LINGUAGLOSSA               

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 INFO

Il comune si trova a 550 metri sul livello del mare in una zona di montagna. Il paese di Linguaglossa conta circa 5.500 abitanti (detti linguaglossesi) e dista una cinquantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene.

Rinomato centro turistico sciistico, Linguaglossa si distingue per la ricca produzione di uva da mosto, nocciole, mandorle, castagne e funghi. Spiccato è l’allevamento di bovini, ovini e caprini e la produzione di ottimi formaggi tipici siciliani.

Il settore artigianale vanta la lavorazione di caratteristici oggetti di legno e in ferro che sono esposti ogni anno nella Fiera delle sculture di legno e muralese che si tengono nei mesi di luglio e agosto.

Fra i nomi illustri linguaglossesi è da ricordare quello del celebre scultore Francesco Messina, autore di due splendide sculture, “Il cavallo morente” e “La Venere”, che si trovano entrambe a Roma.

 

 STORIA

Sull’etimologia del nome della città esistono due varianti: una fa derivare il nome da una grossa lingua di lava eruttata successivamente al 1634; l’altra sostiene che il nome deriva dal fatto che la località fu colonizzata con gesti di lingua gallo-italica, la cui parlata fece sì che la popolazione li definisse come “quelli della lingua grossa”, cioè dalla parlata grossolana. Un’altra ipotesi afferma che Linguaglossa fu fondata dai superstiti dalla superstizione di Naxos, così come testimoniano alcuni reperti archeologici riferibili all’epoca greca ritrovati presso il torrente Ficheri.

Le origini della città di Linguaglossa sono riconducibili agli inizi del XII secolo. Le prime fonti danno testimonianza di un insediamento in questi luoghi, a detta di quando elaborato dallo storico castiglionese Filoteo degli Omodei, un gruppo di genovesi e lombardi venuti da Castiglione per estrarre la resina dei pini del bosco dell’Etna e che si sistemarono in queste zone dando vita ad un vero e proprio borgo. Il primo documento ufficiale che menziona il nome di Linguaglossa risale al 1145, anno in cui Ruggero II, re di Sicilia, stabiliva per l’Archimandrita Venerabile Luca i confini della Diocesi di Messina. Gli abitanti sin dalle origini erano contadini, boscaioli, piccoli proprietari terreni, e già a quell’epoca era nota la loro instancabile laboriosità, la tenacia, l’inventiva e il livello di professionalità nelle colture e più in generale in tutte le opere legate alla terra.

Nel 1169, quando poche case costituivano il paese, una colata lavica distrusse gran parte delle abitazioni e dei campi coltivati, arrecando gravi danni alla primitiva economia del paese. Nel 1282 in occasione di una rivolta scoppiata a Palermo passata alla storia con il nome di “Vespri siciliani”, Linguaglossa insorse contro gli Angioini.  Dopo l’assegnazione del feudo comprendente l’antico borgo da parte del re Federico II di Svevia alla consorte e regina Costanza d’Aragona, sul finire dello stesso passò in possesso di Nicolò di Lamia.

Nei primi del 1300, gli Aragonesi regnanti nell’isola all’epoca dei Vespri Siciliani, assegnarono Linguaglossa a Ruggero di Lauria, a titolo di riconoscimento per le sue imprese militari. Quando questi, a seguito del suo passaggio agli angioini, cadde in disgrazia perdendo gran parte dei suoi possedimenti, anche Linguaglossa tornò ad essere città demaniale.

Verso la metà del 1500 un’eruzione dell’Etna minacciò seriamente e forse devastò in parte il paese che secondo la tradizione fu salvato dalla distruzione totale grazie all’intervento di Sant’Egidio, invocato in quell’occasione e da allora patrono del paese.

Poco dopo, Linguaglossa fu data in feudo ad Anastasia Filangieri e in lunga successione a feudatari fino alla fine del 1500. Ognuno di essi non sempre fu particolarmente sensibile agli interessi economici e culturali della città, la cui gente lottò sempre per avere una propria individualità culturale. Solo il 13 giugno 1634, per merito di Filippo IV di Spagna Linguaglossa fu finalmente dichiarata città libera e le fu accordato il privilegio di poter nominare da sé i propri ufficiali e amministratori. Tuttavia nella seconda metà del XVII secolo la città fu compromessa da una terribile carestia che nell’anno 1672 dimezzò i suoi abitanti e poi nel 1693 dal devastante terremoto che rase al suolo gran parte della Sicilia orientale. La difficile opera di rinascita e ricostruzione di Linguaglossa ha portato alla sua attuale conformazione di città tranquilla, ben organizzata e coronata da boschi di pini.

 

TURISMO

Dal punto di vista culturale e artistico la città di Linguaglossa ha parecchio da offrire.

Da visitare la Chiesa Madre, la Chiesa di Sant’Antonio e Vito, la Chiesa dei Cappuccini,

Sulla piazza più ampia del paese nel cuore del centro abitato, sorge la Chiesa Madre, la cui costruzione ebbe inizio nel 1613.

La facciata, eseguita su disegno di Filippo Vasta, sfrutta la tonalità bicroma derivante dall’accostamento della pietra lavica con quella arenaria. Di epoca recente è il bianco campanile che svetta sulla Via Roma.

L’interno della chiesa, a tre navate, custodisce pregevoli tele ottocentesche come quella raffigurante San Giovanni Battista, quadri rappresentanti “La Madonna delle Grazie”, “Sant’Egidio e la vecchia”, le statue di Sant’Antonio Abate, di San Giuseppe, un crocifisso e un Sacro Cuore di Gesù. Dietro l’altare maggiore si pare il monumentale Coro intagliato con fregi, bassorilievi e sculture a tutto tondo ricorrente per l’intera abside. Ogni lacunare di spalliera contiene un bassorilievo ligneo con una scena della vita di Gesù.

La Chiesa di Sant’Antonio e Vito sorge sul piano delimitato dall’incrocio di Via Sant’Antonino (Strada della Vignazza) con la Via Libertà. Fu costruita sin dai primi decenni del seicento, accanto all’antica Chiesa, della quale rimaneva in piedi solo il campanile con la cupola a pagoda. L’entrata principale è adorna di un ricco portale a fregi, in pietra lavica, costruito nel 1728, al di sopra del quale si apre un’ampia finestra, anch’essa in pietra lavica e con fregi.

L’interno è ad una sola navata. Agli altari e alle pareti si possono ammirare dipinti, tra cui spiccano “San Cosma e Damiano”, “La Natività” e “L’incoronazione della Vergine”, e statue di Santi.

La chiesa dell’Immacolata, con annesso il Convento dei Padri Cappuccini, sorge sul Piano Cappuccini. La costruzione iniziò nella prima metà del seicento. E’ a due navate, agli altari laterali sono statue e tele del settecento e dell’ottocento. All’altare maggiore si può ammirare una pala del 1659 raffigurante “L’Immacolata con Santi”, ai lati della pala si possono ammirare due dipinti, raffiguranti “Sant’Antonio” e “Santa Chiara”. L’altare maggiore accoglie la Custodia, scolpita in legno di cipresso e noce, di proporzioni monumentali, un ricamo di motivi ornamentali che vanno dalle figure di animali a quelle di angeli, fiori. Le numerose scene tratte dai testi sacri e i santi collocati nelle nicchie o sulle mensole rette da cariatidi testimoniano la raffinata tecnica dell’intagliatore.

Nei locali del convento si possono ammirare diversi dipinti, tra i quali una Vergine, una Madonna con il Bambino, San Gaetano e Santa Margherita.

La Chiesa dell’Annunziata sorge su una piazzetta vicino alla centrale Via Roma, ha subito diverse trasformazioni nei secoli passati, come testimoniano le diverse date scolpite sul timpano della finestra o sul campanile Interessante è il portale principale, sormontato da un “artareddu” nel quale è scolpita l’Annunciazione.

L’interno della chiesa mostra ciò che rimane di un affresco sopra l’ingresso principale. Nell’abside si eleva l’altare maggiore, dominato da un organo in stile gotico, attorno al quale gira il coro. Il presbiterio è chiuso da una balaustra in marmo. Pregiati i due gruppi scultorei entrambi del settecento : il primo gruppo raffigura l’Annunciazione e al di sopra si erge la cupola sostenuta da angeli; il secondo rappresenta la Vergine Odigitria, cui era in precedenza dedicata la chiesa. La Vergine viene rappresentata in trono su una cassa, sostenuta da due monaci basiliani e da un angelo.

La Chiesa di San Francesco di Paola si trova vicino al Palazzo di Città, sulla piazza omonima. La facciata è coperta sulla sinistra dal campanile del 1610. Venne restaurata nel corso dei secoli, presenta un corpo avanzato sormontato da un portico che costituiva il corridoio che univa il vecchio Convento dei Paolotti, abbattuto per far posto al Palazzo Municipale, al Coro della Chiesa.

L’interno è ad una sola navata con volta a botte, alle pareti laterali si possono ammirare dei dipinti ad olio che riproducono fatti e miracoli del santo della Carità, San Francesco.

Pregevoli sono l’affresco nella calotta dell’abside (che descrive la visione di San Francesco), una tela dell’ottocento con Santi posta sull’altare maggiore, statue di Sant’Alfio e San Filippo d’Agira presso gli altari laterali, il busto di San Francesco di Paola, la statua della Madonna di Loreto in marmo, un piccolo dipinto ad olio raffigurante Sant’Agata presso la sacrestia.

La Chiesa di Sant’Egidio sorge sul piano dove si incrociano la Via Libertà con la Via Sant’Egidio. E’ forse la più antica chiesa di Linguaglossa. Nel 1500 era l’unica chiesa parrocchiale del paese. Ad essa fa da transetto la preesistente Cappella delle Anime Sante che conserva ancora il portale in stile gotico, un tempo dipinta interamente con affreschi, dei quali rimane ancora visibile solo quello raffigurante la Veronica in alto sull’antica entrata della cappella stessa. L’interno della chiesa è ad una sola navata.

Il Convento/Collegio  dei Padri Domenicani venne progettato nei primi anni del secondo dopoguerra, sul sito dove un tempo sorgeva la Chiesa di San Nicolò, demolita per far posto al convento e di cui oggi rimane solo il portale in stile lavico all’esterno e la statua di San Nicolò all’interno. Il convento custodisce una grande pala d’altare rappresentante”La Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena”, “Lo Sposalizio di Santa Caterina con Gesù fra San Domenico e la Vergine”, “Il sogno della madre di San Domenico”, “L’incoronazione della Vergine”, “La Madonna con il Bambino”, quindici tavolette in legno del settecento che raffigurano i Misteri del Rosario, quadri di un certo valore artistico raffiguranti “I paesaggi in Terra Santa” e molte altre opere d’arte.

Attualmente il convento è stato convertito in casa – albergo ed è denominato “Casa San Tommaso D’Acquino”.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za Municipio

095 / 7777111

Farmacia Dr Nuciforo Salvatore

Via Roma n. 376

095 / 643150

Farmacia Dr Nicolosi Gioacchino

Via Umberto n. 22

095 / 643076

 

FOTO

MUNICIPIO DI LINGUAGLOSSA  CHIESA MADRE DI LINGUAGLOSSA

 

FESTE ED EVENTI

Il culto di S. Egidio fu probabilmente introdotto dai francesi al tempo degli Angioini (1266-1281). 

Il primo ricordo della devozione dei linguaglossesi a S. Egidio  si trova, tuttavia, in un documento più  tardo di Francesco Pafumi nel quale si racconta  di una tremenda eruzione che  minacciava  l'intero paese.

Secondo il racconto, mentre tutti gli abitanti fuggirono, una povera vecchietta paralitica rimase da sola in una casetta nei pressi dell'allora chiesa madre dedicata a S. Maria, oggi chiesa di S. Egidio. All'avvicinarsi della lava che scendeva dal quartiere ancora oggi chiamato "Sciara", la vecchietta si trascinò nella vicina chiesa ed invocò S. Egidio di cui, in una parete, esisteva l'immagine. La figura del santo si animò miracolosamente: si avvicinò alla povera vecchia e toccandola con il bastone le ridiede la salute e le ordinò di andare a suonare la campana della chiesa per richiamare i cittadini dal momento che la lava si era fermata. Inoltre, il santo promise alla vecchietta che avrebbe assicurato anche per il futuro la sua protezione  sulla città ed i suoi abitanti. Secondo la tradizione popolare, da allora in molteplici occasioni  i linguaglossesi sarebbero stati salvati grazie al santo patrono:  eruzioni, terremoti, pestilenze e sovvertimenti sociali. 

Una delibera del comune risalente al 1667 ricorda l'istituzione della festa del patrono al primo settembre.

 

      

                                              

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