FIUMEFREDDO                       

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 INFO

Il comune di Fiumefreddo sorge lungo la strada statale 114 Catania – Messina. Il comune conta circa 10.000 abitanti (denominati fiumefreddesi). Sorge in una zona collinare posta a 62 metro su livello del mare e dista circa una quarantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene.

Fiumefreddo vanta una buona produzione di agrumi e ortaggi, che si possono gustare ogni anno nella Fiera che si tiene nel mese di febbraio.

Nell’artigianato spiccano gli oggetti lavorati in ferro battuto.

Il tratto di tre chilometri di costa che ricade nel comune è completamente immune da fenomeni di abusivismo edilizio, le acque del mare fresche, incontaminate e sempre balenabili. Un ponticello ottocentesco in pietra lavica costituisce il confine con la spiaggia di San Marco.

Fiumefreddo di Sicilia è stata denominata “Città del volo” perché al confine tra il suo territorio e quello di Calatabiano è situato il campo di volo per ultraleggeri, nonché meta di sportivi di ogni parte del mondo, punto di partenza e di esercitazioni.

 

 STORIA

Il nome Fiumefreddo deriva dall’omonimo fiume caratterizzato dalle acque gelide provenienti dalle nevi sciolte dell’Etna.

L’appellativo di Sicilia fu aggiunto nel 1682 per distinguerlo dalla cittadina di Fiumefreddo Bruzio, che si trova nella provincia di Cosenza.

Poche sono le fonti scritte antiche che parlano del territorio di Fiumefreddo.

Il territorio fu teatro degli scontri tra i servi guidati da Euno e i soldati romani nel 135 a.c. e nel 103, dopo la sollevazione capeggiata da Atenione.

In età normanna vi era una chiesa detta di “San Giovanni di Fiumefreddo” che il conte Ruggero donò al vescovo Giacomo Mennuges con tutti i suoi terreni circostanti. Alla sua morte passò ad Angerio, vescovo di Catania. I vescovi successivi conservarono il feudo per tutto il XII secolo. La Sicilia ben presto passò in mano agli Svevi e con le lotte che seguirono al tempo di Federico II, il vescovado di Catania perdette il territorio.

Dopo la ribellione del 1282, il feudo appartenne all’ammiraglio Ruggero Di Lauria, ma quando venne dichiarato quest’ultimo quale traditore, il territorio di Fiumefreddo gli fu tolto e assegnato a Symon Fimetta.

Il primo nucleo abitativo sorse nel 1400 intorno ad un casale di proprietà della famiglia Parisio. Nel 1592, Don Giovanni Pietro Cottone, signore di Fiumefreddo, vendette il feudo ai nobili Gravina Cruyllas, già proprietari del feudo di Calatabiano, che incrementarono il popolamento e l’economia del paese.

Nel 1600 cominciarono a sorgere, nell’attuale contrada Castello, delle abitazioni che formavano un primo piccolo nucleo, preludio di quello che è l’attuale comune.

Dopo quasi un secolo, il feudo, passato nel frattempo ad altre nobili famiglie, ritornò ai Gravina.

Infatti, durante la rivolta del 1674 gli Arezzo persero la signoria di Fiumefreddo, acquisita nel 1666, per essere poi ceduta ai Mancuso e ai Lazzari.

Nel 1726, Francesco Federico Gravina, principe di Palagonia e barone di Calatabiano, discendente di Girolamo Gravina, ricevette l’investitura della baronia di Fiumefreddo.

Il territorio fu governato da questa nobile famiglia sino all’abolizione del regime feudale.

Durante questo baronato sorsero diversi nuclei abitativi.

Nella seconda metà del settecento, lungo quella che è oggi la strada statale che collega Catania e Messina, sorsero alcune case e botteghe gestite nell’interesse del Principe di Palagonia. Il nuovo gruppo di abitazioni fu chiamato “Putieddi” (botteghelle) e intorno ad esso si formò quello che ora è il centro del paese.

Nel 1798, la popolazione di tutto il feudo contava circa 500 abitanti e fu chiesta l’elezione a comune. Con decreto reale nel 1801 fu istituito il comune di Fiumefreddo.

Nel 1831 si abolì la macerazione del lino, che si svolgeva nel luogo detto “URNI” nei pressi di Fiumefreddo. Migliorarono le condizioni igienico – sanitarie.

Poi, non si ebbero più notizie precise dalla seconda metà dell’ottocento se non all’avvento dei moti carbonari, allo sbarco di Garibaldi a Marsala nel 1860.

Nel 1930, per ciò che riguarda le istituzioni scolastiche, si inaugurò il primo edificio scolastico e la Direzione Didattica. Tra il 1955 e il 1956 anche nei quartieri funzionarono cicli di scuola primaria fino a raggiungere una sezione di classi al completo.

Oggi si trovano diverse scuole materne ed elementari. E’ presente, inoltre, la scuola media statale “Giovanni Verga” istituita nel 1961.

Un’istituzione privata cattolica è l’Istituto Sacro Cuore, retto dalle suore di Santa Giovanna Antida.

 

TURISMO

Da visitare sono la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria Immacolata, il Palazzetto Diana ricco di intarsi in pietra lavica, il Castello degli Schiavi (fatto costruire dalla Famiglia Gravina nel 1700 sui resti di un’antica villa romana), il monumento ai Caduti,  la chiesa di San Vincenzo Ferreri, il Palazzo Corvaja, la Chiesa di Maria SS del Rosario, il casale Papandrea, la riserva naturale del fiume Fiumefreddo, la contrada “Torrarossa”.

La Chiesa Madre, intitolata a Maria Santissima Immacolata, è ubicata nella centralissima piazza omonima. Fu eretta a parrocchia nel 1901 e accoglie al suo interno un pregevole organo dei primi del novecento.

La Chiesa di Maria Santissima del Rosario, la più antica del paese, è ubicata nel quartiere Castello. Voluta dal Principe di Palagonia nel 1612, inizialmente era dedicata a San Giuseppe. Oggi la Chiesa è stata ricostruita con uno stile architettonico diverso da quello iniziale.

Il castello degli Schiavi presenta al suo ingresso un imponente cancello di ferro sovrastato da un arco in pietra lavica alle cui estremità superiori è possibile ammirare una maschera che raffigura un volto arrabbiato. L’arco presenta decorazioni che alternano pietre spianate ad altre aventi una piramide rialzata al vertice. Il muro che affianca il portico conserva ancora i cappi in pietra lavica dove una volta venivano legati i cavalli.

L’edificio ha un prospetto inclinato. Il giardino circostante è assai ampio, fornito di un pozzo proprio e ricco di piante di varia natura che lo rendono molto spettacolare.

Accanto alla costruzione, troviamo i magazzini, le stalle e la dimora del guardiano.

Il castello si presenta su due livelli.

Quello inferiore è dedito alla conservazione di quanto prodotto nel fondo limitrofo ed è privo di luci. Fa tutt’uno con lo scantinato. Non sembra esserci traccia di palmento.

Quello superiore è adibito all’abitazione dei proprietari. Si compone di otto stanze piene di oggetti pregiati riconducibili all’alto tenore di vita signorile, tra i quali splendidi dipinti raffiguranti tra l’altro lo stemma dei Gravina in toson d’oro di Spagna, testi antichi, elegante mobilia in tipico stile ottocentesco, un pianoforte e porte bianche del settecento.

L’ingresso del piano terra è delimitato da una porta centrale molto alta, circoscritta da una cornice in pietra lavica e con una luce al vertice. Il piano superiore presenta un meraviglioso balcone centrale con una ringhiera bombata e tre lampade pendenti. La porta di questo balcone è bordata di pietra lavica decorata con varie maschere e affiancata da due grandi finestre, allineate con quelle sottostanti. Ad ogni angolo di questo piano ci sono delle piccole torri, che hanno attribuito alla costruzione l’appellativo di castello. Ciascuna di queste torri è sfaccettata con delle feritoie su ogni lato, alcune delle quali riporta scolpite occhi e orecchie. Una scala esterna porta alle stanze del piano superiore. La scala sale, all’inizio allineata al prospetto, poi però si volta in direzione della porta davanti alla quale si slarga in un armonioso terrazzino. La scala, stretta e con passamano in pietra lavica, ha all’inizio un archetto ed è preceduta da un’aiuola addossata al castello.

Ogni castello ha la sua leggenda.

Si narra che, tre secoli fa, un valente medico palermitano, un certo Gaetano Calmieri, salvò da una gravissima malattia il figlio del principe di Palagonia, il Gravina – Cruyllas e che questi, riconoscente, gli abbia donato un appezzamento del suo feudo, quello vicino al fiume Fiumefreddo. Gaetano Calmieri volle costruirvi una villa munita, per abitarci per lunghi periodi dell’anno, anche perché quel luogo era gradito alla moglie, che era invaghita di un certo Nello Corvaja di Taormina.

Un giorno, alla marina, sbarcarono alcuni pirati ottomani, i quali si diedero al saccheggio e, raggiunto il castello, rapirono i due proprietari.

Mentre musulmani e cristiani stavano per arrivare alla spiaggia, ecco che, armati, si fecero loro incontro dei giovani, alla cui testa era il Corvaja. I pirati furono uccisi o messi in fuga e i Calmieri liberati. Per ringraziare Iddio, venne eretta una chiesetta accanto al Castello, dedicata alla Madonna della Sacra Lettera e fu costruita la loggia nella quale furono poste le due statue di musulmani, che guardano verso il mare come in attesa di essere liberati dai loro compagni. Per la presenza di queste due statue di mori (in siciliano vuol dire anche “schiavo”) la leggenda vuole che il Castello sia stato denominato “degli Schiavi”.

Il Monumento ai Caduti di tutte le guerre e alle vittime del dovere si trova nella Piazza Bottegelle. Opera dello scultore di Linguaglossa Salvatore Incorpora, cui si deve anche la Via Crucis nella Chiesa di Maria Santissima del Rosario nel quartiere Castello.

La Riserva del Fiume Fiumefreddo si estende tra i territori di Calatabiano e di Fiumefreddo di Sicilia, separati dall’alveo del fiume omonimo.

All’interno della Riserva, il fiume scorre lungo una pianura che la fertilità del suolo, originato da alluvioni derivanti dall’erosione di zone vulcaniche e favorevoli condizioni climatiche, hanno fatto sì che si sviluppassero rigogliosi orti ed agrumeti.

Aspetto caratteristico sono le falde di affioramento, presenti nella zona di pianura, dovute all’esistenza di rocce vulcaniche sotterranee. Queste poggiano su argille impermeabili determinando fenomeni di risorgiva, che si possono osservare in due punti ben precisi della Riserva : presso le sorgenti Quadare e presso la sorgente Testa d’Acqua. Le sorgenti sono così denominate per il ribollio delle loro acque, simili appunto a quello di pentoloni in ebollizione: Da queste zone di risorgiva prendono origine i due rami del fiume che si riuniscono più avanti a breve distanza dalla foce. Per effetto di tali fenomeni di risorgiva, in passato si era creata un’ampia zona palustre a ridosso del litorale che andava da Riposto a Fiumefreddo. Attualmente dell’antico sistema palustre resta, oltre la Riserva del Fiume di Fiumefreddo, una zona vincolata denominata “Pantano Gurna”, Queste due zone umide rivestono notevole importanza sia per l’emergenza flogistico – vegetazionale che per l’avifauna, essendo luoghi potenzialmente adatti alla sosta ed alla nidificazione di numerosi uccelli.

All’interno del perimetro della riserva si trova il Castello degli Schiavi. Percorrendo il fondo annesso al Castello verso est, si accede ad un sentiero molto suggestivo che porta all’alveolo del fiume. Nei pressi della costruzione sono visibili anche i resti di un’antica canalizzazione in pietra lavica che servivano a convogliare le acque del fiume verso i mulini della zona.

Altra costruzione di notevole valore architettonico è la vecchia Masseria Belfiore. Da questa masseria ha inizio una stradina in lastricato lavico e muri di contenimento in pietra lavica che porta al caratteristico bosco di noce americana.

Non ci sono notizie storiche certe che possano giustificare l’esistenza di un edificio tale in contrada “Torrerossa”, a circa un chilometro ad ovest del centro abitato di Fiumefreddo.

Il corpo dell’edifico giace attualmente in una proprietà privata, il cui suolo è coltivato ad agrumi. Presenta un medio stato di conservazione, senza alcun ombra di possibili restauri in passato, anche solo per consolidare la staticità della struttura, che pare in parte compromessa.

La sommità presenta le tracce di un possibile terrazzo. Una scaletta in muratura consente l’accesso alla parte sommitale dell’edificio e la galleria nella quale è stata realizzata svolge anche la funzione di lucernaio della struttura stessa.

Nell’attuale piano di calpestio la torre offre due ingressi contrapposti dell’altezza di poco meno di due metri, è possibile accedere ad una camera, che si sviluppa circa un metro al di sotto del piano di calpestio e presenta una copertura con volta a botte. Nella porzione inferiore di questa camera si possono osservare delle piccole nicchie, le quali possono far pensare ad un uso sepolcrale di questa torre.

 

NUMERI UTILI

MUNICIPIO

VIA DIAZ N. 3

095 642001

BIBLIOTECA COMUNALE

VIA DIAZ

095 642311

UFFICIO TURISTICO

VIA DIAZ N. 3

 

Farmacia Continella

Via Umberto n. 40

095 / 641322

Farmacia Dr Patti Maria

Via Roma n. 7/F

095 / 641338

 

FOTO

CASTELLO DEGLI SCHIAVI

CHIESA MADRE

 

FESTE ED EVENTI

Festa importante l’undici febbraio in onore di San Vincenzo, patrono di Fiumefreddo di Sicilia.

Da ricordare, inoltre, la sagra dei quartieri, la sagra della melanzana a metà luglio, la mostra mercato dei prodotti artigianali locali in piazza Botteghelle.

Nella prima settimana di agosto viene organizzato il Premio “Poseidone” dov’è riconosciuto un premio al personaggio che si è distinto nella cultura ambientalista ed anche il Premio “Asclepio” dove invece vengono dati riconoscimenti a chi si è distinto in campo medico.

L’attore Giovanni Cutrufelli, personaggio illustre della storia del Teatro Italiano, ha scelto il comune di Fiumefreddo per aprire una scuola di teatro rivolta ai giovani talenti siciliani.

Cutrufelli ha diretto un centinaio di compagnie, mettendo in scena circa 250 spettacoli, tra cui i 28 cicli al teatro di Taormina. Fondò l’Associazione siciliana del Teatro, di cui è Presidente. Scrisse 130 saggi, monografie, polemiche. Vinse il premio nazionale “Mario Giusti” indetto dal Teatro Stabile di Catania. Tra le istituzioni da lui create, i Premi “Europa Taormina” per il Teatro sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo.

 

      

                                              

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