CALTAGIRONE                 

INFORMAZIONE       - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT    INFORMAZIONE - CULTURA -       SPETTACOLO - SPORT   INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO -       INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT

 INFO

Caltagirone dista circa una settantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene. Conta circa 38.000 abitanti (detti “calatini”) e sorge in una zona collinare montuosa a 600 metri sopra il livello del mare.

Sita su un colle che si affaccia sulla valle del torrente omonimo, Caltagirone vanta una cospicua produzione di agrumi, uva, cereali e olive.

Rilevante è l’artigianato locale che produce splendide ceramiche artistiche nei colori verde, azzurro e giallo e maioliche che vengono esposte nell’annuale Mostra – Mercato dell’Artigianato che si tiene nel mese di giugno.

Fiorente è l’allevamento di ovini, caprini e bovini.

Il nome Caltagirone deriverebbe dall’arabo “Qalat – Jerun” che significa “Castello dei Sepolcreti” per la presenza in tutto il territorio di vaste necropoli.

Una tradizione millenaria profondamente legata alla storia di Caltagirone è la ceramica. Centinaia di artigiani, detti “cannatari” hanno perfezionato nel tempo la tecnica esecutiva e decorativa dando prova di grande originalità, conservando, tuttavia, i motivi moreschi e imponendo il proprio stile in tutto il mondo.

Caltagirone ospita una delle stazioni sperimentali agricole e all’avanguardia in Europa.

Dal 1965 è sede del Museo Regionale delle Ceramiche.

Tra i nomi illustri calatini si ricorda quello del grande democratico Luigi Sturzo.

  

 STORIA

Alcuni resti di un antico villaggio risalente al periodo neolitico, sul colle di Sant’Ippolito, e le necropoli risalenti al secondo millennio a.C. scoperte in contrada Montagna e in contrada degli Angeli, testimoniano la presenza umana in tempi remoti e per questo Caltagirone è considerata uno dei primi centri abitati della Sicilia. Fu anche colonia Greca e territorio di dominazione romana e bizantina.

Al periodo di dominazione araba si deve il nome della città che pare derivi da “Qalat Alghiran” che significa “Castello dei vasi”, per la grande attività artigianale che vi si svolgeva.

La presenza degli Arabi va ricordata soprattutto per l’introduzione di tecniche, forme e decori nuovi nella già consolidata attività artigianale legata alla produzione di vasi in terracotta, tecniche che rinnovarono una tradizione artigianale le cui origini possono risalire fino VII millennio a.C., epoca in cui l’uomo iniziò a costruire recipienti decorati con incisioni. Dopo un periodo di decadenza, nell’827 gli Arabi introdussero la ceramica policroma invetriata, tecnica tuttora in uso, e i tipici colori come il blu e il giallo.

Dagli Arabi la città fu liberata, temporaneamente, dai Genovesi nel 1030 e, definitivamente, con l’avvento dei Normanni nel 1090.

Per riconoscenza i calatini avrebbero adottato, nel petto dell’aquila del loro stemma che tiene tra gli artigli un osso di gigante, per significare l’antica origine, quello della grande repubblica marinara : lo scudo crociato rosso in campo bianco, sostenuto da due grifoni.

Dopo i Normanni, anche Caltagirone subì la dominazione degli Svevi e poi degli Angioini, che furono cacciati dall’isola in seguito ai Vespri Siciliani.

Seguì un periodo di servitù feudale tra il XIV e il XV secolo.

Nel 1542 fu danneggiata da un terremoto e nel 1693 subì gravissimi danni a causa di un evento sismico ben più forte del precedente.

La ricostruzione vide il fiorire delle caratteristiche dello stile barocco, come ad esempio la Chiesa di San Giacomo e la Chiesa di San Francesco d’Assisi.

Nel 1918 fu eletta a sede Vescovile.

 

TURISMO

 

Quando si passeggia per le strade di Caltagirone si ha la sensazione di camminare in un vero e proprio “museo all’aria aperta”.

Partendo dal centro storico, le due arterie principali di Caltagirone sono Corso Vittorio Emanuele e Via Roma.

Sul corso si affacciano bellissimi palazzi barocchi, tra cui Palazzo Gravina, e la basilica normanna di San Giacomo che ospita al suo interno preziose opere d’arte.

All’inizio di Via Roma, che dal centro storico porta alla città nuova, si trova il “Tondo Vecchio”. La Via è caratterizzata dalla presenza di diverse chiese e dalla balconata in ceramica policroma di Palazzo Ventimiglia.

La piazza del Municipio è il punto di incrocio delle due strade principali e su di essa si affaccia, oltre al Palazzo del Municipio, il Palazzo Senatorio (attuale Teatro Comunale e sede della Galleria Don Sturzo).

E’ proprio a Don Luigi Sturzo che è dedicato anche un Mausoleo, annesso alla Chiesa di San Salvatore. Nei pressi del Palazzo Senatorio, in piazza Umberto I, sorge il Duomo di San Giuliano. Attigua al Duomo vi è la Corte Capitanale, l’edificio più originale della città.

Tra le bellezze del luogo spicca il Bosco di San Pietro, la più ampia area boschiva naturale della Sicilia centro meridionale ricca di diverse specie di animali e vegetali. Dista circa venti chilometri da Caltagirone ed è vasta circa 2.200 ettari.

La Chiesa di San Giacomo fu fondata nel 1090 da Ruggero il Normanno. Fu ristrutturata in pieno rinascimento e per i lavori furono chiamati alcuni componenti della Famiglia Gagini.

Nel 1538 venne realizzato il portale della Cappella delle Reliquie, il cui arco è ora collocato nella Cappella del Santissimo Sacramento. Nel 1607 venne realizzato, invece, il portale principale di ingresso alla chiesa, con sopra lo scudo marmoreo con le armi della città, e l’ovale posto sopra la porta dell’antico battistero, che raffigura “L’Annunciazione”.

La chiesa crollò quasi del tutto con il terremoto del 1693. Rimasero in piedi solo l’abside e le due cappelle laterali di San Giacomo e della beata Lucia da Caltagirone.

Nel 1694 ebbero inizio i lavori di ricostruzione rispettando ciò che rimaneva dell’edificio precedente. Nel 1708 fu ultimato il campanile ed il prospetto venne ornato con due statue di pietra bianca. Le opere d’arte custodite all’interno sono rappresentate da due dipinti che oggi si trovano l’uno di fronte all’altro nell’abside, raffiguranti “Il martirio di San Giacomo” e “La Madonna di Odigitria”.

Il Tondo Vecchio fu realizzato nel 1776 in occasione dell’apertura dell’ex Via Carolina, ora Via Roma e della costruzione del ponte si San Francesco. Fu concepito come elemento di abbellimento per questo tratto viario ed è costituito da un emiciclo in pietra decorato da epigrafi e stemmi, al centro del quale si trova una vasca di pietra. Fu modificato dall’architetto Giovan Battista Nicastro di Caltagirone alla fine dell’ottocento e venne trasformato in un belvedere.

La villa comunale sorge su un vecchio colle attiguo alla città. I lavori prevedevano la piantagione di alberi e piante varie, nonché la realizzazione di opere murarie, in modo tale da delineare un primo esempio di giardino.

Nel 1848 venne proposto l’allargamento degli interventi con l’apertura di viali, l’introduzione di nuove piante e la realizzazione dell’impianto dei cancelli per custodire le statue e le altre decorazioni. Nel 1853 venne data alla villa la forma esagonale con sviluppo a doppia altezza. Nel 1860 venne intitolata a Vittorio Emanuele II:

Vari sono gli accessi alla villa, ma si distinguono tutti per interesse artistico: l’ingresso principale, in stile liberty, e quello in Via Roma. Il primo è caratterizzato dalla presenza di due statue che raffigurano la floricoltura e la frutticoltura. Il secondo, su Via Roma, è rappresentato dallo splendido Teatrino del Bonajuto attraverso il quale si può accedere anche al Museo Regionale della Ceramica, situato all’interno della villa stessa.

Si può accedere anche dal Viale Maria Josè o da un secondo ingresso in Via Roma, dal quale entrando si incontra la fontana dello scultore Camillo Camilliani realizzata nel XVII secolo e trasportata da Piazza del Municipio, dove era originariamente collocata.

Nella parte alta della villa si trova un piazzale al centro del quale si erge un grande palco musicale con struttura in cemento armato, con rivestimento in maiolica policroma in stile moresco e con la copertura coronata da un’aquila simbolo della città.

Il teatrino fu costruito nel 1792, su disegno dell’architetto Natale Bonaiuto. Ha piatna quadrangolare e struttura molto articolata: la parte terminale è costituita da un loggiato aperto con tre arcate e coperto da una volta a botte che si può raggiungere con rampe di scale che si alternano a sedili e terrazze. Una parte del loggiato crollò nel 1862 e venne successivamente ricostruita.

L’edificio noto oggi con il nome di Galleria Luigi Sturzo era in origine la sede del Palazzo Senatorio. Venne in seguito trasformato nel Teatro Comunale Garibaldi, in seguito ai danni provocati dalla guerra fu tenuto chiuso per diversi anni fino a quando nel 1960 venne trasformato nell’attuale Galleria. Nella parte posta sul porticato si può ammirare un grande pannello di ceramica, che rievoca la battaglia di Judica combattuta dai Normanni contro i Caltagironesi. Sulle pareti laterali sono raffigurati gli uomini illustri della città.

Nella parte concava si trova un mosaico che raffigura le arti e i mestieri di Sicilia. Al centro lo stemma di Caltagirone, sempre in mosaico e attorno ad esso gli emblemi delle nove province siciliane.

La Cattedrale è dedicata all’apostolo San Giuliano e fu eretta in epoca normanna fuori le mura del primo centro abitato. In origine il sagrato si apriva in una zona pianeggiante, nella quale si svolgevano i mercati e le fiere annuali particolarmente vantaggiosi per l’amministrazione della chiesa che costruiva e affittava le baracche.

A causa dei danni subiti per il forte terremoto del 1542, il consiglio comunale decise nel 1582 di costruire un’altra chiesa nello stesso sito, affidando i lavori all’architetto Francesco Zagarella. La nuova costruzione non piacque al Senato, che nel 1627 chiamò l’architetto Simone Gullì per la realizzazione di un nuovo progetto. Gran parte della chiesa venne demolita e la facciata principale venne ricostruita verso oriente. Durante il sisma del 1693, l’opera fu gravemente danneggiata e la ricostruzione venne affidata ad un altro architetto, Simone Mancuso, detto “u mastru” che con la collaborazione dell’intagliatore Montes riedificò la cupola e il prospetto principale, demolito nel 1838 perché pericolante e riedificato in stile liberty all’inizio del 1900.

Presenta due ordini architettonici : in quello inferiore si aprono tre portali; in quello superiore una grande finestra centrale decorata da colonne e da un arco, il tutto è coronato da un timpano. La pianta è a croce latina, a tre navate.

Il campanile venne inaugurato nel 1956. E’ ornato da maioliche di produzione locale e da una scultura che raffigura la Madonna Assunta.

All’interno della chiesa sono di particolare pregio : un antico crocifisso in legno nero posto a destra dell’abside nell’altre di San Giuliano, uscito indenne dal terremoto del 1693, la sottostante urna contenente il simulacro della Beata Lucia, il Cristo Morto (opera scultorea lignea contenuta in un’urna anch’essa in legno), che viene portato in processione per le strade cittadine il Venerdì Santo di ogni anno insieme alla statua della Madonna Addolorata. Si possono ammirare inoltre nel primo altare la “Raffigurazione di Sant’Eligio”, nel secondo “Santa Febronia”, nel terzo “San Giacomo” e nel quarto “La disputa nel Tempio”, la “Madonna della Mercede”, opera scultorea in marmo bianco, un coro ligneo dei canonici, il trono vescovile arricchito da pietre preziose e rare. Al periodo precedente il terremoto del 1693 risalgono quattro sarcofagi nei quali sono sepolti parroci dell’epoca.

La Cappella del Santissimo Sacramento spicca per la ricchezza di pregiati marmi e stucchi in oro zecchino, è ornata da un altare con ciborio monumentale realizzato nel 1888.

Particolarmente interessante è il battistero, chiuso da una cancellata in ferro battuto del 1844, con fonte battesimale in marmo sul quale si innalza una tela che rappresenta “San Silvestro che battezza l’Imperatore Costantino”.

Del complesso monastico di San Gregorio Magno, composto dalla chiesa e dal monastero, oggi si può ammirare la torre campanaria in pietra arenaria, che fu costruita nel 1738 dall’architetto calatino Don Nicolò Commendatore. E’ a base quadrata e si sviluppa per circa 30 metri in altezza, secondo sei ordini. I primi cinque accolgono una finestra ad arco per lato, mentre l’ultimo ordino accoglie due finestre coronate da un cornicione continuo che in corrispondenza di esse si articola come eseguendo un disegno ad arco.

Della chiesa si hanno poche notizie dopo il bombardamento del 1943. Ne sono rimasti pochi ruderi e gli altari rimasti vennero collocati in altre chiese.

Il palazzo dell’ex corte capitanale fu costruito nel 1587. Il terremoto del 1693 non vi apportò gravi danni. Il prospetto principale presenta un solo ordine inquadrato da paraste binate angolari, coronate dal fregio classico e dall’aggettante cornicione. La superficie del prospetto risulta scandita da portali e finestre dagli stili seicenteschi, elegantemente scolpiti in pietra da taglio.

Il Palazzo dell’ex officine elettriche domina tutta la Via San Giovanni Bosco. L’ingresso è individuato da un corpo a torretta che conclude da un lato l’edificio. La parte centrale è tripartita da un pilastro sporgente alla sommità che individua tre ampie finestre, anch’esse tripartite, ad arco ribassato.

Intorno alla seconda metà del settecento l’architetto Natale Bonaiuto fu incaricato di progettare il Monte di Pietà, noto anche come Monte di Prestamo o di Prestanza.

Successivamente, nel novecento, fu aggiunto il piano superiore ad opera di un architetto palermitano, G. Capitò.

Il prospetto, che domina la piazza Umberto, doveva essere concepito con un solo ordine di colonne corinzie su alti piedistalli aggettanti.

Il Palazzo dell’Aquila o della famiglia Interlandi dei principi Bellaprima fu acquistato dal comune e trasformato in municipio, quando il palazzo senatorio fu ritenuto troppo piccolo.

Il prospetto, realizzato nel 1872 dall’architetto Nicastro, è neoclassico e presenta tre ordini di colonne. Nel suo interno da notare l’ampia scalinata riccamente decorata che porta alla sala consiliare, il salone del consiglio comunale e al primo piano il salone di rappresentanza.

La fondazione della Chiesa del Santissimo Crocifisso risale al 1606. La costruzione attuale venne realizzata agli inizi del 1700 dopo che la precedente chiesa era stata distrutta dal terremoto del 1693. All’interno, l’impianto è a navata unica e si conclude nell’abside dell’altare maggiore, interamente realizzato in marmo. Al centro della composizione è collocata l’importante tela ad olio che raffigura San Filippo Neri.

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta anche del Purgatorio, fu eretta nella seconda metà del cinquecento di fronte all’attuale. Rimase danneggiata dal terremoto del 1693 e venne riparata a spese del comune.

Nel 1795 iniziò la costruzione della chiesa attuale, essendo il vecchio edificio ormai pericolante. I lavori della nuova chiesa, interrotti, furono ripresi nel 1829.

La chiesa presenta una pianta ad unica navata decorata da altari marmorei con tele ad olio della seconda metà dell’ottocento. Nel 1850 la zona presbiteriale fu separata dal resto della chiesa da una balaustra in marmo e nel 1860 fu inserita la grande macchinetta marmorea dell’altare maggiore, che comprende anche la tela del Sacrificio Eucaristico.

La facciata presenta un bel portale ed una finestra in pietra locale.

La Chiesa di Santa Maria di Gesù venne fondata nel 1422. Durante il terremoto del 1693 subì lievi danni, limitati al crollo del campanile, che fu, in seguito, riedificato nello stesso posto. La pianta è a navata unica con cappelle laterali. Fra le opere più significative che possiamo ammirare all’interno troviamo la statua marmorea della Madonna della Catena, la pala raffigurante “San Francesco che consegna le regole a Santa Chiara”, il sarcofago dei Monteleone.

La Chiesa di Santa Maria La Stella venne distrutta dal terremoto del 1693 e fu ricostruita nel 1800. Il semplice prospetto settecentesco della chiesa domina sul modesto slargo denominato “Corridoio Stella”. L’interno presenta ancora l’antico pavimento in ceramica decorata realizzato dai ceramisti locali Di Bartolo.

La Chiesa dei Miracoli era inizialmente dedicata a Santa Maria di Valverde. La chiesa venne ricostruita secondo le fattezze in cui oggi ci è pervenuta, a spese del Comune che commissionò anche la tela ad olio della Madonna. L’interno, a navata unica, è arricchito da stucchi e da altari marmorei. L’altare maggiore è in legno dorato.

Il complesso composto dalla chiesa e dal convento di Sant’Orsola fu ristrutturato nel 1911 per essere adibito a scuola elementare.

La Chiesa di Santo Stefano, cui era annesso anche il monastero, venne distrutta dal terremoto del 1693. Fu ricostruita a spese del comune nella seconda metà del settecento per essere riaperta al culto nel 1792. Dopo la soppressione del monastero avvenuta nel 1866, la chiesa passò sotto la giurisdizione del comune. L’interno presenta un interessante impianto centrico a croce greca.

La Chiesa di Sant’Agata, eretta nel 1576 per ordine del Vescovo di Siracusa, venne destinata ad oratorio della confraternita omonima dei ceramisti. Nel 1776 fu in parte ristrutturata e il prospetto fu allineato col nuovo Carcere Borbonico. Nel 1833 venne arricchita di stucchi e di un nuovo altare maggiore in marmo.

La pianta è ad un'unica navata con all’interno una decorazione in stucchi che scandisce le pareti e incornicia i diversi altari in marmo: ogni altare ospita tele ad olio tra cui quella della Madonna della Lettera, dono del Senato messinese nel 1799. All’interno è possibile ammirare anche opere scultoree di grande interesse come la Pila marmorea per l’acqua benedetta. Il prospetto rispecchia la divisione interna; la parte sommitale accoglie all’interno di un’ampia trifora le campane.

La Chiesa di San Bonaventura fu costruita nel 1631, qualche anno dopo la costruzione dell’annesso convento. Essa sorge su un pendio roccioso sito nella parte orientale della città, vicino alla “Porta del Conte”.

Durante il terremoto del 1693 crollò la volta reale e i muri perimetrali presentarono delle lesioni. Riaperta al culto nei primi anni del 1700, attraversò durante questo secolo, un periodo di profondo splendore divenendo un centro di intensa religiosità e molte famiglie nobiliari dell’epoca la scelsero come loro sepolcreto.

Nel 1860 il convento e la chiesa di San Bonaventura come altre chiese di Caltagirone passarono sotto l’amministrazione dello stato. Fu soltanto grazie all’operato di uomini come il Vescovo De Bono e Don Luigi Sturzo che nel 1916 la chiesa ritornò al patrimonio ecclesiastico, per essere restaurata e riaperta al culto.

La pianta è ad aula unica con cinque cappelle intercomunicanti per lato. Ogni cappella si apre sulla navata centrale attraverso un arco su lesene con capitelli di derivazione rinascimentale. Nella parte presbiteriale, l’abside conserva l’antico altare maggiore, con il paliotto del 1694, sormontato da una grande custodia sacramentale in legno intarsiato e dorato. Le pareti del presbiterio sono interamente decorate con affreschi raffiguranti Santi, Apostoli e Virtù. Tra gli affreschi maggiori si ricordano la “Gloria di San Bonaventura” e “La Crocifissione”. Nel prospetto sono incassati due pannelli policromi rappresentanti la Madonna della Salute e San Francesco d’Assisi.

Sul lato sinistro della chiesa troviamo la Cappella di San Pasquale Baylon, la Cappella di Sant’Anna, la Cappella di San Francesco, la Cappella di San Michele Arcangelo, la Cappella della Madonna della Salute.

Sul lato destro della chiesa troviamo la Cappella dell’Immacolata Concezione, la Cappella del Crocifisso, la Cappella di Sant’Antonio.

La Cappella di San Pasquale Baylon è la prima cappella a sinistra dell’ingresso e fu il sepolcreto delle nobili famiglie Russo e Barone Carmito. Ai lati dell’altare centrale ci sono due affreschi. Uno raffigura San Pasquale che in presenza di Santa Teresa viene nutrito da Gesù, l’altro affresco rappresenta San Pasquale aggredito e malmenato dagli ugonotti in Francia.

All’interno della cappella di Sant’Anna si possono ammirare interessanti opere pittoriche. Una di esse è la pala d’altare che raffigura Maria, Gesù, San Giovannino, San Giuseppe e Santa Elisabetta. A sinistra dell’altare si può ammirare un affresco raffigurante San Pietro che poggia le chiavi su un libro.

La Cappella di San Francesco fu il sepolcreto della famiglia Interlandi. All’interno la pala d’altare raffigura San Francesco che riceve l’indulgenza plenaria dal Cristo e dalla Vergine. A destra si può osservare la tela che raffigura San Cristoforo che porta sulle spalle il Bambin Gesù.

La Cappella di San Michele Arcangelo custodisce l’urna di Santa Chiara e la tela d’altare raffigurante San Michele Arcangelo.

La Cappella della Madonna della Salute, ricca di stucchi settecenteschi, fu realizzata per volontà della famiglia patrizia Longobardi di Schifardi che la scelse come proprio sepolcreto. All’interno dell’altare è collocata una statua di marmo della Vergine con il Bambino.

La Cappella dell’Immacolata Concezione custodisce la pala d’altare con l’immagine della Madonna con in braccio il Bambin Gesù, che trafigge con una lancia la testa di un serpente. Ai lati sono collocati i dipinti dei Dottori Francescani, San Bonaventura e Duns Scoto.

La Cappella del Crocifisso fu scelta come sepoltura dalle famiglie dei principi Rabbordoni e Bellaprima che furono i principali sostenitori dell’edificazione della chiesa.

La cappella presenta al di sopra di un paliotto d’altare in marmi policromi, il bellissimo crocifisso ligneo scolpito da Fra’ Umile da Petralia.

La Cappella di Sant’Antonio è dominata dal dipinto della Crocifissione.

Oltre alle cappelle della Chiesa, anche la Sacrestia si presenta ricca di opere d’arte.

Gli arredi lignei sono di altissima fattura, notevole l’armadio barocco decorato da lesene a treccia, lo scrigno (un mobile a sei sportelli in legno con numerosi cassetti, due dipinti raffiguranti la Crocifissione, la tela raffigurante Sant’Orsola, il dipinto con il Cristo risorto a sinistra della grande vetrata.

In seguito all’apparizione della Beata Vergine ad una fanciulla nei pressi di un piccolo pinte, venne eretta, nel 1573, la prima chiesetta di Santa Maria del Ponte. L’edificio, risparmiato dal terremoto del 1693, venne travolto da un’alluvione nel 1714.

La chiesa che si può ammirare è frutto di numerose ricostruzioni, a partire da quella del 1720 sino a giungere ai restauri del 1985.

La Chiesa di Santa Maria del Monte venne costruita intorno al XII secolo e abbandonò il titolo di San Nicola di Miri per assumere la nuova venerazione.

Il campanile arricchito dalla storica campana di Altavilla crollò durante il terremoto del 1542 e fu sostituito da un altro campanile. La chiesa fu nuovamente rasa al suolo dal terremoto del 1693 e venne ricostruita nel 1703. Il campanile fu realizzato dal palermitano Venazio Giuseppe Marvuglia e la storica campana fu collocata presso la porta centrale del tempio, sulla navata sinistra.

La pianta è a croce latina e a tre navate divise da colonne binate. All’interno possiamo ammirare una statua marmorea raffigurante la Vergine con il Bambino, l’immagine su tavola della Condomini, arredi sacri, l’Ostensorio d’argento al filetto.

La Chiesa, annessa al monastero delle Benedettine, fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693. La sua ricostruzione cominciata nel 1758, fu affidata all’architetto Nicolò Commendatore, ma fu portata a termine solo nel 1793.

Il prospetto è sovrastato dalla grande cella campanaria e segnato in basso da sei altre lesene corinzie che delimitano il grande portale in pietra.

L’interno è a pianta ottagonale ed è decorato con stucchi realizzati da maestri palermitani.

L’originario pavimento in ceramica è stato sostituito da un pavimento in marmo policromo.

Tra le opere custodite al suo interno possiamo ammirare una splendida statua della Madonna, una statua lignea di San Benedetto. In un mausoleo annesso alla chiesa si trova, dal 1963, la tomba di Don Luigi Sturzo, la cui immagine è scolpita sul sarcofago.

La Chiesa di San Pietro sembra esistere ancor prima del 1200. Di certo si sa che nel 1856 la facciata fu abbattuta a causa delle condizioni di degrado in cui versava. Nel 1937 il prospetto venne restaurato e sette anni dopo fu collocato il grande orologio sulla torre di sinistra. Il corpo centrale ospita la porta di bronzo realizzata nel 1987. Poco più in alto è posto un grande rosone al di sopra del quale un arco ogivale racchiude tre piccoli archi. A chiudere il corpo centrale è posta una croce in pietra. All’estremità delle due torri trovano posto quattro campane.  L’interno della chiesa ha una sola navata di forma rettangolare.

La volta della chiesa è decorata da quattro pitture a olio che raffigurano episodi della vita di San Pietro. Il pavimento che originariamente era in ceramica fu sostituito nel 1926 con piastrelle di cemento e poi nel 1973 con lastre di marmo. Nelle otto cappelle della chiesa si possono ammirare diverse opere d’arte, tra le quali si ricorda la statua della Madonna della Pace, la statua lignea di San Vito raffigurato come un guerriero, una tela ad olio raffigurante la Discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli, una statua in terracotta raffigurante Gesù seduto su uno sgabello.

La Chiesa dedicata a Santa Chiara è stata realizzata su progetto dell’architetto siracusano Rosano Gagliardi tra il 1743 e il 1748. La pianta è ellittica, fornita di cappelle, con l’altare e l’ingresso sull’asse maggiore. L’altare maggiore è in legno decorato con intarsi in argento, il paliotto presenta un disegno di archi decorati con intarsi in madreperla. Le cappelle presentano all’interno altari marmorei. La Cappella del Crocifisso presenta al di sopra dell’altare un crocifisso ligneo. Ai lati della stessa sono alloggiate le tavolette ceramiche rappresentanti la Via Crucis. Il pavimento è in ceramica decorata con le tonalità del blu, del verde e del giallo, ed è un rifacimento di quello originario.

In alto una statua della Vergine domina tutto lo spazio.

I gesuiti giunsero a Caltagirone intorno alla metà del cinquecento apportando grande impulso alla vita culturale della città. Il loro complesso conventuale, che trovò posto nel centro urbano, al fianco della Casa Senatoria, rappresenta il primo grande intervento rinascimentale nell’architettura di Caltagirone. L’edificio presentava all’origine un’ampia corte attorno alla quale erano predisposti i vari ambienti. Nel 1886, una nuova organizzazione funzionale degli spazi impostò la suddivisione dell’unica corte in due più piccole. Il cortile di sinistra fu decorato nella facciata da inserti ceramici e costituiti da dodici medaglioni n terracotta. Nel cortile di destra rimase lo schema originario degli archi in pietra arenaria.

Il terremoto del 1693 distrusse completamente la vecchia chiesa di San Francesco d’Assisi, risalente al 1236 della quale rimangono alcuni resti come il portale che si trova nella vecchia sagrestia, una finestra a sesto acuto e le finestre ogivali che possono essere osservate dall’abside. Dopo il sisma la chiesa venne ricostruita in stile barocco con una facciata di pietra a due ordini nel 1727. Il prospetto fu arricchito dallo stemma dei Francescani, da una statua dell’Immacolata, da una serie di simboli mariani. L’interno è molto semplice, ha una sola navata e cappelle con altari in marmo decorate da pitture realizzate su tela rappresentanti San Girolamo, Sant’Antonio da Padova, San Michele Arcangelo, San Francesco d’Assisi, San Vincenzo de’ Paoli, il Crocifisso e l’Addolorata.

Accanto alla Chiesa sorge l’antico convento dei Padri Conventuali, oggi adibito a Vescovado e a Seminario diocesano.

Nel 1773 la chiesa del Gesù fu affidata, con una parte del collegio, alle Carmelitane Scalze fino al 1876, anno in cui le suore furono trasferite nel Monastero del Santissimo Salvatore. Il resto del Collegio fu invece trasformato in Regia Accademia Ferdinando IV e successivamente adibito a sedi scolastiche di vario indirizzo. La pianta è a croce latina nell’unica navata con cappelle rettangolari ai lati che si aprono sullo spazio centrale con arcate in pietra intagliata. Ogni cappella accoglie al suo interno altari con intarsi di marmi policromi che fanno da base a splendide pale. L’altare maggiore incornicia la grande pala raffigurante la Circoncisione di Gesù Bambino. Il pavimento è in ceramica locale dipinta nelle tonalità del blu, mentre il soffitto ligneo è un rifacimento del 1955 di quello originario distrutto dai bombardamenti del 1943.

La Chiesa dei Padri Domenica, meglio conosciuta come Chiesa del Rosario, crollò a causa del terremoto del 1693 e fu ricostruita solo nel 1801.

La facciata è composta da una scalinata a due rampe che si uniscono davanti alla porta principale. Il prospetto è scandito dalla presenza di quattro grandi colonne con capitelli corinzi; sopra la trabeazione è una grande finestra con ai lati due colonne anch’esse con capitelli corinzi, sopra le quali poggia un grande timpano con al centro lo stemma dell’ordine domenicano. La pianta è rettangolare. L’originario pavimento venne sostituito nel 1963 con uno in marmi policromi. All’interno, sopra la porta, è una grande cantoria che custodisce un organo a canne. Al centro della volta si trova un dipinto ad olio che rappresenta San Domenico inginocchiato innanzi alla Santissima Trinità e alla Vergine e circondato dagli Angeli. Nel primo altare è posta una tela che raffigura San Tommaso mentre nell’abside si possono ammirare due tele rappresentanti San Domenico e Santa Rosalia. Nell’altare della Madonna è custodita la statua della Vergine del Rosario con il Bambino. La chiesa da alcuni anni è adibita ad auditorium.

La Basilica di San Giorgio fu fondata intorno al 1030 dai genovesi che nel XII secolo contribuirono alla liberazione di Caltagirone dai saraceni. Essa fu costruita fuori dal centro abitato, lungo le antiche mura della città come chiesa – fortezza. La chiesa, che subì gravi danni dal terremoto del 1542, fu quasi completamente distrutta da quello del 1693.

Il campanile venne subito riedificato secondo l’antico disegno, mentre la chiesa venne ricostruita e poi completata nel 1762 quando si arricchì di stucchi e degli affreschi. Tra le opere pittoriche più importanti si ricordano il Mistero della Trinità, la Sacra Famiglia, il dipinto di San Raffaele, il crocifisso ligneo del XIV secolo, resti dell’acquasantiera in marmo.

La chiesa dei Padri Cappuccini fu costruita nel 1585 con fondi stanziati dal comune, accanto alla Chiesa della Madonna di Odigitria. Fu una tra le chiese di Caltagirone a subire pochi danni dal terremoto del 1693. La chiesa fu realizzata secondo lo stile semplice e austero dei figli di San Francesco. Il prospetto principale è del tipo “a capanna” e riprende la divisione interna della chiesa stessa. Al centro è il portale d’ingresso sormontato da una finestra con stipiti in pietra. La pianta è ad unica navata, scandita nelle pareti laterali da due arcate per lato, in ognuna delle quali trova alloggio un altare. Nella prima rcata a sinistra, è collocato all’interno di un vano esagonale il reliquario realizzato da Padre Innocenzo. In fondo, sull’altare maggiore, si trova un grande trittico con la pala centrale che rappresenta la Madonna dell’Odigitria, mentre ai lati tele raffiguranti San Felice da Cantalice e la Beata Lucia da Caltagirone.

Il pavimento non è più quello originale in ceramica dipinta, essendo stato sostituito da uno in marmo. Tra le opere custodite all’interno possiamo ammirare la tela del Cristo deposto dalla Croce, la tela della Gloria delle Santissimi Vergini e la Gloria dei Santissimi Confessori. Sono inoltre preziose le due custodie del Santissimo Sacramento e un’altra opera pittorica molto interessante, la Porziuncola.

La Chiesa di San Giuseppe fu edificata dal Comune nel 1572, quando venne deciso di costruire una nuova chiesa da dedicare a San Giuseppe nel sito della precedente chiesa di Santa Barbara. La nuova chiesa disponeva anche di una cripta per le sepolture dei fedeli. Completamente rasa al suolo dal terremoto del 1693, la chiesa fu ricostruita sullo stesso sito solo nel 1746. La chiesa presenta una pianta centrica, lungo l’asse principale sono collocati l’ingresso e l’altare maggiore posto all’interno di un vano cupolato. In corrispondenza degli altri assi si aprono quattro cappellette semicircolari, che accolgono ciascuna un altare.

Il carcere borbonico fu costruito tra il 1782 e il 1798 nel luogo in cui sorgevano le officine dei ceramisti ai quali venne assegnato in cambio, per la costruzione delle nuove officine, un terreno a Sant’Orsola. Si tratta di un edificio a pianta quadrata, di gran mole, molto compatto ed elegante. Fu testimone di importanti eventi storici come ad esempio i tumulti contro i giacobini. Rimase destinato a carcere fino al 1890, in seguito, nel 1899 fu adibito a Monte di Pietà, subendo gravi manomissioni. Infine è diventato sede del Museo Civico, la cui fondazione ufficiale si fa risalire al 1914 ad opera di Don Luigi Sturzo.

Nel 1606 la parte antica della città venne collegata a quella moderna attraverso una scalinata che superava la grande diversità di livello, esistente tra le due parti. In origine, il progetto prevedeva lo sviluppo delle rampe secondo un disegno articolato di sbalzi. Venne realizzata l’unica scalinata che oggi ammiriamo con i suoi 142 gradini che conduce, dalla Piazza del Municipio, direttamente alla chiesa di Santa Maria del Monte. Solo nel 1954, la scalinata assunse il suo aspetto attuale : ogni gradino venne decorato con ceramiche maiolicate, dipinte secondo la tradizione locale.

I Musei Civici sono la testimonianza del notevole spessore socio – culturale di Caltagirone. Le collezioni si articola nella sezione archeologica, Pinacoteca e raccolta storica del Museo.

Un altro luogo culturalmente rilevante è la Mostra Civica Naturalistica, sita nelle sale settecentesche dell’ex monastero e della Torre di San Gregorio. Conserva collezioni private provenienti da tutta la Sicilia ed in particolare dal territorio calatino.

Importante è anche il Museo delle Ville Storiche, realizzato nelle sale della Villa Patti, inserita nel suggestivo contesto delle ville e parchi sette – ottocenteschi intorno al Convento di Santa Maria di Gesù.

Ma è il Museo della Ceramica che testimonia meglio la particolarità della storia e della cultura di questa terra, attraverso l’esposizione delle opere artistiche più interessanti della produzione artigiana calatina.

 

NUMERI UTILI

  • Municipio - tel. 0933 / 41111

 

FOTO

MUNICIPIO DI CALTAGIRONE

PONTE SAN FRANCESCO

 

SCALA SANTA MARIA

 

FESTE ED EVENTI

Numerose sono le manifestazioni, religiose e non, che si svolgono in città evidenziandone l’aspetto barocco e scenografico. Tra tutte vengono segnalate “L’Infiorata”, allestita la penultima domenica di maggio e consistente in un grande disegno realizzato con vasi fioriti lungo i 142 gradini della Scala di Santa Maria del Monte in onore della Madonna della Condomini che si festeggia il 31 maggio con la “Rusedda”, la processione cui partecipano i carri siciliani e i trattori addobbati.

Altre celebrazioni : la festa del Patrono, San Giacomo, il 25 luglio, che è la festa religiosa più importante della città, con messa solenne, processione e corteo storico del Senato Civico in costumi settecenteschi; la Rievocazione storica dell’ingresso del conte Ruggero il Normanno a Caltagirone, con la quale si ricorda un momento importante per l’isola e la città, legato alla fine della dominazione araba e l’avvento di quella normanna; la Scala Illuminata, che viene realizzata il 24 e 25 luglio disponendo lungo la Scala di Santa Maria del Motne secondo un disegno che cambia ogni volta, circa 4.000 cilindri di carta colorata con lucerne ad olio che, accese nel buio della notte, formano un tappeto di tremule luci.

Durante il periodo natalizio, Caltagirone diventa la “città del presepe” con allestimenti di presepi di ceramica nelle botteghe e mostre in cui si espongono presepi in terracotta di moderna produzione e di maestri del passato.

 

 

                

Paesi Etnei Oggi