio ed Adriano, nell'angioina
Adernò.
Testimonianze archeologiche della Adranon greca sono state ritrovate nella contrada
Mendolito, nelle cui vicinanze si trova anche il Ponte dei Saraceni sul fiume Simeto noto
per la sua antica nascita giacché la sua prima struttura fu edificata in epoca romana
anche se quella definitiva ed il suo nome affondano nel XIV secolo. Esso si presenta con
quattro arcate, due delle ogivali.
Il pendio dell'Etna era popolato fin dal neolitico inferiore.
Le zone di maggiore insediamento sono sempre state due: quella tra le colline vulcaniche a
nord-est dell'odierno abitato e la rocca e la zona nei pressi del fiume Simeto.
Verso il X secolo a.C. s'insediarono in entrambe le due zone
colonie di Siculi; nella "città del Mendolito" presso il fiume, attorno al
centro abitato vi era un veneratissimo tempio di fango e legno. Quel che resta della
città di Mendolito, che aveva sviluppato uneccellente civiltà del bronzo (da
notare l'efebo ed il banchettante) sono oltre alla cinta muraria, le porte e le tracce di
capanne, una necropoli dalle caratteristiche sepolture a cupoletta (forse d'ispirazione
micenea) e le più lunghe iscrizioni sicule della Sicilia nord-orientale. L'abitato, in
ogni modo, era già in netta decadenza intorno al secolo V a.C.
La città greca di Adranon fu fondata nel 400 a.C. ad opera di
Dionigi il Vecchio di Siracusa per rafforzare il potere siracusano nella zona.
Il possesso di Adranon, infatti, poteva consentire il controllo
sulla zona del Simeto e della città sicula di Centuripe, che si ergeva su unaltura
presso la sponda opposta del fiume Simeto. La conquista da parte di Dionigi fu molto
cruenta e comportò la deportazione della popolazione.
Nel 344 a.C., durante la marcia di Timoleonte di Corinto verso
Siracusa, nei dintorni di Adranon si combatté una battaglia che vide le truppe di
Timoleonte sbaragliare quelle di Iceta, tiranno di Leontinoi. Dopo la battaglia, si narra
che Timoleonte fu accolto con clamore dalla città di Adranon.
La città durante il periodo di Timoleonte ebbe un notevole
benessere e vi fiorirono scuole di pittura vascolare di meravigliosa fattura (vedi vaso
dell'Ermitage). Dopo Timoleonte, durante i domini di Agatocle, Agatocle II, Arcagato e
Gerone, fu sovente saccheggiata dai Mamertini.
Nel 263 a.C. Adrano fu conquistata dall'impero romano ed
inserita, in seguito, tra le civitates stipendiariae, ovvero quei centri della Sicilia
obbligati a versare un tributo a Roma.
Espugnata dal console Valerio con ottomila fanti e seicento
cavalieri, fu trattata assai duramente: le case furono rase al suolo, gli abitanti passati
alla spada ed il territorio consegnato agli "aratores" di Centuripe, che vi
costruirono le proprie masserie.
Nel 139 a.C. gli schiavi, unendosi ad Euno, si ribellarono e
saccheggiarono le proprietà dei signori centuripini. Euno, che si era arroccato, oltre
che nella roccaforte di Adrano, anche in quelle di Enna e Taormina, nel 131 a.C., dopo
anni di eroica resistenza, fu sconfitto ed i suoi seguaci furono massacrati.
La "pace romana" tornò a regnare ed Adrano per molto
tempo fu considerata solo come territorio di Centuripe. Durante il periodo delle invasioni
barbariche Adrano fu sottoposta a frequenti saccheggi, tranne che al tempo di Teodorico
(493-526) per il buon governo di Cassiodoro.
Cattiva sorte ebbe ancora durante il dominio bizantino, quando
le catene furono di nuovo strette ai villici, tenuti in stato di servitù.
Il dominio bizantino ebbe termine con l'occupazione saracena ad
opera dell'emiro Musa verso la fine dell'anno 950 d.C., quando Adrano era poco più che un
misero villaggio di capanne. I saraceni si insediarono accanto alla Cuba ove fu edificata
la residenza del Caid (capo militare, giudice, esattore e sacerdote), mentre gli adraniti
si ritirarono verso est.
Gli occupanti cambiarono il nome di Adranon in Adarnu o Adarna
ed eressero una fortezza detta "Salem". Furono abbastanza tolleranti,
economicamente assai positivi e fondarono o ripopolarono diversi casali, tra i quali
quello di Bulichiel, al centro di fiorenti giardini, terre di seminerio e vigne. Usarono
su larga scala le acque sia per mulini, gualcherie e tintorie, che per l'irrigazione delle
colture cerealicole ed arboricole, come gli ortilizi, i fichi, i mandorli, i sicomori o
gelsi neri per "nutricare" il baco da seta. Erano coltivati pure il lino e la
canapa. I saraceni, inoltre, per primi misero sul Simeto, nei pressi della contrada di
Mandarano, una zattera o giarretta per il traghettamento del fiume.
La conquista di Adrano da parte dei normanni iniziò nel 1075
con l'assedio del casale di Bulichiel da parte di un drappello di cavalieri guidati da Ugo
di Yersey.
Nonostante l'eroica resistenza del Caid Albucazar, il casale di
Bulichiel fu occupato e ciò segnò anche la resa di Adarna da dove i cristiani erano
corsi verso i normanni, accogliendoli come liberatori.
Adrano fu accolta nella diocesi di Catania, retta dal monaco
Ansgerio. Secondo il padre Aprile il conte Ruggero donò Adrano al figlio Goffredo e suoi
successori la governarono, mentre secondo il Pirro costituì la dote di Adelicia, figlia
di Rodolfo Macabeo.
Il territorio, in ogni modo, chiunque fosse il signore, era
retto da un vicecomes (governatore) e da uno stratigoto (giudice criminale), che era anche
castellano della fortezza.
Nel periodo normanno Adrano continuò il progresso iniziato con
i saraceni. La comunità adranita, che integrava abitanti di origine greca, saracena e
normanna, era costituita da abili agricoltori ed artigiani, specie nell'arte della seta e
della concia delle pelli.
Il periodo svevo segnò per Adernò, come per tutta la Sicilia,
l'inizio di intolleranze, di egoismi municipali, di lotte di potere.
Fu soprattutto rovinosa la persecuzione dei saraceni, costretti
a ribellarsi ed a fortificarsi, sotto la guida di Mirabetto, a Troina, Entella e
Centuripe, dove convennero anche i saraceni di Adernò. Nel 1225 furono sconfitti ed in
gran parte massacrati; i superstiti furono deportati e confinati a Lucera.
Durante il dominio svevo si verificarono per Adernò tre fatti
significativi: la città ed il suo castello divennero il covo della famiglia di
avventurieri dei conti Bartolomeo, che depredarono con violenza i beni della chiesa,
finché non furono vinti e banditi dallimperatore Federico nel 1209; la distruzione
di Centuripe, rispetto alla quale ancora Adernò non si era liberata da un senso di
inferiorità, e la deportazione dei suoi abitanti ad Augusta; la comparsa in città di un
accattone dal nome Giovanni Calcara, che, somigliantissimo a Federico II, faceva credere,
assecondato ed usato dagli interessati, di essere l'imperatore tornato dall'altro mondo
per invitare i popoli al ritorno all'obbedienza alla chiesa e la reazione di Filangeri,
che, constatando il pericolo che costui rappresentava per Manfredi, lo catturò e lo fece
impiccare a Catania assieme ai suoi seguaci.
L'imperatore Federico, comunque, pacificatosi con i messinesi
nel 1233, diede in "retturia" il casale a capitani di Messina, che divennero la
classe dominante (vedi il sostrato di cognomi messinesi come Crisafi, Galifi, Crisà,
Marullo, Milazzo, Di Salvo, ecc.). Adernò risentì molto delle lotte tra Angioini e
Svevi. Prima passò, come gran parte della Sicilia, sotto il governo di Carlo I d'Angiò,
poi di Corradino, fino a quando nel 1258 il Papa scomunicò Corradino e lo stesso fu
decapitato a Napoli. Capece, seguace di Corradino, si rifugiò a Centuripe, ma fu
assediato dagli Angioini ed alla fine fu catturato, accecato ed impiccato. Da allora
Adernò passò dalla dominazione della famiglia Lancia a quella della famiglia Maletta. Il
casale, che era stato fiorente al tempo dei Normanni, si ridusse, con gli Angioini, ad un
misero abitato in balia dei peggiori predatori. Il numero degli abitanti passò da circa
mille a circa trecento.
Tutto il periodo angioino e quello aragonese almeno fino a
Federico IV, detto l'Imbecille (1377), fu un graduale scivolamento verso l'anarchia per il
prevalere della prepotenza disgregatrice della nobiltà, che da un lato tendeva a togliere
potere ai sovrani a proprio vantaggio e dall'altro ad impedire la crescita della borghesia
commerciale e forense.
I "mastri artigiani" stavano dalla parte dei nobili e contro i piccoli contadini
ed i braccianti. Nonostante Pietro III fosse stato invocato come un liberatore, anch'egli
continuò a vessare le popolazioni con l'alibi di dover cacciare gli Angioini. Adernò
diventò feudo del cavaliere catalano Garzia De Linguida, ma nel 1286 fu concessa a Luca
Pellegrino, un funzionario del re Giacomo. La figlia di Pellegrino, Margherita, sposò
Antonio Sclafani di Palermo. Matteo Sclafani, figlio di Giovanni e Margherita Pellegrino,
fu nominato conte di Adernò e di Centorbe. Costui, uomo ricchissimo, fu pirata e mercante
di schiavi e divenne anche signore di Ciminna, Chiusa e Sclafani Fu, per altro, devoto del
monastero di S. Maria di Licodia, cui donò nove salme di frumento annuali. Dalla prima
moglie ebbe una figlia che diede in sposa a Guglielmo Raimondo Moncada; dalla seconda una
seconda figlia che diede in sposa a Guglielmo Peralta di Caltabellotta. Mentre abitava a
Palermo in un sontuoso palazzo, Adernò, povera ed indifesa, fu prima occupata da Roberto
d'Angiò e successivamente dai latini guidati da Ruggero Tedesco. Dopo essere sfuggito nel
1352 ad un agguato mortale, Matteo Sclafani morì due anni dopo. La sua morte scatenò una
contesa per la successione, che fu composta solo dopo 43 anni: i Peralta rinunciarono ai
loro diritti a favore di Guglielmo Raimondo III Moncada, che lasciò al fratellastro
Antonio (1355-1377) la contea di Adernò e Centorbe. In quel periodo i Papi Urbano X e
Gregorio XI con la scusa di togliere le interdizioni alle città siciliane imposero
tassazioni più che esose. Antonio Moncada lasciò la contea di Adernò al nipote Giovanni
Raimondo, che parteggiava per la regina Bianca.
Nel 1929 fu definitivamente chiamato Adrano.
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TURISMO
Oggi la struttura urbanistica di Adrano si presenta divisa in
settori :il settore centrale, presso il castello normanno, è il più antico ed ha una
pianta piuttosto regolare.
Lo sviluppo edilizio ha portato ad occupare interamente con le
abitazioni la zona compresa tra la Ferrovia Circumetnea e la statale catanese. Tutti i
settori recenti, anche se diversamente orientati, hanno una pianta a scacchiera.
Si può cominciare a visitare la città di Adrano partendo con
dal castello normanno, a pianta quadrilatera, costruito nel secolo XI nel tipico
schema dei donjons normanni dal Conte Ruggero, rimaneggiato nel 300 con
laggiunta dei bastioni e restaurato. Il suo aspetto è imponente e severo da vera
roccaforte e si struttura in più piani; al secondo piano si trova la Cappella della
Contessa Adelasia.
Ospita il museo archeologico con decine di migliaia di reperti
ritrovati nel territorio di Adrano, materiale preistorico della zona riferita alla cultura
di Castelluccio, un busto di divinità sicula e avanza classici della Adranon di
Dionigi.E sede anche dellArchivio Storico, artistico e letterario.
Allultimo piano del castello normanno, hanno sede un
piccolo museo dellArtigianato e la Pinacoteca, nella quale sono esposti
dipinti su tela, vetro e metallo, sculture di legno, alabastro, bronzo databili dagli
inizi del XVII agli inizi del XX secolo e una serie di opere di pittura e scultura
contemporanee di artisti adraniti e non.
Accanto al castello normanno, si può ammirare la Chiesa Madre,
di origine normanna, ingrandita tra il 1640 ed il 1656 e restaurata nel 1811. Dedicata
alla Vergine Assunta. Il progetto iniziale risale al XVI secolo, la cupola risale al 1700
e il campanile fu edificato a partire dagli inizi del 1900, ma fu eseguito in più riprese
e con varie interruzioni. Linterno della chiesa è a croce latina e a tre navate e
presenta varie opere darte con tema sacro, a partire dal polittico ligneo
rappresentante lEterno, la Sacra Famiglia, lIncredulità di San Tommaso ed i
Santi. La chiesa va ricordata anche per le sue cappelle, come quella dedicata al SS.
Sacramento e quella dedicata al Sacro Cuore.
In Via Roma, si può ammirare il complesso dellex
monastero e della Chiesa di Santa Lucia, fondato nel 1158 ma rifatto nel 1596, indi
ricostruito dopo il terremoto del 1693. Il prospetto della chiesa si dispone su tre ordini
riccamente decorati da eleganti lesene in pietra lavica e capitelli corinzi. La sua
costruzione fu patrocinata dalla nipote di Re Ruggero, Adelasia. Linterno dalla
forma ellittica conserva varie strutture come il Coro decorato sfruttando il celebre stile
rococò ed alcuni affreschi tra i quali si ricordano quelli realizzati da Olico Sozzi e
raffiguranti LImmacolata e San Carlo Borromeo e La morte di San
Benedetto.
Tra le chiese minori cittadine citiamo quella medioevale
dedicata a San Giovanni Evangelista, quella cinquecentesca dedicata a S.Antonio Abate e
quella dedicata a S.Maria del Rosario.
Ad ovest del centro abitato sono alcune colonne di un tempio e
un tratto della cinta di mura di Adranon.
Unaltra struttura degna di menzione è il
Ponte-Acquedotto di Biscari. La sua origine è più recente visto che la sua costruzione
fu voluta dal Principe Biscari nella seconda metà del 1700 per irrigare i campi del feudo
di Aragona. La struttura prevede un primo ponte caratterizzato dalla presenza di numerosi
archi ed un secondo ponte, antecedente per epoca al primo e caratterizzato dalla presenza
di cinque archi ogivali e che attraversa il fiume.
Pochi chilometri da Adrano si trova la centrale solare
Eurelios. E stata realizzata nellambito di un progetto di ricerca
dellallora CEE, grazie al contributo di un consorzio italo-franco-tedesco. La
centrale dopo una fase di sperimentazione durata dal 1981 al 1987 non è più utilizzata:
attualmente si sta invece sperimentando la produzione di energia elettrica a partire
dallenergia solare tramite pannelli fotovoltaici (costituiti da celle di silicio),
nellambito del progetto dellEnel di fornitura di energia ai rifugi di montagna
o edifici isolati.
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