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TURISMO
Di notevole rilevanza
architettonica sono la Chiesa della Madonna delle Grazie, la chiesa
di San Francesco d’Assisi, la Chiesa di Santa Maria del Rosario.
Nelle zone limitrofe al paese si
trova un’importante area archeologica detta “Monte Judica” in cui
sono stati rinvenuti numerosi resti di un insediamento greco del V°
secolo a.C.
La Chiesa Madre è dedicata alla
patrona del paese, Santa Maria delle Grazie, e risale ad un periodo
antecedente al diciannovesimo secolo.
La costruzione si erge solitaria
lontana dal centro abitato. Essa venne infatti realizzata
sull’altopiano che sovrasta la valle del fiume Ogliastro, vicino
alle pendici del Monte Judica.
L’edificio nel tempo fu oggetto di
diversi restauro, come del resto la maggior parte delle chiese di
questi luoghi.
Nel 1892 fu infatti ingrandita a
spese dei fedeli del posto. Nel 1931 venne nuovamente restaurata per
riparare i danni derivanti dalle intemperie.
All’interno custodisce ancora oggi
gran parte degli arredamenti originali: tra questi, di particolare
interesse artistico risultano essere le statue in legno, opera di
ignoti, raffiguranti San Giuseppe, la Madonna delle Grazie e Sant’Antonio
da Padova.
Degne di menzione sono anche le
mura di origine greca che costeggiano la chiesa, testimonianza del
passaggio di questo grande popolo in Sicilia.
Oltre ad avere un notevole
interesse naturalistico e paesaggistico, Castel di Judica riveste
una grande importanza dal punto di vista archeologico in quanto sede
di un centro indigeno con resti di abitazioni che superano i due
metri di altezza.
Collegata a questo abitato è la
necropoli individuata ai piedi del versante sud – est del monte con
numerose tombe di varia tipologia. Le più comuni sembrano quelle del
tipo a cappuccina e le semplici fosse rivestite di blocchetti e
lastre in pietra. Già nei primi anni del novecento il sito fu
oggetto di alcuni sopralluoghi da parte del grande archeologo Paolo
Orsi, che pur rilevando la presenza di una necropoli e di un abitato
composto da “casette rettangolari a pochi vani” avendo raccolto
pochi materiali databili tra l’VIII e il III secolo a.C., viste
anche le difficoltà logistiche e la scarsità dei rinvenimenti,
decise di non condurre più nessun’altra indagine.
Alcuni saggi effettuati sulla
sommità del monte hanno portato alla scoperta, in seguito, di alcune
porzioni di un abitato indigeno di età arcaica organizzato secondo
un impianto urbano irregolare, ma adattato ben alle condizioni
geomorfologiche del sito.
Fra le strutture messe in luce vi è
un edificio, formato da tre vani con piano di calpestio costituito
da un battuto di argilla e muri ben conservati, che ha restituito
statuette e ceramiche databili alla fine del VI° secolo a.C.
Altre due abitazioni appaiono
invece allineate lungo la strada e sono dotate di cortile e
cisterna.
I resti delle abitazioni, protetti
da recinzioni, sono ben visibili e meritano la scalata sulla sommità
del monte.
A circa cinque chilometri da Sferro
(frazione di Paternò) e ben visibile dalla strada provinciale,
rilevante è il monte Turcisi (alto circa 303 metri) . Tracce di
frequentazione umana sembrano risalire al paleolitico anche se
documenti certi appartengono all’età del rame e del bronzo antico.
In ogni modo, Monte Turcisi è noto
per la presenza di un “phourion” greco, un insediamento fortificato
con poderosa mura, conservate per la lunghezza di 140 metri e in
alcuni punti alte circa 4 metri, realizzate con enormi blocchi di
pietra calcarea.
Cinque cisterne per la raccolta
dell’acqua assicuravano una riserva idrica sufficiente al
fortilizio, mentre una porta di tipo “sceo” contribuiva a rendere
più sicura la costruzione.
La costruzione del “phourion” è
databile all’età arcaica (tra il 550 e il 500 a.C.) e può essere
considerata come un avamposto greco, atto a controllare il
territorio tra il Simeto e il Dittaino, abitato da popolazioni
indigene.
Nel seicento l’area della fortezza
venne occupata da un edificio religioso oggi completamente in
rovina.
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