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TURISMO
Visitare Castiglione significa
ammirare un ricchissimo patrimonio storico – culturale risalente ad
epoche e denominazioni diverse, ognuna delle quali ha lasciato
testimonianze di inestimabile valore.
Tutti lasciarono qualcosa della loro
cultura facendo prosperare nello stesso tempo la città: il Castello
si arricchiva di nuove fortificazioni e si costruivano chiese e
palazzi grazie alla ricchezza proveniente dalla coltura e dalla
lavorazione del lino e dalla coltivazione delle nocciole.
Pochissime sono le tracce del
periodo romano, ad eccezione di quanto rinvenuto nella Chiesa di San
Marco.
La parte più antica è la “Fontana
Vecchia”, chiamata dai Romani “Fons Comenarum”, e che in epoca
cristiana prese il nome di “Santa Barbara”.
La città conserva, infatti, ancora
le tracce del suo passato storico, a partire dai ruderi di
un’acropoli greca, di un piccolo tempio rustico bizantino, di una
torre saracena e di un castello normanno. Il fascino cittadino è
sicuramente costituito anche dalle reminescenze medioevali che hanno
saputo resistere al terremoto del 1693. Così possono essere ammirati
l’impianto urbanistico, risalente all’epoca citata, costituito da
strette vie che conducono alla piazza cittadina principale, Piazza
Lauria ed il ponte medioevale che attraversa il fiume Alcantara.
Il giro turistico può iniziare dal
Castello che domina questo borgo dall’alto dello sperone di roccia
tufacea cui è retto e che è parte integrante dell’edificio stesso
anche se ne restano solo pochi ruderi. La posizione del maniero come
detto in precedenza è stata in passato punto di avvistamento sin
dall’antichità. Fu ingrandito dai Normanni che costruirono tre
roccaforti, che costituivano tutto quel complesso militare attorno
al quale sorse di seguito il paese, poi circondato da alte mura
difensive.
Il Castello nel Medioevo, collegato
alla roccaforte del Castelluccio e ad un avamposto identificabile
con la Chiesa di San Pietro era messo in comunicazione da passaggi
sotterranei, che giungevano, si dice, sino al Canonizzo. I vari
quartieri del castello assumevano funzioni diverse. Vi era la parte
più nobile riservata al castellano, le scuderie, i fienili, le
abitazioni per i servi e gli addetti alla manutenzione, le stalle,
le carceri, le cisterne per conservare l’acqua piovana o per
nascondervi vettovaglie e suppellettili durante gli assedi. C’era
anche un locale, detta Solecchia, che si ritiene fosse la Zecca dove
si coniavano le monete.
Accanto al castello sorge una delle
chiese di maggior pregio fra quelle di Castiglione: la basilica
della Madonna della Catena.
La costruzione di questa chiesa ebbe
inizio nel 1655, in seguito ad una frana che interessò l’antica
chiesa e posta appena fuori il paese lungo il torrente San Giacomo,
all’interno della quale era fiorita la devozione verso la Madonna
della Catena, giunta a Castiglione quasi subito dopo il miracolo
avvenuto a Palermo nel 1392.
La sua piccola costruzione venne
ampliata ed abbellita, tra la fine del XVII secolo e la metà del
XVIII con una monumentale facciata barocca, realizzata da
Baldassarre Greco in pietra arenaria di Siracusa. Da notare il
portale a colonne tortili e due nicchie che accolgono la statua di
San Filippo (a destra, del 1744) e quella di San Giacomo (a
sinistra, del 1709).
Tra il 1860 e il 1880 l’unica navata
della chiesa è stata trasformata a croce latina e coronata di
un’imponente cupola. Agli inizi del 1900 fu ancora modificata ed
ingrandita, assumendo l’attuale forma a croce greca. All’interno vi
si trovano pregevoli opere d’arte, tra cui un crocifisso ligneo del
XVIII secolo, Santa Margherita Maria Alacoque del 1890, San Marco
Evangelista e una Pentecoste realizzata nel 1779, oltre a splendidi
stucchi ad opera di Giovanni Pannucci realizzati tra il 1886 e il
1889.
Sull’altare maggiore si trova una
statua della Madonna della Catena realizzata in marmo di Carrara e
fu scolpita probabilmente da Giacomo Gagini nel 1453.
In onore della Madonna si svolge
ogni anno una sontuosa festa, che è tra le più sentite nell’Alta
Valle Alcantara. Nel XVII e XVIII secolo essa si svolgeva il giorno
successivo a quello di San Giacomo, cioè il 26 luglio, mentre dal
1784 si celebra la seconda domenica d’agosto.
Altre chiese importanti sono
senz’altro la Chiesa Madre dedicata a San Pietro. La Chiesa dei
Santissimi Pietro e Paolo sorse su basi già esistenti, su uno dei
quattro castelli. Fu edificata nel 1105 e la tradizione vuole che
sia stato il Gran Conte Ruggero d’Altavilla, autore della grande
costruzione. Insieme alla Chiesa di San Benedetto e all’orfanotrofio
Regina Margherita costituisce una grande triade ecclesiastica.
Molti benefattori si sono prodigati
nel corso dei secoli per arricchire la Matrice di oggetti preziosi,
arredi sacri, paramenti ed opere d’arte.
Entrando dalla porta principale si
possono subito notare quattro grandi tele, poste sugli altari
laterali.
La prima raffigura la madre di
Zebedeo che chiede a Gesù di far sedere nel Regno dei Cieli i figli
Giacomo e Giovanni. La seconda raffigura la Conversione di San
Paolo, la terza il Vescovo San Biagio, la quarta l’Immacolata.
Sopra l’arcata della navata centrale
è stato realizzato nel 1951 un affresco che raffigura Gesù nell’atto
di consegnare le chiavi a San Pietro. Sono da ricordare, oltre al
fonte battesimale, i pregevoli ritratti degli arcipreti e dei preti
più illustri di Castiglione, collocati in sacrestia sopra un
pregevole mobile settecentesco, nonché la meridiana, unica esistente
nella valle dell’Alcantara, costruita dall’astronomo palermitano
Temistocle Zona nel 1882.
Tra gli altri siti religiosi occorre
visitare la Chiesa delle Benedettine, la chiesa dedicata a Sant’Antonio
Abate con una splendida cupola bizantina che conserva un altare in
marmo policromo, la Chiesa di Santa Domenica di tipico stile
bizantino, la chiesa cassinese di San Nicola.
La Chiesa di San Benedetto con
l’annesso monastero venne fondata intorno al 1390 e dopo due secoli
circa venne soppresso. L’attuale edificio, che per la sua ampiezza è
tra le più importanti costruzioni di Castiglione, fu opera del
sacerdote Giuseppe Coniglio, il quale contribuì ad ingrandire e
migliorare l’impianto del convento che esisteva.
Custodisce all’interno una splendida
tela che raffigura la Madonna col Bambino, un bolo in legno del
1750. Nella parte inferiore di esso sorse, dopo la soppressione
delle corporazioni religiose, un orfanotrofio femminile affidato
alle Suore di Sant’Anna.
La Chiesa di Sant’Antonio Abate si
trova in quella che un tempo era denominata la “piazza dei Notai”.
La sua costruzione iniziò nel 1601 quando la vecchia chiesa, che
sorgeva nei pressi del torrente San Giacomo ed era stata rovinata da
una frana. Mancando i mezzi per realizzarla, i rettori pensarono di
ricorrere ai contributi di persone devote e soprattutto dei
componenti della confraternita delle Anime Sante del Purgatorio,
costituita nel 1605, in breve sciolta e sostituita da quella di
Sant’Antonio Abate.
Alla fine del 1600 la chiesa fu
abbellita ed arricchita soprattutto con marmi a mosaico eseguiti da
Tommaso Amato e da tele del Tuccari, pittore di Messina.
Il campanile spicca con la sua
cupola a bulbo rispetto al resto della chiesa. L’interno della
chiesa, ad una sola navata, con una cappella laterale, custodisci
preziosi mosaici. Bello l’altare maggiore, dove spicca il medaglione
del paliotto che raffigura Sant’Antonio Abate.
Pregevoli lo stupendo tabernacolo,
le colonne tortili e le lesene laterali, oltre alle due piccole
mensole ai lati che tratteggiano un pappagallo che mangia dei frutti
e scene di caccia. Alcune tele rappresentano la vita del santo. Tra
le altre opere d’arte da ammirare la statua in legno di Sant’Antonio
e il pulpito – confessionale in legno ornato con molti fregi ed
incisioni.
La Chiesa di Santa Domenica” è
un’antichissima chiesa basiliana di stile e costruzione bizantina.
Fu eretta tra il 775 e i primi dell’ottocento. La struttura è a
croce greca con pianta quadrata, ma divisa da quattro pilastri in
tre navate. La copertura è fatta con tre sistemi diversi. E’ detta
“Cubola” o “Cuba” per la particolare forma della copertura.
L’edificio presenta attualmente due
ingressi sul lato occidentale : uno centrale, l’altro in
corrispondenza della navata sinistra. All’interno, nelle pareti del
presbiterio rimangono avanzi di affreschi.
La Chiesa di San Nicola, oggi ancora
esistente sulle rive del fiume Alcantara, già nel 1338 fu oggetto di
visita per mille cittadini provenienti da Agira. Sorse in epoca
normanna, fu cappella del monastero dei monaci cassinesi che vi si
erano stabiliti. Al suo interno custodisce affreschi appartenenti
all’arte iconografica bizantina.
La Chiesa di San Marco un tempo era
una delle tre parrocchie di Castiglione insieme a quelle di Santa
Maria e San Pietro.
All’interno custodisce alcune
preziose tele, un pregevole confessionale, alcuni affreschi, stucchi
barocchi. Di un certo rilievo è la notizia che questa chiesa
possieda un’urna mortuaria, poi trasformata in fonte d’acqua
benedetta.
La Chiesa di Santa Maria Maggiore un
tempo ebbe il ruolo di chiesa matrice di Castiglione. Il suo interno
custodisce il pregevole altare di Maria Santissima del Rosario,
diverse pitture tra le quali “La Vergine che porge il Bambino a San
Gaetano” e “Il Transetto di Maria Santissima”.
La Chiesa di San Vincenzo è ciò che
rimane dell’edificio che formò l’Abbazia della Trinità, ultima
abitazione dei Cassinesi in Castiglione.
Attualmente è proprietà privata
insieme al fondo su cui sorge.
La chiesa della Madonna di Lourdes
si trova alle porte della città.
La Chiesetta di Maria Santissima del
Carmine era dedicata in passato a San Martino. In epoca bizantina fu
la chiesa matrice di Castiglione. Nel 1569 col sorgere del Convento
dei Carmelitani appoggiato a questa chiesa, venne rifatta totalmente
e dedicata a Maria Santissima del Carmelo. Gli affreschi della volta
raffigura l’apoteosi della Vergine del Carmine e figure del Vecchio
Testamento.
Da non dimenticare la Torre,
chiamata “U Cannizzu” di forma cilindrica e simbolo di Castiglione.
Una parete a strapiombo e frammezzata da stretti passaggi tra
blocchi d’arenaria, diverse grotte di origine eolica, che un tempio
ospitavano uomini e ora solo animali. La torre appare imponente ed è
leggermente più larga alla base. La sua origine risale tra il XII e
il XIV secolo. Si trovava fuori le mura di cinta della città e fu la
prima roccaforte ad essere espugnata da Federico II re di Sicilia,
quando nel 1301 conquistò il feudo, togliendono a Ruggero Di Lauria.
Essa faceva parte di una fortificazione più complessa ed aveva la
funzione di posto vedetta. Da quella posizione, si domina l’intera
valle dell’Alcantara.
Un aspetto naturalistico di notevole
importanza è costituito nel territorio dalle Gole dell’Alcantara,
lunghe circa mezzo chilometro e presentano delle belle pareti di
basalto alte anche 50 metri scavate dall’acqua che sembrano formare
un canyon. Le colate laviche uscite dalle bocche del vulcano un
milione di anni fa, le creste dentellate che formano le pareti
rocciose a forte pendenza e le acque freddissime del vecchio fiume
hanno reso famose le Gole in tutto il mondo.
Su una grande distesa di verde
vicinissima ai piedi dell’Etna sorge “Il Picciolo”, un superbo campo
da golf a 18 buche, unico complesso sportivo esistente nel suo
genere sull’isola, attrezzato con ogni possibile comfort.
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