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TURISMO
Il centro di Giarre è costituito da
Via Callipoli e Via Archimede, oggi Corso Italia. Sulle due vie si
affacciano molti palazzi costruiti dalla ricca borghesia di fine
ottocento e inizi del novecento, in gran parte provenienti da
Acireale.
I monumenti più importanti e più
ricchi di storia sono senz’altro le chiese costruite tra la fine del
1700 e la prima metà dell’ottocento.
Esse costituiscono, assieme ad
alcuni palazzi della stessa epoca, le uniche testimonianze della
produzione architettonica e decorativa di quel periodo in questa
cittadina che, sviluppatasi lungo l’asse della Via Consolare,
raggiunse traguardi di rimarcata notorietà ed importanza.
Tra i monumenti da visitare ci sono
la Chiesa Madre o di Sant’Isidoro Agricola, la Chiesa dei P.P.
Filippini o dell’Oratorio, la Chiesa del Convento, la Chiesa della
Madonna del Carmine, la Chiesa di Santa Maria La Strada, la Chiesa
del Calvario, la Chiesa della Madonna “Regina Pacis”, la Chiesa di
Gesù Lavoratore, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa
della Badia, la Chiesa di Altarello, la Chiesa Arcipretale di Maria
Santissima della Provvidenza (a Macchia), la Chiesa del Calvario (a
Macchia), la Chiesa di Maria Santissima dell’Addolorata (a Macchia),
la Chiesa di San Matteo (a Trepunti).
Nella piazza principale (piazza
Duomo) si trova la Chiesa Madre, splendida costruzione neoclassica
dedicata a Sant’Isidoro Agricola. La piccola chiesa che sorgeva
nell’area dell’attuale chiesa madre ed esattamente nella parte della
navata destra, venne abbattuta definitivamente nel 1818, perché in
quell’anno venne aperta al culto l’attuale Matrice.
I lavori di costruzione della nuova
chiesa iniziarono nel 1794 e la sua facciata è sormontata da due
campanili a base quadrata con quattro orologi. Il progetto della
facciata è dell’architetto Pietro Valente, noto per aver realizzato
altre importanti opere del genere e, in particolare, il teatro di
Messina. La costruzione del Duomo durò parecchi anni e fu completata
dall’architetto Carlo Sada nel 1888. La chiesa, a croce latina, ha
tre porte d’ingresso principali e due laterali; è a tre navate con
una bella cupola e si affaccia sulla piazza Duomo verso nord.
Al suo interno opere pregevoli, tra
le quali un quadro attribuito alla scuola di Paolo Vasta,
raffigurante la Vergine e i Santi e un altro del 1849, opera dei
calatini Giuseppe e Francesco Vaccaio. Altri dipinti ad olio sono
quelli del martirio di San Sebastiano, ad opera di uno dei maestri
locali, il martirio di Sant’Agata, realizzato dai fratelli Vaccaio e
due tele di Giuseppe Rapisarda raffiguranti la Vergine Santissima
del Rosario e l’agonia di San Giuseppe. Il Duomo conserva anche un
arazzo rosso con al centro un’aquila con una croce sul petto.
Sull’arazzo si nota anche uno stemma dei Borboni e le iniziali C.G.
(città di Giarre) e sette torri. Altro affresco di notevole valore,
attribuito a Paolo Vasta, è quello dell’Arcangelo Raffaele con
Tobiolo, che si trova nella prima cappella della navatella sinistra.
Sulla porta d’ingresso alla sacrestia il dipinto, anche questo
attribuito a Paolo Vasta, proviene dalla vecchia chiesa di Sant’Agata
e Sant’Isidoro, esistente dalla fine del 1600.
Altri beni artistici di notevole
pregio sono il Battistero in marmo bianco, le due fonti per l’acqua
benedetta anch’esse in marmo bianco, le fonti battesimali, poste
vicino alle porte laterali d’ingresso che provengono dalla vecchia
chiesa, l’organo polifonico comprato a Bergamo nel 1865, la plancia
(medaglione d’argento) con la figura a rilievo del Santo Patrono del
1757. Notevole il pulpito in marmo a vari colori e con fregi in
stucco.
La Chiesa dell’Oratorio è
strettamente legata alla venuta dei Padri Filippini a Giarre. La
loro presenza determina l’istituzione e l’organizzazione della
scuola secondaria con le cattedre di Umanità e Retorica, Grammatica
e Filosofia, già sin dal 1763.
L’interno della chiesa presenta una
notevole produzione artistica degna di nota : un dipinto ad olio su
tela rappresentante “Un miracolo di San Biagio” sull’arco che
precede la prima cappella, la balaustra in ferro battuto laminato
con trabeazioni, fregi e fori ricorrenti con colonnine angolari e
foroni, un dipinto ad olio su tela che raffigura l’Arcangelo
Raffaele che guida Tobiolo alla ricerca del pesce, un dipinto ad
olio su tela che raffigura la Vergine con il divino figlio
(sull’altare Maggiore) e ad i lati dell’altare maggiore, nella
calotta absidale coppia di cornici barocche di grand’effetto.
La Chiesa del convento risale alla
seconda metà del XVIII secolo, periodo in cui giunsero a Giarre gli
Agostiniani Scalzi, che la fecero costruire insieme all’annesso
convento. Oggi purtroppo è in stato di abbandono ed è chiusa al
culto. Il convento e l’orticello annesso, a seguito delle leggi
eversive del 1866 relative alla soppressione dei diritti
ecclesiastici, era dove oggi c’è il Palazzo di Sant’Agostino, già
sede del Ginnasio, dell’Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi”
nonché delle scuole elementari.
Il luogo dove oggi sorge la Chiesa
della Madonna del Carmine veniva chiamato, come detto prima,
“quartiere Ponte” per la circostanza che la strada rettilinea che da
Giarre centro conduce a Riposto (attuale corso Italia) aperta alla
fine del 1700, all’altezza della Chiesa del Carmine, era interrotta
dal torrente e, un piccolo ponte, assicurava il passaggio ai pedoni
da una parte all’altra.
La chiesa fu completata in diversi
tempi. In origine non fu allestita, ma costruita solo nella parte
del prospetto e tre ordini di archi; dietro a nord, un vano
provvisorio fungente da sagrestia e lateralmente nella parte ovest
una stanza grande per il cappellano. Inoltre, di diritto della
chiesa vi erano ad est e ad ovest della stessa due appezzamenti di
terreno, più un terzo a nord per l’eventuale futuro prolungamento.
Dalla data della sua costruzione,
la Chiesa non era mai stata rinnovata Padre Ambrogio concepì
l’ambizioso sogno del totale riammodernamento del tempio. Nello
spazio di un ventennio riuscì a programmare e a realizzare una serie
di opere e a gettare le basi per una comunità francescana altamente
qualificata.
Il Santuario di Santa Maria La
Strada dista circa due chilometri dal centro di Giarre e si trova
sulla nazionale Catania – Messina nella frazione omonima.
La tradizione vuole che in questo
piccolo centro Ruggero il Normanno fece costruire un luogo di culto
in ringraziamento per la vittoria sugli arabi. L’attuale chiesa è
una tipica costruzione dell’architettura settecentesca siciliana. Il
santuario è meta di numerosi pellegrini che ogni anno anche da
centri del messinese vengono a venerare questa graziosa Madonna. Il
“pozzo di Ruggero”, chiamato così perché sempre sull’onda della
tradizione venne fatto costruire da Ruggero il Normanno, si trova di
fronte al santuario e una lapide in marmo ne richiama il ricordo
storico.
Lo stato attuale del tempio
presenta una chiara struttura neoclassica con elementi barocchi. La
sua costruzione si attribuisce alla metà del XVIII secolo,
confermata anche dalla data del 1783 apposta nell’organo. L’abside
è riccamente adornata di motivi floreali di stile liberty. La chiesa
presenta a destra e a sinistra otto archi con quattro altari e
altrettante cappelle. Sull’altare maggiore i coniugi De Salvo fecero
costruire una graziosa cappella in marmi di levante, giallo antico,
rosso macchiettato di bianco. In questa cappella era collocata un
tempo l’immagine della Madonna con il Bambino. Senz’altro la cosa
più pregevole in questo Santuario è il quadro della Madonna della
Strada.
La chiesa parrocchiale della Regina
Pacis sorge sul prolungamento del Viale Don Minzioni, su
un’estensione di circa 4.400 metri quadrati. Lo stile è moderno, un
corpo a tre navate con una torre campanaria a parte, su cui sono
installate due campane.
La chiesa, ultimata nel 1960, fu
aperta al culto nel 1965 mentre venne elevata a parrocchia autonomia
con un territorio dismembrato dalle parrocchie di Giarre, Macchia e
San Camillo con bolla vescovile del 1965. L’interno della chiesa
raccoglie alcune opere di valore artistico, una statua lignea di
pregevole fattura raffigurante la Madonna di Regina Pacis, la cui
festa si celebra ogni anno la terza domenica di giugno. Tra le altre
opere, una statua del Sacro Cuore, di San Giuseppe e di Santa Rita,
tutte di legno. Un bel crocifisso di legno si trova in fondo
all’abside.
La Chiesa del Gesù Lavoratore, di
stile moderno, fu aperta al pubblico nel 1979. Il fonte battesimale
è in pietra lavica e in unico pezzo contenente 270 litri d’acqua. I
vetri stampati colorati a mano sono una caratteristica ornamentale
di notevole pregio.
La Chiesa è dedicata a Gesù
Lavoratore, ma si venerano anche Santa Rita e San Giuseppe.
Interessante è la Via Crucis in bronzo, come anche i vetri stampati
realizzati a Milano.
Originale il globo in pietra lavica
che sta sul sagrato della Chiesa e che contiene la Madonna di
Lourdes.
La costruzione della Chiesa o
Cappella della Madonna delle Grazie, che nel 1900 venne
ristrutturata ed ampliata, risale certamente alla fine del 1800.
Doveva essere una piccola cappella o forse un’icona grande lungo la
strada Gentile, una delle più antiche del centro storico di Giarre.
Pregevole l’altare in marmo
lavorato dal signor De Francesco di Giarre.
Sopra la porta centrale c’è un olio
della Madonna del Carmine.
La Chiesa della Badia o di Sant’Antonio
da Padova è una piccola chiesa della seconda metà dell’ottocento.
Essa era la cappella delle suore addette alla ruota dei proietti
(figli illegittimi). Di notevole interesse la torre campanaria e una
pittura ad olio che raffigura “La presentazione al Tempio”. Nei
locali annessi alla chiesa sin dal 1900 c’era l’associazione delle
Figlie di Maria, che raccoglieva ragazze della borghesia che sotto
la guida spirituale delle suore addette all’orfanotrofio insegnavano
ricamo e dottrina cristiana.
Altarello, che prende il nome da
una grande icona posta nel luogo dove oggi sorge la chiesa, si
trovava nel centro di un vasto territorio anche perché grossi
proprietari acesi avevano, in quest’angolo della fertile piana di
Mascali, ottime proprietà. Era evidente che questo luogo fosse anche
meta dei Cappuccini, i quali trovavano abbondante questua per i loro
conventi. Essi si stabilirono nell’Ospizietto, dopo la loro
definitiva sistemazione ad Acireale. L’Ospizietto che ancora oggi si
può osservare lungo la Via Altarello serviva come centro di raccolta
di tutti i prodotti della terra e poiché la presenza dei Cappuccini
si fece sempre più consistente per la fertilità della terra e la
prodigalità dei proprietari, verso la metà dell’ottocento pensarono
di aprire una chiesetta attaccata al loro ospizio per consentire ai
massari e alla popolazione agricola tutta l’osservanza dei precetti
della chiesa. Col passare degli anni la chiesetta dell’ospizietto
non fu più idonea e i “naturali” di Altarello a quattro facce si
rivolsero alla municipalità garrese per avere l’autorizzazione per
costruire una chiesa più grande nel punto dove sorgeva l’Altarello.
Solo nel 1882 venne posta la prima
pietra della Chiesa della Madonna di Porto Salvo, chiesa che venne
benedetta nel 1880 da Monsignor Gerlando Genuardi primo vescovo di
Acireale. Per la circostanza, il bellissimo quadro in ardesia della
Madonna, che si trovava nella chiesetta dell’Ospizietto, venne posto
sull’altare maggiore della nuova chiesa.
La Chiesa Arcipretale di Maria
Santissima della Provvidenza si trova a Macchia di Giarre.
La Chiesa fu elevata a parrocchia
nel 1911. Notevoli sono le opere d’arte e i tesori custoditi
all’interno : la statua lignea di San Vito Martire, la tela
raffigurante San Vito, una serie di dieci quadri rettangolari
raffiguranti la Vita della Madonna, due tele raffiguranti la
Deposizione e la Crocifissone, una serie di parati sacri, un grande
ostensorio in argento, calici e pissidi finemente cesellati in oro.
La Chiesa del Calvario in Macchia
di Giarre, con la sua caratteristica Grotta della Madonna di Lourdes
con Bernadette, punto di riferimento ogni anno per la processione
del Cristo Morto che parte da questa chiesa fino alla Chiesa Madre.
La Chiesa di Maria Santissima
dell’Addolorata in Macchia di Giarre venne eretta per ricordare il
prodigio della sudorazione del quadro dell’Addolorata avvenuta nel
1917. E’ sormontata da un piccolo campanile, nella cui cella si
trovano due campane.
La Chiesa di San Matteo a Trapunti
(sulla via Consolare) ha origini nella fine del seicento, fu per
lungi anni, prima che fosse costruita l’attuale chiesa di Trapunti,
adibita a cimitero e come Chiesa di San Matteo Apostolo.
La Chiesa del Santissimo Ritrovato
di San Giovanni Montebello venne fatta costruire dal barone Papardo,
nel suo fondo, nel 1821 dove un tempo era stata eretta una statua a
ricordo delle ostie ritrovate in quel posto e rubate nella Chiesa
dei Minoriti di Catania. La chiesa venne aperta al culto nel 1825. A
pianta ottagonale, la chiesa al suo interno custodisce bei quadri e
una riproduzione del miracolo.
Incerte le notizie sulla
costruzione della chiesa arcipretale di San Giovanni Montebello. Il
suo maestoso campanile, illuminato, è visibile a chi transita
l’autostrada Catania – Messina e così San Giovanni, secondo il sogno
del Mons. Giovanni Musumeci.
L’interno della chiesa si articola
su tre navate. Il tema centrale di tutte le decorazioni è la vita
del Giovanni Battista. Non mancano quadri preziosi che arricchiscono
questo tempio che troneggia con la sua scalinata su tutto il comune
di Giarre. Custodisce al suo interno le spoglie del Monsignor
Giovanni Musmeci, nella navata destra della chiesa, che lo vide
crescere ogni giorno nei grandi insegnamenti delle virtù cristiane.
Interessati il pulpito in marmo, il coro ligneo di notevole gusto
artistico, l’organo e gli antichi confessionali.
La Chiesa della Madonna della
Libertà si trova nella frazione di San Leonardello.
La leggenda racconta che un
pastore, fuggito all’attacco dei saraceni, salendo lungo il torrente
dalla spiaggia , si era rifugiato in un grosso cespuglio vicino al
luogo dove oggi sorge la chiesa.
I saraceni arrivati sul posto e non
essendo riusciti a catturarlo, diedero di proposito fuoco al
cespuglio per farlo morire così bruciato. Ma il pastore riuscì a
sfuggire alla doppia insidia del nemico e del fuoco e così ebbe
origine la dedica alla Madonna della Libertà.
L’interno della chiesa ha tre
navate, custodisce una la bella statua lignea della Madonna della
Libertà, tutta la Via Crucis su tele ad olio e nella navata sinistra
si può ammirare un dipinto raffigurante San Giuseppe. Pregevoli il
crocifisso sull’altare della navata destra e un dipinto raffigurante
la Madonna della Libertà con ai due lati San Leonardo Abate e Sant’Antonio
Abate, entrambi protettori degli animali.
Lo sviluppo di Trepunti è
strettamente legato allo spostamento della vecchia Via Consolare. La
vecchia chiesa di San Matteo era posta sulla Consolare, che
dipendeva anticamente da Macchia. Nel 1866 venne definita solitaria
e destinata a cimitero. Sono state riscoperte le cripte.
La prima pietra dell’attuale chiesa
di Trepunti venne posta verso il 1865 con l’intervento delle forze
dell’Ordine per garantire la sicurezza.
La Chiesa della madonna del Rosario
in località Miscarello era un tempo chiesa patronale della famiglia
dell’On.le Vigo. Questa frazione di Giarre è diventata negli anni
meta di tanti turisti e villeggianti ed è stata definita “la
terrazza di Giarre”. L’esterno della chiesa è in muratura a secco,
il portale in pietra lavica e il campanile è dotato di due campane.
All’interno custodisce un bel crocifisso in legno e una pittura
raffigurante Santa Lucia. L’altare in marmo policromo è sovrastato
da una nicchia che custodisce la statua della Madonna del Rosario.
La Chiesa parrocchiale della
Madonna del Carmelo di Sciara è di recente ristrutturazione e ha
perduto la sua caratteristica originale.
Una visita meritano pure la Mostra
permanente del Presepe, l’Acquario Mediterraneo e il Museo Comunale
degli Usi e Costumi delle Genti dell’Etna.
Il Museo del Presepio è ubicato in
un nobile palazzo ottocentesco, a pochi metri dal centralissimo
Monumento ai Caduti. Ospita circa cento pezzi presepiali :
eccellenti lavori di soci della locale sezione di A.I.A.P. di Giarre,
unitamente a vere e proprie opere d’arte di insigni presepisti
italiani.
Nell’androne d’ingresso si trova la
rappresentazione della Sacra Famiglia in terracotta, opera di Enrico
Salemi Scarcella di Savoca. Il pianerottolo d’ingresso alle sale
ospita un originale presepio in una giara rotta.
Nella prima sala sono esposti una
ventina di presepi provenienti da diverse tradizioni culturali
presepistiche italiane : si possono ammirare presepi in cartapesta
leccese, in terracotta siciliana e pugliese, magnifiche figure
napoletane e persino presepiin legno di cirmolo provenienti dal
Trentino.
Dalla seconda sala in poi si entra
nel magico mondo dei diorami presepistici.
L’Acquario di Giarre è stato aperto
grazie al contributo scientifico del Cutgana (il Centro
Universitario per la tutela e la gestione degli ambienti naturali).
Esso è sito nei pressi della stazione ferroviaria, nei locali
dell’ex albergo Terminus in Piazza Mazzini.
Quattordici vasche dislocate su due
piani. L’acquario si presenta singolare sia per le sue
caratteristiche architettoniche curate dall’architetto Ivo Celeschi,
sia per la realizzazione delle vasche affidata al biologo marino
Danilo Scuderi. Agevole anche la consultazione dei cartelloni che
accompagnano le vasche.
Il Museo etnostorico “Usi e Costumi
delle genti dell’Etna”, sito in Macchia di Giarre, è stato aperto
nel 1995, su iniziativa del prof. Mario Strano, che ne assunse la
direzione fino al 1997. Il museo è una ricostruzione di un’antica
masseria e di un’abitazione contadina, con annessi stalla e pozzo,
tipici della realtà contadina etnea del XIX° secolo. Le sale del
Museo ospitano circa 450 oggetti demo – antropologici, per la
maggior parte donati da privati. Particolarmente interessanti sono
degli attrezzi agricoli, utilizzati nella raccolta delle olvie o per
la vendemmia, a testimonianza della fatica e laboriosità dei
contadini dell’epoca.
La bellezza cittadina è arricchita
dai numerosi belvedere riposto sul famoso vulcano ed il torrente
Macchia.
Da nominare un parco, il Chico
Mendes, che offre la possibilità di ammirare una buona presenza di
macchia mediterranea e resti di antiche colate laviche e
insediamenti umani preistorici.
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