LICODIA EUBEA                 

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 INFO

Il comune di Licodia Eubea dista circa una settantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene. Conta circa 3.200 abitanti (detti licodiani) e sorge in una zona collinare interna, posta a 630 metri sopra il livello del mare.

Licodia si affaccia sulla valle del fiume Birillo, vanta una ricca produzione di olive, mandorle, agrumi e ottima uva da tavola che si può gustare nell’annuale Sagra dell’Uva che si svolge nel mese di settembre.

Fiorente è l’allevamento di bovini, ovini, caprini e equini e la produzione di squisiti formaggi tipici siciliani.

 

 STORIA

Il nome “Licodia” deriva dall’arabo “Al-Kudia” che significa “rupe” poiché il primo nucleo abitato sorse intorno ad un antico castello sito su una rupe.

Secondo una testimonianza tramandata da numerosi storici il luogo in cui sorge Licodia è da identificare con la colonia fondata dai Calcidesi di Lentini nel 650 a.C. Ultimamente i ritrovamenti nella necropoli di Sarpellizza, la ceramica rinvenuta nei campi di Pizzo del Corno, gli scarichi nell’Orto Quadro, materiali utilizzati per la costruzione del sepolcreto di Via Cordova hanno costituito argomenti validi per la conferma dell’identificazione dell’attuale Licodia con la colonia calcidese “Euboia”.

Antica città sicula subì prima l’influsso della cultura greca, poi quella romana e, infine, si trasformò in una grossa borgata cristiana.

Durante il medioevo al toponimo “Eubea” si aggiunse quello di “Licodia”, che deriverebbe dal vocabolo greco “Lukos” che significa “lupo” ma che sarebbe invece di origini arabe.

La prima famiglia importante da ricordare è quella dei Filangeri al tempo degli Aragonesi. Il periodo di maggiore lustro Licodia l’ebbe tra il XV e il XVI d.C. quando la famiglia Adamar, signori dei castelli delle finestre e di Santa Pau da cui presero in seguito il nome, ne governarono il territorio, ottenuto nel trecento da Re Martino.

Nel 1615 il borgo ed il castello passarono ai Ruffo tramite Muzio Ruffo, Principe di Scilla.

Il terremoto del 1693 causò la totale distruzione del castello.

A seguito della soppressione feudale del 1812 e delle riforme amministrative borboniche del 1816-1819 il Comune di Licodia divenne parte del circondario di Vizzini e nel 1844 fu elevato a capoluogo.

 

TURISMO

Dal punto di vista architettonico interessanti da visitare sono la Chiesa Madre e Parrocchia di Santa Margherita, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e il Convento dei Frati Cappuccini, il Convento e la Chiesa del Carmine, la Chiesa di Santa Lucia al Borgo, la Chiesa dell’Ospedale, la Chiesa del Monte Calvario, la Chiesa del Santissimo Rosario e il Monastero di San Domenico, la Chiesa del Bianchetto, il Castello di Santa Pau, il Palazzo Mugnos e vari mulini.

La Chiesa Matrice dedicata a Santa Margherita, patrona di Licodia Eubea, è situata in Piazza Vittorio Emanuele. I lavori per la sua costruzione pare abbiano avuto inizio intorno al 1600. La chiesa diventò Matrice nel 1621, venne distrutta completamente dal terremoto del 1693, ricostruita intorno all’unica ala rimasta in piedi, in corrispondenza della Cappella di Sant’Antonio. Venne consacrata e aperta al culto nel 1738. Per accedervi bisognava arrampicarsi per la collinetta e nel 1893 si provvide a sistemare la piazza e a costruire la gradinata. La pianta della chiesa è in stile basicale a tre navate, divisa da due filari di cinque colonne e dotata di tre absidi. Il presbiterio subì varie modifiche e fu eliminata l’antica balaustra. Il prospetto venne ultimato dopo la costruzione della Chiesa. Nella sua parte centrale spiccano lo stemma della famiglia Santa Pau e alcuni elementi decorativi, tra cui due medaglioni con i busti dei Santi Pietro e Paolo.

All’interno si trova la cappella della famiglia Santa Pau, la cappella di Blasi e la cappella del Santissimo Sacramento. Tra le tele che si possono ammirare spiccano “San Benedetto, San Girolamo, San Lorenzo e il donatore”, “La Deposizione” e “San Michele nell’atto di trafiggere il drago”. Nella navata destra sono collocate una statua di Sant’Antonio Abate, scolpita in legno e una statua dell’Addolorata.

In una nicchia ricavata nella parete sinistra della chiesa, sopra un reliquario, si può ammirare il Cristo nell’urna (bara) detta “A Cascia”, dove si conserva la famosa e immensa tela che raffigura il Cristo resuscitato. Nel tempio sono anche custodite le ossa del canonico Don Martino La Russa.

La prima costruzione del convento dei Cappuccini fu modificata in seguito al crollo avvenuto nel 1693. Rimase in piedi l’ala sinistra dove ancora si conservano le celle cinquecentesche, parte del chiostro e la piccola cappella, posta sullo stesso corridoio delle celle. Il portico del chiostro, in pietra intagliata, fu realizzato nella prima metà del XVII secolo. Uno stemma con le insegne araldiche della famiglia dei Santa Pau sovrasta una porta del cortile interno.

All’interno della chiesa è la Custodia settecentesca dell’altare maggiore, in legno intarsiato. Si possono ammirare due tele raffiguranti “L’adorazione dei Magi” e “La Madonna con il Bambino”, la statua lignea di San Francesco in una cappella a sinistra. Di fronte alla prima rampa della scala interna si può ammirare un dipinto raffigurante Santa Veronica.

Sulla parete sinistra, subito dopo l’ingresso principale sono riportati i sepolcri di Camilla Santa Pau, del marito Muzio Ruffo e del loro figlio sacerdote Giuseppe.

La Chiesa e il Convento del Carmine si trovano in Piazza del Carmine. Il convento, eretto nel 1563 per volontà della marchesa Atonia Del Balzo, moglie di Ambrogio Santa Pau, era annessa alla Chiesa di San Pietro il Vecchio, nella contrada Nostradonna. Solo successivamente, la marchesa fece ostruire l’attuale convento. Esso divenne la residenza dei Padri Carmelitani dal 1579 al 1866. Nel 1930 fu ricostruito il campanile nella sua forma originale e l’edificio fu completamente trasformato, con la costruzione di un secondo piano, che divenne sede per le scuole.

La chiesa, ad una sola navata, presenta una facciata molto semplice. All’interno sono conservati due monumenti funebri con lo stemma araldico della famiglia Interlandi del XVI e del XVII secolo. A destra dell’altare maggiore si può ammirare una tela raffigurante “La Deposizione” mentre a sinistra una tela raffigurante Sant’Antonio Abate.

Degni di interesse il crocifisso ligneo, il grande pulpito con sette pannelli raffiguranti Papi, Santi e Martiri dell’ordine carmelitano.

La Chiesa di Santa Lucia, in origine dedicata a San Giovanni e quindi a San Nicolò, si trova nel quartiere “Borgo”, il nucleo più antico di Licodia che si estende sotto il castello. Essa è l’unica costruzione sacra risalente all’inizio del 1300 ancora conservata.

Quando nel 1945 divenne parrocchia la struttura architettonica subì diverse modifiche.

Il campanile venne abbattuto e ricostruito sul lato anteriore sinistro, con forma slanciata con una guglia che ne snellisce la sagoma. All’interno della Chiesa è possibile ammirare la statua di Santa Lucia, restaurata intorno al 1963, due dipinti che rappresentano “San Sebastiano” e “San Nicola”, la statua lignea settecentesca, dorata, della Madonna delle Grazie.

La Chiesa dell’Ospedale si trova ubicata nella zona centrale dell’abitato, in Corso Umberto. La sua costruzione risale al 1607, durante il regno di Filino III di Spagna e sotto il marchesato di Vincenzo Santapau. La chiesa sostituì una cappella rupestre dedicata alla Santissima Trinità ed annessa all’Ospedale, che era già attivo nel Cinquecento.

La chiesa ha una pianta ad una navata, il suo prospetto si completa con una torre campanaria realizzata nei primi anni del 1900. La torre che ospita l’orologio ha mantenuto una campana di particolare pregio, risalente al 1489. Al suo interno è possibile ammirare quattro grandi tele, di uguali dimensioni, che raffigurano “La strage degli Innocenti”, “San Cristoforo” e “La Madonna”, un crocifisso ligneo a grandezza naturale.

La Chiesa del Calvario, detta anche Madonna della Provvidenza, si trova a nord del paese ed è una tra le più antiche costruzioni sacre di Licodia. Nel 1693 resistette al terremoto, successivamente a causa delle cattive condizioni, fu ricostruita ad opera del cappella Don Felice Accardo. E’ costruita su pianta ottagonale con corpo absidale posto verso est, presenta una struttura modesta e semplice. All’interno, sull’altare centrale, è posta la statua della Madonna della Provvidenza. Nel 1420 i Frati Predicatori si stabilirono a Licodia e costruirono il convento dove sorgeva la Chiesa della Confraternita del Santissimo Salvatore. Verso la fine del XV secolo la marchesa Donna Eleonora Valguarnera fece costruire all’interno della chiesa una cappella dedicata all’Annunziata o Nostradonna.

Nel 1530, per volontà di Ponzio Santapau, fu fondato un convento più grande. Nel 1693, con il terremoto, la chiesa venne in parte distrutta. Ricostruita nel 1747, venne allora dedicata a San Domenico. Nel 1897 i Frati Domenicani fecero ritorno a Licodia  e dove sorgeva l’antica chiesa del Santissimo Rosario ricostruirono il convento che divenne sede per studi teologici e filosofici. La chiesa è ad una sola navata, conserva al proprio interno un dipinto dedicato a San Domenico, un pulpito del XVIII secolo in legno dorato, la statua della Madonna del Rosario e la statua lignea del Santissimo Salvatore.

In contrada Bianchetto sorge la chiesa omonima. E’ una costruzione semplice, su pianta ottagonale, priva di campanile. Fu dedicata alla Madonna delle Grazie.

All’interno possiamo ammirare i resti di quel che rimane di un altare sormontato da un affresco. Sulle rimanenti pareti rimangono visibili bordi in rilievo e cornici rettangolari che racchiudevano affreschi di cui restano deboli tracce.

Il Castello di Santa Pau figura nello statuto angioino dei castelli siciliani del 1274. Secondo alcuni la rupe fu adibita a fortezza nel periodo arabo e normanno, ma il castello assunse il suo aspetto definitivo nel periodo svevo, durante il regno di Federico I. Tutt’intorno dovevano essere le mura perimetrali, saldate a cinque torrioni cilindrici che davano all’impianto una forma pentagonale. Il terremoto del 1693 distrusse completamente il castello, lasciando intatte alcune torri, pochi muri interni ed alcuni sotterranei.

Il Palazzo Mugnos, nella via omonima di fronte alla Chiesa Madre, prende il nome dai proprietari, appartenenti ad una famiglia di notevole prestigio del paese.

L’impianto ebbe diversi interventi di restauro in seguito al terremoto del 1693.

La facciata principale è in stile tardo barocco e rococò.

Il più antico mulino ad acqua era conosciuto con il nome di “mulino greco” o “mulino scandinavo”, formato da un asse verticale che nella parte inferiore aveva una serie di palette atte a ricever la spinta dell’acqua; nella parte superiore, attraversata la macina fissa, era solidale con una macina rotante.

Seguirono altri mulini senz’altro più efficienti, come il “mulino vitruviano” in cui la ruota idraulica era verticale ed era collegata all’asse verticale della macina rotante.

Nelle contrade di Licodia i mulini ad acqua continuarono a vivere fino alla seconda guerra mondiale e anche oltre. Tutt’oggi nel territorio, in contrada Mangalavite, esiste un rudere che potrebbe appartenere ad un antico mulino.

Il Fiume Dirillo è il più importante corso d’acqua che attraversa il territorio di Licodia.

Gli abitanti un tempo lo chiamavano “fiume grande” in quanto era l’unico grosso torrente che attraversava queste terre, gli altri corsi d’acqua sono effettivamente tutti suoi affluenti.

Il Dirillo nasce dalla confluenza di due fiumi, l’Amerillo e il Vizzini, entrambi a carattere torrentizio, nel territorio fra Monte Cassia e Poggio Vascello. Il fiume si perde poi nel lago artificiale omonimo, che oltre ad essere un’importante riserva idrica per l’agricoltura, rappresenta una piacevole area turistica attrezzata, dove sono incentivate attività sportive come la canoa, la pesca ed il trekking.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za Garibaldi

0933 / 963008

Farmacia Dr Leonardi Filippo

C.so Umberto I n. 175

0933 / 963152

 

FOTO

CHIESA MADRE  

 

FESTE ED EVENTI

La festa di Santa Margherita a Licodia Eubea si svolge il 20 luglio. Durante la processione per le vie del paese, la gente offre al simulacro dei doni in natura, animali, dolci cereali, piante e frutta che alla fine vengono venduti all'asta. I doni rappresentano il ringraziamento per il raccolto dell'anno; chi li compra riceve quei doni come benedetti perché deposti ai piedi del simulacro.

 

      

                                              

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