TURISMO
Da visitare sono la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria
Immacolata, il Palazzetto Diana ricco di intarsi in pietra lavica, il Castello degli
Schiavi (fatto costruire dalla Famiglia Gravina nel 1700 sui resti di unantica villa
romana), il monumento ai Caduti, la chiesa di San Vincenzo Ferreri, il Palazzo
Corvaja, la Chiesa di Maria SS del Rosario, il casale Papandrea, la riserva naturale del
fiume Fiumefreddo, la contrada Torrarossa.
La Chiesa Madre, intitolata a Maria Santissima Immacolata, è
ubicata nella centralissima piazza omonima. Fu eretta a parrocchia nel 1901 e accoglie al
suo interno un pregevole organo dei primi del novecento.
La Chiesa di Maria Santissima del Rosario, la più antica del
paese, è ubicata nel quartiere Castello. Voluta dal Principe di Palagonia nel 1612,
inizialmente era dedicata a San Giuseppe. Oggi la Chiesa è stata ricostruita con uno
stile architettonico diverso da quello iniziale.
Il castello degli Schiavi presenta al suo ingresso un imponente
cancello di ferro sovrastato da un arco in pietra lavica alle cui estremità superiori è
possibile ammirare una maschera che raffigura un volto arrabbiato. Larco presenta
decorazioni che alternano pietre spianate ad altre aventi una piramide rialzata al
vertice. Il muro che affianca il portico conserva ancora i cappi in pietra lavica dove una
volta venivano legati i cavalli.
Ledificio ha un prospetto inclinato. Il giardino
circostante è assai ampio, fornito di un pozzo proprio e ricco di piante di varia natura
che lo rendono molto spettacolare.
Accanto alla costruzione, troviamo i magazzini, le stalle e la
dimora del guardiano.
Il castello si presenta su due livelli.
Quello inferiore è dedito alla conservazione di quanto
prodotto nel fondo limitrofo ed è privo di luci. Fa tuttuno con lo scantinato. Non
sembra esserci traccia di palmento.
Quello superiore è adibito allabitazione dei
proprietari. Si compone di otto stanze piene di oggetti pregiati riconducibili
allalto tenore di vita signorile, tra i quali splendidi dipinti raffiguranti tra
laltro lo stemma dei Gravina in toson doro di Spagna, testi antichi, elegante
mobilia in tipico stile ottocentesco, un pianoforte e porte bianche del settecento.
Lingresso del piano terra è delimitato da una porta
centrale molto alta, circoscritta da una cornice in pietra lavica e con una luce al
vertice. Il piano superiore presenta un meraviglioso balcone centrale con una ringhiera
bombata e tre lampade pendenti. La porta di questo balcone è bordata di pietra lavica
decorata con varie maschere e affiancata da due grandi finestre, allineate con quelle
sottostanti. Ad ogni angolo di questo piano ci sono delle piccole torri, che hanno
attribuito alla costruzione lappellativo di castello. Ciascuna di queste torri è
sfaccettata con delle feritoie su ogni lato, alcune delle quali riporta scolpite occhi e
orecchie. Una scala esterna porta alle stanze del piano superiore. La scala sale,
allinizio allineata al prospetto, poi però si volta in direzione della porta
davanti alla quale si slarga in un armonioso terrazzino. La scala, stretta e con passamano
in pietra lavica, ha allinizio un archetto ed è preceduta da unaiuola
addossata al castello.
Ogni castello ha la sua leggenda.
Si narra che, tre secoli fa, un valente medico palermitano, un
certo Gaetano Calmieri, salvò da una gravissima malattia il figlio del principe di
Palagonia, il Gravina Cruyllas e che questi, riconoscente, gli abbia donato un
appezzamento del suo feudo, quello vicino al fiume Fiumefreddo. Gaetano Calmieri volle
costruirvi una villa munita, per abitarci per lunghi periodi dellanno, anche perché
quel luogo era gradito alla moglie, che era invaghita di un certo Nello Corvaja di
Taormina.
Un giorno, alla marina, sbarcarono alcuni pirati ottomani, i
quali si diedero al saccheggio e, raggiunto il castello, rapirono i due proprietari.
Mentre musulmani e cristiani stavano per arrivare alla
spiaggia, ecco che, armati, si fecero loro incontro dei giovani, alla cui testa era il
Corvaja. I pirati furono uccisi o messi in fuga e i Calmieri liberati. Per ringraziare
Iddio, venne eretta una chiesetta accanto al Castello, dedicata alla Madonna della Sacra
Lettera e fu costruita la loggia nella quale furono poste le due statue di musulmani, che
guardano verso il mare come in attesa di essere liberati dai loro compagni. Per la
presenza di queste due statue di mori (in siciliano vuol dire anche schiavo)
la leggenda vuole che il Castello sia stato denominato degli Schiavi.
Il Monumento ai Caduti di tutte le guerre e alle vittime del
dovere si trova nella Piazza Bottegelle. Opera dello scultore di Linguaglossa Salvatore
Incorpora, cui si deve anche la Via Crucis nella Chiesa di Maria Santissima del Rosario
nel quartiere Castello.
La Riserva del Fiume Fiumefreddo si estende tra i territori di
Calatabiano e di Fiumefreddo di Sicilia, separati dallalveo del fiume omonimo.
Allinterno della Riserva, il fiume scorre lungo una
pianura che la fertilità del suolo, originato da alluvioni derivanti dallerosione
di zone vulcaniche e favorevoli condizioni climatiche, hanno fatto sì che si
sviluppassero rigogliosi orti ed agrumeti.
Aspetto caratteristico sono le falde di affioramento, presenti
nella zona di pianura, dovute allesistenza di rocce vulcaniche sotterranee. Queste
poggiano su argille impermeabili determinando fenomeni di risorgiva, che si possono
osservare in due punti ben precisi della Riserva : presso le sorgenti Quadare e presso la
sorgente Testa dAcqua. Le sorgenti sono così denominate per il ribollio delle loro
acque, simili appunto a quello di pentoloni in ebollizione: Da queste zone di risorgiva
prendono origine i due rami del fiume che si riuniscono più avanti a breve distanza dalla
foce. Per effetto di tali fenomeni di risorgiva, in passato si era creata unampia
zona palustre a ridosso del litorale che andava da Riposto a Fiumefreddo. Attualmente
dellantico sistema palustre resta, oltre la Riserva del Fiume di Fiumefreddo, una
zona vincolata denominata Pantano Gurna, Queste due zone umide rivestono
notevole importanza sia per lemergenza flogistico vegetazionale che per
lavifauna, essendo luoghi potenzialmente adatti alla sosta ed alla nidificazione di
numerosi uccelli.
Allinterno del perimetro della riserva si trova il
Castello degli Schiavi. Percorrendo il fondo annesso al Castello verso est, si accede ad
un sentiero molto suggestivo che porta allalveolo del fiume. Nei pressi della
costruzione sono visibili anche i resti di unantica canalizzazione in pietra lavica
che servivano a convogliare le acque del fiume verso i mulini della zona.
Altra costruzione di notevole valore architettonico è la
vecchia Masseria Belfiore. Da questa masseria ha inizio una stradina in lastricato lavico
e muri di contenimento in pietra lavica che porta al caratteristico bosco di noce
americana.
Non ci sono notizie storiche certe che possano giustificare
lesistenza di un edificio tale in contrada Torrerossa, a circa un
chilometro ad ovest del centro abitato di Fiumefreddo.
Il corpo delledifico giace attualmente in una proprietà
privata, il cui suolo è coltivato ad agrumi. Presenta un medio stato di conservazione,
senza alcun ombra di possibili restauri in passato, anche solo per consolidare la
staticità della struttura, che pare in parte compromessa.
La sommità presenta le tracce di un possibile terrazzo. Una
scaletta in muratura consente laccesso alla parte sommitale delledificio e la
galleria nella quale è stata realizzata svolge anche la funzione di lucernaio della
struttura stessa.
Nellattuale piano di calpestio la torre offre due
ingressi contrapposti dellaltezza di poco meno di due metri, è possibile accedere
ad una camera, che si sviluppa circa un metro al di sotto del piano di calpestio e
presenta una copertura con volta a botte. Nella porzione inferiore di questa camera si
possono osservare delle piccole nicchie, le quali possono far pensare ad un uso sepolcrale
di questa torre.
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