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TURISMO
Presenta una pianta perfettamente
regolare : a planimetria regolare, a planimetria esagonale,
imperniato su una piazza esagonale; le sei vie che partono dalla
piazza centrale congiungono con altrettante piazze periferiche.
Nella piazza centrale sorgono il Palazzo Comunale e la Chiesa Madre.
Percorrendo Via Roma si giunge a Piazza Alessandro Manzoni , una
delle sei piazze quadrate perimetrali, da cui si può continuare in
senso orario percorrendo la Via Settima ora Via Cavour che
attraversa tutte le piazze dei borghi periferici.
La pianta della città è stata sempre
oggetto di analisi e di interpretazioni da parte degli studiosi.
Dal punto di vista architettonico
sono interessanti da vedere la Chiesa Madre, il Santuario della
Madonna del Piano, la Chiesa di Maria Santissima Addolorata, la
Chiesa dell’Immacolata, la Chiesa di San Michele, la Chiesa di San
Raffaele Arcangelo, il Parco Archeologico di Occhiolà, il Museo
Civico e numerose altre chiese minori.
La Chiesa Madre è dedicata a San
Michele. Preceduta da una gradinata culminante in un piccolo
sagrato, contribuisce a sottolineare il fascino e la suggestività
dell’intera piazza. I lavori per la costruzione della chiesa
iniziarono nel 1724. I lavori continuarono per quasi quarant’anni,
fino al 1757, come si può leggere sulla porta laterale della chiesa
sul corso Roma, prima Via Garibaldi ed ancora prima Via del
Calvario.
La dedica a San Michele dipende dal
fatto che all’epoca della fondazione fu introdotto il culto di San
Michele quale protettore dei terremoti.
La facciata è arricchita da lesene,
cornicioni sporgenti e da quattro nicchie, che dovevano accogliere
le statue dei quattro evangelisti. Nella parte inferiore si possono
notare tre portali intagliati, quello centrale più grande e due
laterali più piccoli, tra i due portali due nicchie. Nella parte
mediana si notano altre due nicchie, decori e al centro un ampio
finestrone. Nella parte superiore c’è il campanile che accoglie tre
campane di diversa grandezza: una grande al centro, una più piccola
a destra e una ancora più piccola a sinistra. Più in alto, al posto
dell’antico orologio ora si può ammirare un coronamento frontonato,
costruito nel 1898, quando il prospetto della Chiesa venne
modificato secondo il disegno dell’architetto Carlo Sada. Lo stile
della facciata è in stile barocco semplice ed elegante. La chiesa
Madre è stata chiusa per diversi mesi nell’anno 2000 perché erano
state erette al suo interno impalcature di sostegno nell’attesa di
numerosi lavori di restauro.
L’interno è a croce latina con tre
navate divise da cinque arcate. Nel mezzo della crociera, lunga 22
metri, si innalza la cupola alta circa 39 metri dal suolo.
Lungo la navata di destra si trovano
quattro altari in marmo sormontati da antiche tele. Sul primo altare
si trova un dipinto, proveniente da Occhiolà, dedicato al martirio
di Santa Lucia; sul secondo un quadro dedicato a San Nicola di Bari,
anch’esso proveniente da Occhiolà, sul terzo altare la tela
raffigurante la Madonna del Carmelo con San Simone e le Anime del
Purgatorio, sul quarto altare si può osservare una tela raffigurante
San Michele Arcangelo.
Lungo la navata di sinistra sul
primo altare, dopo il fonte battesimale, si può osservare un dipinto
che rappresenta il transito di San Giuseppe, nell’altare successivo
un dipinto rappresentante la Madonna del Rosario con San Domenico,
Santa Caterina da Siena ed i misteri del Rosario, rappresentati
sulla cornice. L’ultimo dipinto della navata sinistra rappresenta la
disputa di Santa Caterina e proviene da Occhiolà. Infine è possibile
ammirare il fercolo dei Santi Patroni.
Nel 1798 fu costruita la lanterna
della cupola, l’anno dopo si pensò di arricchire l’edificio con
numerosi stucchi.
La sua volta rappresenta stucchi
ottocenteschi che rappresentano i dodici apostoli ed eventi della
vita di Gesù.
A destra dell’altare c’è la Cappella
del Crocifisso, a sinistra la Cappella del Santissimo Sacramento.
All’interno della Cappella del
Santissimo Sacramento possiamo ammirare interessanti stucchi
dell’Ottocento che raffigurano episodi relativi alla vita di Gesù
nella casa di Marta e di Maria e la Cena di Emmaus, tele
raffiguranti San Nicola di Bari. La disputa di Santa Caterina e la
Madonna del Rosario, San Domenico e Santa Caterina da Siena.
Dopo il terremoto del 1693, venne
eretto fuori dall’abitato della città di Grammichele il piccolo
eremo di Santa Maria di Valverde nel 1698. L’eremo dopo la morte dei
pochi eremiti fu abbandonato e andò in rovina.
Nel 1873 la chiesa fu affidata al
reverendo procuratore Don Gaetano Tornello, come attesta un
documento nella biblioteca della Chiesa Madre. Nel 1950 venne
ristrutturata e dedicata a San Raffaele Arcangelo.
La chiesetta è in stile tardo
barocco. All’esterno presenta una porta centrale sormontata da un
cornicione appoggiato su due lesene. Al centro c’è una piccola
finestra, ai lati si notano altre due lesene sulle quali appoggia la
cella campanaria.
All’interno, l’edificio ad unica
navata dispone di un unico altare. Ai lati dell’Altare Maggiore si
trovano le statue di Santa Maria di Valverde del 1970 e l’antica
statua di San Raffaele Arcangelo di autore ignoto.
Sulle pareti laterali si trovano due
tele del settecento, di autore ignoto, raffiguranti Sant’Onofrio e
San Raffaele Arcangelo.
Entrando nell’edificio da sinistra
si possono notare due lapidi mortuarie ritrovate nel piccolo cortile
della chiesa, le quali testimoniano la presenza degli eremiti fino
al 1720 circa.
Accanto alla porta d’ingresso sopra l’acquasantiera si può ammirare
il quadro del Cristo Risorto, anch’esso di autore ignoto.
All’esterno, sulle antiche mura
realizzate con pietra e calce, è possibile notare le tracce di una
porta che conduceva al cortile e di alcune finestre.
Attiguo alla Chiesa Madre si erge il
Palazzo Comunale, uno tra i più rilevanti edifici pubblici della
città, ideato e costruito dall’architetto Carlo Sada nel 1896.
In origine, l’assetto urbano della
piazza era stato completato con la costruzione del Palazzo
Giuratorio. Alla fine dell’ottocento, per decisione dell’allora
sindaco Andrea Vaccaio, l’antica Domus Iuratoria fu demolita per far
posto al Palazzo Comunale. L’edificio, di stile rinascimentale, è
attualmente costituito da tre piani e presenta una facciata maestosa
e artisticamente riuscita.
Largo Occhiolà fu il primo luogo
dove i superstiti si ripararono dopo il terremoto e dunque il primo
luogo costruito ed abitato del nostro paese.
Per tale ragione, la piazzetta è
dedicata ai superstiti del terremoto di Occhiolà, come riportato in
una lapide posta dall’Amministrazione Comunale nel 1996.
Sempre in Largo Occhiolà si può
ammirare una Meridiana, posta in memoria del Principe Carlo Maria
Carafa, appassionato studioso di orologi solari.
Il Santuario della Madonna del Piano
si trova nei dintorni della città di Grammichele, a nord –ovest
della località di Terravecchia. L’edificio fu edificato nel XII
secolo e presenta con una struttura semplice.
Era un romitorio per i frati laici,
che offrivano riparo ai viandanti. L’eremo è molto importante per i
grammichelesi, perché è l’unico edificio sopravvissuto al terribile
terremoto del 1693, che distrusse l’antica Occhiolà, città dove
abitavano i loro antenati.
Da alcuni scritti risulta che nel
1766 abitavano nell’eremo cinque eremiti, che poi si ridussero a
Fra’ Giuseppe Murgo Vannella.
Nel 1936 la Principessa di Butera,
proprietaria del Santuario, lo donò al Vescovo di Caltagirone che
nominò rettore Don Giusepe Paolo Altamore.
Il portale di ingresso è sormontato
da un finestrone centrale. La Chiesa ha una navata piccola, il
pavimento è fatto con mattonelle della ceramica di Caltagirone, che
raffigurano disegni di colore bianco e blu. All’interno possiamo
ammirare affreschi che raffigurano le storie della Madonna del Piano
e tre altari : l’Altare Maggiore, dedicato alla Madonna, l’Altare
del Santissimo Crocifisso e l’Altare di Santa Caterina
d’Alessandria.
Al centro dell’altare maggiore si
trova una tela ad olio della Madonna con il Bambino dipinta nel 1877
da Francesco Vaccaio di Caltagirone.
L’abside è decorata che raffigurano
la vita della Madonna.
Nella parte di destra è raffigurata insieme agli Apostoli. L’altare
dedicato a Santa Caterina è caratterizzato da un arco decorato con
scene, ormai deteriorate, della vita della Santa.
L’altare del Santissimo Crocifisso
si trova a sinistra dell’Altare Maggiore. In alto a sinistra e a
destra si possono notare, un po’ sbiaditi gli affreschi che
rappresentano la Passione di Gesù. Al centro c’è un Crocifisso in
legno, ai lati sono posti due candelabri.
A pochi metri sotto il santuario è
posta, all’incrocio tra tre strade, la Croce di Pietra.
E’ costituita da un piedistallo di
forma ottagonale, su cui si eleva una grande croce, fatta con pietre
squadrate molto semplici, senza scritture o decorazioni.
Fu fatta costruire da Fra’ Giuseppe
Carotene nel 1718, nel punto in cui l’11 gennaio 1693, durante il
terremoto, la terra si aprì inghiottendo tantissime persone, che si
erano rifugiate in quella zona per scampare al pericolo.
La Chiesa di Maria Santissima
Addolorata fu edificata su un’altura e per questo è detta anche la
Chiesa del “Calvario”.
In principio questa chiesa sorse
nella forma di un piccolo eremo, ospitante un solo eremita, ma nel
1828, come appariva un tempo in un’iscrizione non più esistente,
l’eremo fu trasformato nell’attuale chiesa, con annesso il convento
dei Cappuccini di San Francesco d’Assisi. Negli anni venti i locali
del convento furono adibiti a scuola elementare, mentre la piccola
chiesa vessava in stato d’abbandono e di grave dissesto, fino a
quando il nuovo rettore, Sac. Salvatore Failla da Scordia, provvide
nel 1928 al restauro e alla pavimentazione. La chiesa, in stile
barocco, è dedicata alla Madonna Addolorata.
Sulla parete dell’abside c’è un
quadro che raffigura la Madonna che tiene tra le sue braccia il
Cristo morto.
La chiesa ha la forma di una croce
latina.
Nel primo altare minore, a destra
c’è la statua di Sant’Antonio da Padova. Nel secondo si trova una
tela ad olio raffigurante San Francesco d’Assisi che ottiene dalla
Madonna l’indulgenza della Porziuncola.
Lungo il lato sinistro vicino al
primo altare minore si vede il fonte battesimale e poi un presepe
custodito in una teca. Nell’altare successivo, in basso, il
simulacro del Cristo Morto deposto in un’urna adornata finemente e
sopra la scena dell’Annunciazione. Nel secondo altare c’è la statua
del Sacro Cuore di Gesù, donata dalla fedele signora Teresa Sinatra.
La chiesa, con una sola navata
centrale, ha subito nel corso dei secoli radicali trasformazioni.
Nel 1884 esisteva, nel primo altare, a destra un quadro che
rappresentava l’Angelo Custode, nel secondo un dipinto dedicato a
San Francesco, una tela della Madonna degli Ammalati ed infine il
Crocifisso. Esistevano quattro teste, due ad impasto e due in cera,
rappresentanti la Madonna, San Giovanni, Maria Maddalena e San
Francesco.
Anche la chiesa dell’Immacolata fu
costruita con il denaro dell’Università e le elemosine dei devoti.
E’ stata ristrutturata intorno al 1960, gratuitamente, da alcuni
scalpellini come opera di devozione alla Madonna.
La chiesa presenta una facciata
molto sobria. Il portale ad arco è sormontato da un cornicione sul
quale si apre una finestra. La facciata culmina con un bassorilievo
rappresentante l’Immacolata Concezione.
All’interno della Chiesa, ad unica
navata, sono custodite altre tele provenienti da Occhiolà e
rappresentanti la Madonna delle Grazie e Sant’Antonio da Padova.
Vi è inoltre custodita una statua
della Madonna.
Tra le altre chiese possiamo
visitare quella dedicata allo Spirito Santo, a San Leonardo, a Sant’Anna,
San Rocco e a San Giuseppe.
La Chiesa dello Spirito Santo è
sulla Via Vittorio Emanuele; sostituì una chiesa più piccola che era
crollata a causa di una cattiva costruzione e della lenta e
distruttiva opera dell’acqua piovana. Fu iniziata nel 1816 grazie
all’impegno della confraternita del Santissimo Sacramento e di vari
sacerdoti e ultimata nel 1886. E’ in stile neo rinascimentale, ha la
forma a croce latina, con una navata centrale. Al suo interno
ammiriamo stucchi ottocenteschi racchiusi dentro cornici tonde che
rappresentano la Storia della Vergine, tele poste sopra gli altari
delle pareti laterali. Due grandi colonne sostengono una
“macchinetta”, una struttura composta da una grande raggiera dorata
con al centro una colomba scolpita che raffigura lo Spirito Santo,
sotto al quale c’è un semicerchio con sette colonnine di marmo. Sul
lato destro, sulle prime due colonnine troneggia la statua di San
Pietro che tiene in mano le chiavi dorate. Sul lato sinistro, sempre
su due colonnine, si trova la statua di San Paolo che tiene in mano
una spada dorata, simbolo della Parola di Dio.
Al centro si trova la Cappella di
Gesù flagellato alla colonna, abbellita con colonne arricchite di
stucchi.
La cappella resta chiusa per tutto
l’anno e viene aperta solo la domenica delle Palme.
Ai lati dell’altare maggiore ci sono
due balconi :su quello di sinistra si trova un antico organo ormai
in disuso.
La Chiesa è dotata di una grande
cupola arricchita di stucchi e decori.
Agli estremi della grande “T”della
croce latina ci sono due altari.
Nell’altare di destra si può ammirare un grande quadro che raffigura
un sacerdote nell’atto di celebrare la Santa Messa e che libera le
Anime del Purgatorio. Sull’altare di sinistra in un grande riquadro
è raffigurato il Cuore di Gesù, che appare accanto a Santa
Margherita.
Lungo le pareti della navata
centrale ci sono due altari. Sull’altare di destra si trova una tela
che raffigura San Francesco di Paola mentre su quello di sinistra un
altro grande quadro, che rappresenta la Madonna al cielo e gli
apostoli disposti intorno ad una bara vuota.
A destra della porta d’ingresso c’è
il battistero con una recinzione in ferro battuto. All’interno si
trova il fonte battesimale in marmo pregiato e un quadro
raffigurante il battesimo di Gesù nel fiume Giordano.
Nella sagrestia si trova una
preziosa tela della fine del settecento che rappresenta San Luigi
Gonzaga.
Nella Chiesa dello Spirito Santo
viene onorato San Francesco di Paola. Ogni anno la statua viene
portata in processione per le vie le del paese.
La Chiesa di Sant’Anna un tempo era
dedicata a Santa Venera, ha un bel portale centrale sul quale
sovrasta un ampio finestrone.
I superstiti di Occhiolà che si
rifugiarono nel feudo di Grammiceli costruirono quale prima capanna
quella che divenne la chiesa di San Rocco.
Subito dopo, cominciarono a
costruire la Chiesa di San Leonardo e dello Spirito Santo.
Verso la fine del 1700 però il
tempio di San Leonardo era in rovina e così si decise di costruire
una nuova chiesa al suo posto. I lavori di questa seconda
ricostruzione furono completati nel 1817.
Nel 1832 l’abside della chiesa
crollò e furono iniziati nuovi lavori di restauro con i fondi della
Confraternita delle Anime Purganti con le elemosine del popolo.
La Chiesa di San Leonardo si trova
sul corso Roma a pochi passi dalla piazza principale Carlo Maria
Carafa. All’interno presenta una sola navata, lungo i lati sono
disposte molte colonne e gli altare minori. Nell’abside si trova una
cappella decorata con oro dove è custodito il Crocifisso ligneo.
Sulla parete di sinistra si trovano
una cappella dove sono custodite la statua e il fercolo di Sant’Antonio
da Padova, l’altare con il quadro della Madonna della Mercede, un
organo a canne, un altare con la statua di Sant’Antonio, un altro
con il quadro delle Anime Purganti.
Sulla parete di destra si trovano i
quadri di San Sebastiano, Sant’Eligio e Sant’Isidoro, della Madonna
con Sant’Antonio e San Leonardo, della Madonna del Lume, della
Santissima Trinità.
L’opera più preziosa della chiesa è
rappresentata dal Crocifisso ligneo attribuito a Frate Umile che è
stato oggetto di un sentito culto specie nei venerdì di Quaresima
durante i quali veniva venerato. Preziosi sono anche gli argenti che
ornano il Crocifisso e l’altare Maggiore.
La Chiesa di Sant’Anna, inizialmente
detta Chiesa di Nostra Signora d’Itria o d’Ogidria, probabilmente
cominciò a sorgere negli ultimi anni del 1600.
La Chiesa fu completata nel 1774,
secondo quando scolpito sulla finestra della facciata.
La chiesa è in tardo stile barocco.
Una scalinata consente l’accesso al portale principale. La facciata
è arricchita da lesene, che terminano con capitelli corinzi e dai
cantonali.
Nella parte meridiana della facciata
si apre un’ampia finestra che termina con una cornice ondulata
sormontata da un cornicione., sopra il quale si trova il campanile,
in parte diroccato, dotato di una sola campana, proveniente da
Occhiolà e rifusa, ed un orologio.
La chiesa, a croce latina con
un’ampia cupola, al suo interno è ad unica navata.
E’ possibile ammirare pregiati
quadri tra i quali La Madonna con il Bambin Gesù, Sant’Anna e San
Gioacchino, la Madonna dell’Ogidria, la Deposizione della Croce, San
Luigi Gonzaga.
Si possono, inoltre, ammirare le
statue di Sant’Anna, Santa Rita, del Sacro Cuore, di San Biagio,
della Madonna di Pompei, del Crocifisso, dell’Addolorata.
Nella Chiesa di Sant’Anna si
celebrano quattro importanti festività : Sant’Anna cui è dedicata la
chiesa festeggiata il 26 luglio, San Biagio Vescovo e Martire, Santa
Rita da Cascia e San Luigi Gonzaga.
Il 3 Febbraio, San Biagio, il
sacerdote benedisce la gola con due candele accese.
San Luigi Gonzaga viene ricordato
con una celebrazione liturgica il 21 giugno, ma tanto tempo fa il
suo simulacro veniva portato a spalla dai giovani per le strade del
paese e nella Chiesa di Sant’Anna esisteva una confraternita che
portava il suo nome. Oggi non esiste più la confraternita di San
Luigi e non esiste più nemmeno la statua del santo, andata distrutta
in un incendio.
Santa Rita si festeggia in chiesa il
22 maggio.
La Chiesa di San Rocco è una delle
più antiche e caratteristiche di Grammichele.
L’antica costruzione custodiva, in
un tabernacolo dorato donato ai superstiti dal principe Carlo Maria
Carafa, il Santissimo Sacramento e giornalmente vi si celebrava la
Santa Messa. Fino al 1921 la chiesa era dotata di un campanile con
una sola campana. All’interno si potevano ammirare due altari : uno
custodiva, in una nicchia, la statua di San Rocco ed un quadro
raffigurante lo stesso santo, l’altro altare è arricchito con un
antico Crocifisso.
La chiesa fu demolita tra il 1936 e
il 1945 e ricostruita gradualmente grazie alle offerte dei fedeli.
La chiesa presenta una facciata a due ordine con un portale ad arco,
ornato con pietre in bugnato e sovrastato da un rosone, che
incornicia una croce. Il prospetto culmina con un campanile a
trifora con colonnine ioniche ove sono sistemate tre campane di
diverse dimensioni. L’interno della chiesa, a croce greca, presenta
un’unica navata con due altari laterali. Nella sagrestia si conserva
una tela del XIX secolo rappresentante San Rocco.
La chiesa è dedicata a San Rocco,
protettore dalle pestilenze, che viene festeggiato il 16 agosto.
La Chiesa di San Giuseppe fu
costruita nella prima metà del XIX secolo su progetto di un
architetto catanese di cui si sconosce il nome.
La Chiesa di San Giuseppe si trova
sul corso principale, Vittorio Emanuele, ma non è una chiesa molto
grande.
Lo stile architettonico del
prospetto della chiesa è Rinascimentale ed è sovrastata da un
campanile a bifora, rivolto a settentrione. L’interno della chiesa,
ad unica navata, è decorato con stucchi della fine dell’ottocento.
Gli affreschi della volta
raffigurano lo sposalizio della Vergine Maria con San Giuseppe.
Nella cantoria, posata sopra
l’ingresso principale, è collocato l’organo a canne realizzato nel
1905 e tuttora funzionante. Fa da sfondo un affresco realizzato da
Salvatore Blasco che raffigura gli angeli in adorazione del
Santissimo Sacramento realizzato negli anni quaranta.
Sull’altare maggiore si trova una
statua lignea di San Giuseppe con il Bambino. Sino al 1906, oltre
all’altare maggiore si trovavano altri tre altari decorati con
quadri che raffiguravano il Santissimo Salvatore, Maria Santissima e
la Sacra Famiglia.
Al loro posto si trovano : a destra
l’altare di Sant’Antonio da Padova, realizzato nel 1947 e l’altare
della Madonna delle Grazie; a sinistra si trova l’altare del
Santissimo Crocifisso e del Sacro Cuore di Gesù.
Al di sopra di uno dei due
confessionali si trova un pannello, realizzato dal Prof. Luigi
Gismondo, che raffigura la Resurrezione della figlia di Giairo.
Il Palazzo del Comune accoglie il
Museo Civico, che mostra reperti archeologici ritrovati nella zona
di Terravecchia, ove sorgeva l’antica città. Si compone di tre sale.
Una è dedicata all’esposizione di tre sepolture entro “pithos” che
provengono dalla necropoli della Madonna del Piano. La seconda sala
accoglie una serie di materiale raccolto durante lo scavo condotto
tra gli anni 1997 e 1998 che hanno portato alla scoperta di alcuni
ambienti datati tra la fine del VI e la prima metà del V secolo a.C.
La terza sala raccoglie i corredi funerari di alcune tombe a camera
della necropoli arcaica di Casa Cantoniera Campo.
Il Parco Archeologico si trova nella
collina di Terravecchia dove si era sviluppata la città medioevale
di Occhiolà, distrutta dal sisma del 1693.
Tra gli edifici
possiamo ammirare il Palazzo Gulizia, un tempo Gianformaggio,
caratterizzato da mensole reggibalcone riccamente decorate e da
portali di ingresso, chiusi da lunette di ferro battuto. All’angolo
tra la strada provinciale e la Via Vittorio Emanuele fu istituito
nel 1935 un abbeveratoio comunale e in fondo al Corso Vittorio
Emanuele fu costruita la villa Maria,
formata da tre corpi architettonici racchiusi all’interno e un
magnifico giardino.
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