GRAMMICHELE                 

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 INFO

Il comune di Grammichele si trova su un altipiano, a 519 metri sopra i livello del mare, tra i paesi di Caltagirone, Licodia Eubea e Mineo.

 

 STORIA

I ritrovamenti di ceramiche e monete effettuati nella località “Terravecchia” confermano l’esistenza di un centro greco – siculo, identificato con Echetla, città o fortezza della Sicilia sui confini del territorio siracusano.

Menzionata da Diodoro, nel 309 a.C. fu occupata da un corpo di truppe al servizio di Siracusa; in seguito fu presa, nonostante la sua forte posizione, dallo Xenodico di Agrigento che le ridiede la libertà.

Fu assediata da Roma all’inizio della prima guerra punica, nel medioevo si formò sul luogo dell’antica città. Distrutto dal terremoto del 1693, gli abitanti si trasferirono nel luogo attuale, dove fu fondato da Carlo Maria Carata Branciforte il borgo di Grammichele, che ebbe in seguito rapido sviluppo.

Molte furono le vittime del disastro e pochi i superstiti, che iniziarono immediatamente a cercare dei luoghi sicuri ove rifugiarsi. Alcuni trovarono ospitalità nel convento dei Padri Eremiti del Piano, altri si stanziarono nelle campagne circostanti (Giandritto, Cammei, Fondo Margi). La mancanza dei beni di prima necessità indusse i superstiti a chiedere aiuto a Carlo Maria Carafa, principe di Bufera e di Roccella, barone di Occhiolà, che abitava a Mazzarino. Questi, appresa la dolorosa notizia, inviò subito i soccorsi alla povera gente che iniziò subito a nutrire nei suoi confronti sentimenti di profonda gratitudine.

La pianta della città fu ideata appunto dal principe Carlo Maria Carafa Branciforte, signore del luogo, e disegnata dal frate architetto Michele da Ferla. Il pensiero del principe era andato alla città – fortezza di Palmanova, edificata nel 1593. Iniziò a tracciare le strade e le chiese su disegno eseguito dal principe stesso, incidendole su una lavagna di ardesia tuttora conservata nel Palazzo Comunale.

 

TURISMO

Presenta una pianta perfettamente regolare : a planimetria regolare, a planimetria esagonale, imperniato su una piazza esagonale; le sei vie che partono dalla piazza centrale congiungono con altrettante piazze periferiche. Nella piazza centrale sorgono il Palazzo Comunale e la Chiesa Madre. Percorrendo Via Roma si giunge a Piazza Alessandro Manzoni , una delle sei piazze quadrate perimetrali, da cui si può continuare in senso orario percorrendo la Via Settima ora Via Cavour che attraversa tutte le piazze dei borghi periferici.

La pianta della città è stata sempre oggetto di analisi e di interpretazioni da parte degli studiosi.

Dal punto di vista architettonico sono interessanti da vedere la Chiesa Madre, il Santuario della Madonna del Piano, la Chiesa di Maria Santissima Addolorata, la Chiesa dell’Immacolata, la Chiesa di San Michele, la Chiesa di San Raffaele Arcangelo, il Parco Archeologico di Occhiolà, il Museo Civico e numerose altre chiese minori.

La Chiesa Madre è dedicata a San Michele. Preceduta da una gradinata culminante in un piccolo sagrato, contribuisce a sottolineare il fascino e la suggestività dell’intera piazza. I lavori per la costruzione della chiesa iniziarono nel 1724. I lavori continuarono per quasi quarant’anni, fino al 1757, come si può leggere sulla porta laterale della chiesa sul corso Roma, prima Via Garibaldi ed ancora prima Via del Calvario.

La dedica a San Michele dipende dal fatto che all’epoca della fondazione fu introdotto il culto di San Michele quale protettore dei terremoti.

La facciata è arricchita da lesene, cornicioni sporgenti e da quattro nicchie, che dovevano accogliere le statue dei quattro evangelisti. Nella parte inferiore si possono notare tre portali intagliati, quello centrale più grande e due laterali più piccoli, tra i due portali due nicchie. Nella parte mediana si notano altre due nicchie, decori e al centro un ampio finestrone. Nella parte superiore c’è il campanile che accoglie tre campane di diversa grandezza: una grande al centro, una più piccola a destra e una ancora più piccola a sinistra. Più in alto, al posto dell’antico orologio ora si può ammirare un coronamento frontonato, costruito nel 1898, quando il prospetto della Chiesa venne modificato secondo il disegno dell’architetto Carlo Sada. Lo stile della facciata è in stile barocco semplice ed elegante. La chiesa Madre è stata chiusa per diversi mesi nell’anno 2000 perché erano state erette al suo interno impalcature di sostegno nell’attesa di numerosi lavori di restauro.

L’interno è a croce latina con tre navate divise da cinque arcate. Nel mezzo della crociera, lunga 22 metri, si innalza la cupola alta circa 39 metri dal suolo.

Lungo la navata di destra si trovano quattro altari in marmo sormontati da antiche tele. Sul primo altare si trova un dipinto, proveniente da Occhiolà, dedicato al martirio di Santa Lucia; sul secondo un quadro dedicato a San Nicola di Bari, anch’esso proveniente da Occhiolà, sul terzo altare la tela raffigurante la Madonna del Carmelo con San Simone e le Anime del Purgatorio, sul quarto altare si può osservare una tela raffigurante San Michele Arcangelo.

Lungo la navata di sinistra sul primo altare, dopo il fonte battesimale, si può osservare un dipinto che rappresenta il transito di San Giuseppe, nell’altare successivo un dipinto rappresentante la Madonna del Rosario con San Domenico, Santa Caterina da Siena ed i misteri del Rosario, rappresentati sulla cornice. L’ultimo dipinto della navata sinistra rappresenta la disputa di Santa Caterina e proviene da Occhiolà. Infine è possibile ammirare il fercolo dei Santi Patroni.

Nel 1798 fu costruita la lanterna della cupola, l’anno dopo si pensò di arricchire l’edificio con numerosi stucchi.

La sua volta rappresenta stucchi ottocenteschi che rappresentano i dodici apostoli ed eventi della vita di Gesù.

A destra dell’altare c’è la Cappella del Crocifisso, a sinistra la Cappella del Santissimo Sacramento.

All’interno della Cappella del Santissimo Sacramento possiamo ammirare interessanti stucchi dell’Ottocento che raffigurano episodi relativi alla vita di Gesù nella casa di Marta e di Maria e la Cena di Emmaus, tele raffiguranti San Nicola di Bari. La disputa di Santa Caterina e la Madonna del Rosario, San Domenico e Santa Caterina da Siena.

Dopo il terremoto del 1693, venne eretto fuori dall’abitato della città di Grammichele il piccolo eremo di Santa Maria di Valverde nel 1698. L’eremo dopo la morte dei pochi eremiti fu abbandonato e andò in rovina.

Nel 1873 la chiesa fu affidata al reverendo procuratore Don Gaetano Tornello, come attesta un documento nella biblioteca della Chiesa Madre. Nel 1950 venne ristrutturata e dedicata a San Raffaele Arcangelo.

La chiesetta è in stile tardo barocco. All’esterno presenta una porta centrale sormontata da un cornicione appoggiato su due lesene. Al centro c’è una piccola finestra, ai lati si notano altre due lesene sulle quali appoggia la cella campanaria.

All’interno, l’edificio ad unica navata dispone di un unico altare. Ai lati dell’Altare Maggiore si trovano le statue di Santa Maria di Valverde del 1970 e l’antica statua di San Raffaele Arcangelo di autore ignoto.

Sulle pareti laterali si trovano due tele del settecento, di autore ignoto, raffiguranti Sant’Onofrio e San Raffaele Arcangelo.

Entrando nell’edificio da sinistra si possono notare due lapidi mortuarie ritrovate nel piccolo cortile della chiesa, le quali testimoniano la presenza degli eremiti fino al 1720 circa.
Accanto alla porta d’ingresso sopra l’acquasantiera si può ammirare il quadro del Cristo Risorto, anch’esso di autore ignoto.

All’esterno, sulle antiche mura realizzate con pietra e calce, è possibile notare le tracce di una porta che conduceva al cortile e di alcune finestre.

Attiguo alla Chiesa Madre si erge il Palazzo Comunale, uno tra i più rilevanti edifici pubblici della città, ideato e costruito dall’architetto Carlo Sada nel 1896.

In origine, l’assetto urbano della piazza era stato completato con la costruzione del Palazzo Giuratorio. Alla fine dell’ottocento, per decisione dell’allora sindaco Andrea Vaccaio, l’antica Domus Iuratoria fu demolita per far posto al Palazzo Comunale. L’edificio, di stile rinascimentale, è attualmente costituito da tre piani e presenta una facciata maestosa e artisticamente riuscita.

Largo Occhiolà fu il primo luogo dove i superstiti si ripararono dopo il terremoto e dunque il primo luogo costruito ed abitato del nostro paese.

Per tale ragione, la piazzetta è dedicata ai superstiti del terremoto di Occhiolà, come riportato in una lapide posta dall’Amministrazione Comunale nel 1996.

Sempre in Largo Occhiolà si può ammirare una Meridiana, posta in memoria del Principe Carlo Maria Carafa, appassionato studioso di orologi solari.

Il Santuario della Madonna del Piano si trova nei dintorni della città di Grammichele, a nord –ovest della località di Terravecchia. L’edificio fu edificato nel XII secolo e  presenta con una struttura semplice.

Era un romitorio per i frati laici, che offrivano riparo ai viandanti. L’eremo è molto importante per i grammichelesi, perché è l’unico edificio sopravvissuto al terribile terremoto del 1693, che distrusse l’antica Occhiolà, città dove abitavano i loro antenati.

Da alcuni scritti risulta che nel 1766 abitavano nell’eremo cinque eremiti, che poi si ridussero a Fra’ Giuseppe Murgo Vannella.

Nel 1936 la Principessa di Butera, proprietaria del Santuario, lo donò al Vescovo di Caltagirone che nominò rettore Don Giusepe Paolo Altamore.

Il portale di ingresso è sormontato da un finestrone centrale. La Chiesa ha una navata piccola, il pavimento è fatto con mattonelle della ceramica di Caltagirone, che raffigurano disegni di colore bianco e blu. All’interno possiamo ammirare affreschi che raffigurano le storie della Madonna del Piano e tre altari : l’Altare Maggiore, dedicato alla Madonna, l’Altare del Santissimo Crocifisso e l’Altare di Santa Caterina d’Alessandria.

Al centro dell’altare maggiore si trova una tela ad olio della Madonna con il Bambino dipinta nel 1877 da Francesco Vaccaio di Caltagirone.

L’abside è decorata che raffigurano la vita della Madonna.
Nella parte di destra è raffigurata insieme agli Apostoli. L’altare dedicato a Santa Caterina è caratterizzato da un arco decorato con scene, ormai deteriorate, della vita della Santa.

L’altare del Santissimo Crocifisso si trova a sinistra dell’Altare Maggiore. In alto a sinistra e a destra si possono notare, un po’ sbiaditi gli affreschi che rappresentano la Passione di Gesù. Al centro c’è un Crocifisso in legno, ai lati sono posti due candelabri.

A pochi metri sotto il santuario è posta, all’incrocio tra tre strade, la Croce di Pietra.

E’ costituita da un piedistallo di forma ottagonale, su cui si eleva una grande croce, fatta con pietre squadrate molto semplici, senza scritture o decorazioni.

Fu fatta costruire da Fra’ Giuseppe Carotene nel 1718, nel punto in cui l’11 gennaio 1693, durante il terremoto, la terra si aprì inghiottendo tantissime persone, che si erano rifugiate in quella zona per scampare al pericolo.

La Chiesa di Maria Santissima Addolorata fu edificata su un’altura e per questo è detta anche la Chiesa del “Calvario”.

In principio questa chiesa sorse nella forma di un piccolo eremo, ospitante un solo eremita, ma nel 1828, come appariva un tempo in un’iscrizione non più esistente, l’eremo fu trasformato nell’attuale chiesa, con annesso il convento dei Cappuccini di San Francesco d’Assisi. Negli anni venti i locali del convento furono adibiti a scuola elementare, mentre la piccola chiesa vessava in stato d’abbandono e di grave dissesto, fino a quando il nuovo rettore, Sac. Salvatore Failla da Scordia, provvide nel 1928 al restauro e alla pavimentazione. La chiesa, in stile barocco, è dedicata alla Madonna Addolorata.

Sulla parete dell’abside c’è un quadro che raffigura la Madonna che tiene tra le sue braccia il Cristo morto.

La chiesa ha la forma di una croce latina.

Nel primo altare minore, a destra c’è la statua di Sant’Antonio da Padova. Nel secondo si trova una tela ad olio raffigurante San Francesco d’Assisi che ottiene dalla Madonna l’indulgenza della Porziuncola.

Lungo il lato sinistro vicino al primo altare minore si vede il fonte battesimale e poi un presepe custodito in una teca. Nell’altare successivo, in basso, il simulacro del Cristo Morto deposto in un’urna adornata finemente e sopra la scena dell’Annunciazione. Nel secondo altare c’è la statua del Sacro Cuore di Gesù, donata dalla fedele signora Teresa Sinatra.

La chiesa, con una sola navata centrale, ha subito nel corso dei secoli radicali trasformazioni. Nel 1884 esisteva, nel primo altare, a destra un quadro che rappresentava l’Angelo Custode, nel secondo un dipinto dedicato a San Francesco, una tela della Madonna degli Ammalati ed infine il Crocifisso. Esistevano quattro teste, due ad impasto e due in cera, rappresentanti la Madonna, San Giovanni, Maria Maddalena e San Francesco.

Anche la chiesa dell’Immacolata fu costruita con il denaro dell’Università e le elemosine dei devoti. E’ stata ristrutturata intorno al 1960, gratuitamente, da alcuni scalpellini come opera di devozione alla Madonna.

La chiesa presenta una facciata molto sobria. Il portale ad arco è sormontato da un cornicione sul quale si apre una finestra. La facciata culmina con un bassorilievo rappresentante l’Immacolata Concezione.

All’interno della Chiesa, ad unica navata, sono custodite altre tele provenienti da Occhiolà e rappresentanti la Madonna delle Grazie e Sant’Antonio da Padova.

Vi è inoltre custodita una statua della Madonna.

Tra le altre chiese possiamo visitare quella dedicata allo Spirito Santo, a San Leonardo, a Sant’Anna, San Rocco e a San Giuseppe.

La Chiesa dello Spirito Santo è sulla Via Vittorio Emanuele; sostituì una chiesa più piccola che era crollata a causa di una cattiva costruzione e della lenta e distruttiva opera dell’acqua piovana. Fu iniziata nel 1816 grazie all’impegno della confraternita del Santissimo Sacramento e di vari sacerdoti e ultimata nel 1886. E’ in stile neo rinascimentale, ha la forma a croce latina, con una navata centrale. Al suo interno ammiriamo stucchi ottocenteschi racchiusi dentro cornici tonde che rappresentano la Storia della Vergine, tele poste sopra gli altari delle pareti laterali. Due grandi colonne sostengono una “macchinetta”, una struttura composta da una grande raggiera dorata con al centro una colomba scolpita che raffigura lo Spirito Santo, sotto al quale c’è un semicerchio con sette colonnine di marmo. Sul lato destro, sulle prime due colonnine troneggia la statua di San Pietro che tiene in mano le chiavi dorate. Sul lato sinistro, sempre su due colonnine, si trova la statua di San Paolo che tiene in mano una spada dorata, simbolo della Parola di Dio.

Al centro si trova la Cappella di Gesù flagellato alla colonna, abbellita con colonne arricchite di stucchi.

La cappella resta chiusa per tutto l’anno e viene aperta solo la domenica delle Palme.

Ai lati dell’altare maggiore ci sono due balconi :su quello di sinistra si trova un antico organo ormai in disuso.

La Chiesa è dotata di una grande cupola arricchita di stucchi e decori.

Agli estremi della grande “T”della croce latina ci sono due altari.
Nell’altare di destra si può ammirare un grande quadro che raffigura un sacerdote nell’atto di celebrare la Santa Messa e che libera le Anime del Purgatorio. Sull’altare di sinistra in un grande riquadro è raffigurato il Cuore di Gesù, che appare accanto a Santa Margherita.

Lungo le pareti della navata centrale ci sono due altari. Sull’altare di destra si trova una tela che raffigura San Francesco di Paola mentre su quello di sinistra un altro grande quadro, che rappresenta la Madonna al cielo e gli apostoli disposti intorno ad una bara vuota.

A destra della porta d’ingresso c’è il battistero con una recinzione in ferro battuto. All’interno si trova il fonte battesimale in marmo pregiato e un quadro raffigurante il battesimo di Gesù nel fiume Giordano.

Nella sagrestia si trova una preziosa tela della fine del settecento che rappresenta San Luigi Gonzaga.

Nella Chiesa dello Spirito Santo viene onorato San Francesco di Paola. Ogni anno la statua viene portata in processione per le vie le del paese.

La Chiesa di Sant’Anna un tempo era dedicata a Santa Venera, ha un bel portale centrale sul quale sovrasta un ampio finestrone.

I superstiti di Occhiolà che si rifugiarono nel feudo di Grammiceli costruirono quale prima capanna quella che divenne la chiesa di San Rocco.

Subito dopo, cominciarono a costruire la Chiesa di San Leonardo e dello Spirito Santo.

Verso la fine del 1700 però il tempio di San Leonardo era in rovina e così si decise di costruire una nuova chiesa al suo posto. I lavori di questa seconda ricostruzione furono completati nel 1817.

Nel 1832 l’abside della chiesa crollò e furono iniziati nuovi lavori di restauro con i fondi della Confraternita delle Anime Purganti con le elemosine del popolo.

La Chiesa di San Leonardo si trova sul corso Roma a pochi passi dalla piazza principale Carlo Maria Carafa.  All’interno presenta una sola navata, lungo i lati sono disposte molte colonne e gli altare minori. Nell’abside si trova una cappella decorata con oro dove è custodito il Crocifisso ligneo.

Sulla parete di sinistra si trovano una cappella dove sono custodite la statua e il fercolo di Sant’Antonio da Padova, l’altare con il quadro della Madonna della Mercede, un organo a canne, un altare con la statua di Sant’Antonio, un altro con il quadro delle Anime Purganti.

Sulla parete di destra si trovano i quadri di San Sebastiano, Sant’Eligio e Sant’Isidoro, della Madonna con Sant’Antonio e San Leonardo, della Madonna del Lume, della Santissima Trinità.

L’opera più preziosa della chiesa è rappresentata dal Crocifisso ligneo attribuito a Frate Umile che è stato oggetto di un sentito culto specie nei venerdì di Quaresima durante i quali veniva venerato. Preziosi sono anche gli argenti che ornano il Crocifisso e l’altare Maggiore.

La Chiesa di Sant’Anna, inizialmente detta Chiesa di Nostra Signora d’Itria o d’Ogidria, probabilmente cominciò a sorgere negli ultimi anni del 1600.

La Chiesa fu completata nel 1774, secondo quando scolpito sulla finestra della facciata.

La chiesa è in tardo stile barocco. Una scalinata consente l’accesso al portale principale. La facciata è arricchita da lesene, che terminano con capitelli corinzi e dai cantonali.

Nella parte meridiana della facciata si apre un’ampia finestra che termina con una cornice ondulata sormontata da un cornicione., sopra il quale si trova il campanile, in parte diroccato, dotato di una sola campana, proveniente da Occhiolà e rifusa, ed un orologio.

La chiesa, a croce latina con un’ampia cupola, al suo interno è ad unica navata.

E’ possibile ammirare pregiati quadri tra i quali La Madonna con il Bambin Gesù, Sant’Anna e San Gioacchino, la Madonna dell’Ogidria, la Deposizione della Croce, San Luigi Gonzaga.

Si possono, inoltre, ammirare le statue di Sant’Anna, Santa Rita, del Sacro Cuore, di San Biagio, della Madonna di Pompei, del Crocifisso, dell’Addolorata.

Nella Chiesa di Sant’Anna si celebrano quattro importanti festività : Sant’Anna cui è dedicata la chiesa festeggiata il 26 luglio, San Biagio Vescovo e Martire, Santa Rita da Cascia e San Luigi Gonzaga.

Il 3 Febbraio, San Biagio, il sacerdote benedisce la gola con due candele accese.

San Luigi Gonzaga viene ricordato con una celebrazione liturgica il 21 giugno, ma tanto tempo fa il suo simulacro veniva portato a spalla dai giovani per le strade del paese e nella Chiesa di Sant’Anna esisteva una confraternita che portava il suo nome. Oggi non esiste più la confraternita di San Luigi e non esiste più nemmeno la statua del santo, andata distrutta in un incendio.

Santa Rita si festeggia in chiesa il 22 maggio.

La Chiesa di San Rocco è una delle più antiche e caratteristiche di Grammichele.

L’antica costruzione custodiva, in un tabernacolo dorato donato ai superstiti dal principe Carlo Maria Carafa, il Santissimo Sacramento e giornalmente vi si celebrava la Santa Messa. Fino al 1921 la chiesa era dotata di un campanile con una sola campana. All’interno si potevano ammirare due altari : uno custodiva, in una nicchia, la statua di San Rocco ed un quadro raffigurante lo stesso santo, l’altro altare è arricchito con un antico Crocifisso.

La chiesa fu demolita tra il 1936 e il 1945 e ricostruita gradualmente grazie alle offerte dei fedeli. La chiesa presenta una facciata a due ordine con un portale ad arco, ornato con pietre in bugnato e sovrastato da un rosone, che incornicia una croce. Il prospetto culmina con un campanile a trifora con colonnine ioniche ove sono sistemate tre campane di diverse dimensioni. L’interno della chiesa, a croce greca, presenta un’unica navata con due altari laterali. Nella sagrestia si conserva una tela del XIX secolo rappresentante San Rocco.

La chiesa è dedicata a San Rocco, protettore dalle pestilenze, che viene festeggiato il 16 agosto.

La Chiesa di San Giuseppe fu costruita nella prima metà del XIX secolo su progetto di un architetto catanese di cui si sconosce il nome.

La Chiesa di San Giuseppe si trova sul corso principale, Vittorio Emanuele, ma non è una chiesa molto grande.

Lo stile architettonico del prospetto della chiesa è Rinascimentale ed è sovrastata da un campanile a bifora, rivolto a settentrione. L’interno della chiesa, ad unica navata, è decorato con stucchi della fine dell’ottocento.

Gli affreschi della volta raffigurano lo sposalizio della Vergine Maria con San Giuseppe.

Nella cantoria, posata sopra l’ingresso principale, è collocato l’organo a canne realizzato nel 1905 e tuttora funzionante. Fa da sfondo un affresco realizzato da Salvatore Blasco che raffigura gli angeli in adorazione del Santissimo Sacramento realizzato negli anni quaranta.

Sull’altare maggiore si trova una statua lignea di San Giuseppe con il Bambino. Sino al 1906, oltre all’altare maggiore si trovavano altri tre altari decorati con quadri che raffiguravano il Santissimo Salvatore, Maria Santissima e la Sacra Famiglia.

Al loro posto si trovano : a destra l’altare di Sant’Antonio da Padova, realizzato nel 1947 e l’altare della Madonna delle Grazie; a sinistra si trova l’altare del Santissimo Crocifisso e del Sacro Cuore di Gesù.

Al di sopra di uno dei due confessionali si trova un pannello, realizzato dal Prof. Luigi Gismondo, che raffigura la Resurrezione della figlia di Giairo.

Il Palazzo del Comune accoglie il Museo Civico, che mostra reperti archeologici ritrovati nella zona di Terravecchia, ove sorgeva l’antica città. Si compone di tre sale. Una è dedicata all’esposizione di tre sepolture entro “pithos” che provengono dalla necropoli della Madonna del Piano. La seconda sala accoglie una serie di materiale raccolto durante lo scavo condotto tra gli anni 1997 e 1998 che hanno portato alla scoperta di alcuni ambienti datati tra la fine del VI e la prima metà del V secolo a.C. La terza sala raccoglie i corredi funerari di alcune tombe a camera della necropoli arcaica di Casa Cantoniera Campo.

Il Parco Archeologico si trova nella collina di Terravecchia dove si era sviluppata la città medioevale di Occhiolà, distrutta dal sisma del 1693.

Tra gli edifici possiamo ammirare il Palazzo Gulizia, un tempo Gianformaggio, caratterizzato da mensole reggibalcone riccamente decorate e da portali di ingresso, chiusi da lunette di ferro battuto. All’angolo tra la strada provinciale e la Via Vittorio Emanuele fu istituito nel 1935 un abbeveratoio comunale e in fondo al Corso Vittorio Emanuele fu costruita la villa Maria, formata da tre corpi architettonici racchiusi all’interno e un magnifico giardino.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za C. M.Caraffa

0933 / 941536

Farmacia Dr Frazzetto Maria Stella

Via V. Emanuele n. 196

0933 / 940794

Farmacia Dr Scaccianoce Barbara

P. Dante n. 13

0933 / 941065

Farmacia Dr Vanella Giuseppa

Via V. Emanuele n. 146

0933 / 941044

 

FOTO

MUNICIPIO DI GRAMMICHELE  VEDUTA AEREA DI GRAMMICHELE

 

FESTE ED EVENTI

Tra le manifestazioni celebrate a Grammichele l’11 febbraio si tiene la processione del simulacro della Madonna di Lourdes. Il 19 marzo in Piazza Carlo Maria Carafa si tiene la nominata “Mangiata della Sacra Famiglia”, dove sono presi dal popolo tre persone, di cui due orfanelli e un anziano che impersonano Maria, Gesù adolescente e San Giuseppe per pranzare su un palco dove sono messi all’asta i doni offerti dalla popolazione.

Le celebrazioni della Pasqua iniziano con la Domenica delle Palme, con la benedizione delle Palme e dei rami d’ulivo portati dai fedeli. La domenica sera nella chiesa dello Spirito Santo si può assistere alla funzione dell’apertura del Cristo alla Colonna cui partecipano le diverse confraternite della città.

Il mercoledì sera, dopo tre giorni di preghiere, si tiene la processione del Cristo della Colonna. Nella serata di giovedì in tutte le chiese di Grammichele sono allestiti gli altari della Deposizione o “Sepolcri”. Il venerdì sera si tiene la processione, che parte dalla Chiesa del Calvario e prosegue per le vie del paese. Durante la tarda serata del sabato, in tutte le chiese, si celebra la veglia della Resurrezione.

Il 25 aprile in onore di San Francesco da Paola è celebrata nella Chiesa dello Spirito Santo una processione religiosa.

Il 6, 7 e 8 maggio è celebrata una festa in onore dei Santi Patroni, San Michele Arcangelo e Santa Caterina e un “triduo” nella Chiesa Madre, dalla quale parte la processione dei simulacri per tutte le vie cittadine. Nei tre giorni di festeggiamento diverse sono le manifestazioni folkloristiche e spettacoli di intrattenimento. Sempre nel mese di maggio, dal comune è organizzata un’importante Fiera Mercato che dura cinque giorni.

Il 6, 7 e 8 settembre, invece, si tiene la Festa della Madonna del Piano, ospitata dalla Chiesa della Madonna del Piano. La festa religiosa si accompagna con i giochi popolari della “ninna” e “rutta de pignati”, la sagra della salsiccia.

La terza domenica di settembre invece si tiene la Festa dell’Addolorata nella Chiesa del Calvario, con la processione del simulacro e varie manifestazioni.

 

      

                                              

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