MAZZARRONE                 

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 INFO

Mazzarrone conta circa 3.700 abitanti, detti mazzaronesi, e dista una novantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene. Sorge in una zona collinare, posta a 285 metri sul livello del mare.

Ameno centro agricolo, Mazzarrone si distingue per la produzione di arance della qualità detta “Tarocco”, mandarini, limoni, legumi, frutta e ottima uva che si può gustare nell’annuale Sagra dell’Uva che si tiene nel mese di Settembre. Su tutto il territorio sono presenti numerose industrie per la lavorazione e la trasformazione degli agrumi e piccole fabbriche di artigianato che rappresentano la principale fonte di reddito del paese.

L’elevato livello tecnologico nella coltivazione della vite ha infatti portato il paese ad occupare un ruolo fondamentale e trainante per tutta l’economia dell’agglomerato calatino.

Proficui sono stati i risultati che hanno visto la valorizzazione dell’uva sui mercati nazionali ed internazionali, tanto da portare la Regione Sicilia a inserire Mazzarrone fra i paesi che potranno usufruire di diverse agevolazioni per la promozione dei suoi prodotti su scala sempre maggiore.

Di riflesso è anche migliorata la Sagra dell’Uva che gli abitanti del paese festeggiano ogni anno, come già detto, nel mese di settembre. Questa manifestazione ha rappresentato negli ultimi tempi non solo un tradizionale evento folkloristico ma anche e soprattutto un valido mezzo per la spinta di un settore economico in forte crescita.

 

 STORIA

Il nome Mazzarrone deriva, secondo alcuni studiosi, dal greco “Marktorion” che significa “impasto”. Per altri deriva iece dall’etimologia araba “Makar” che vuol dire “felice”.

Altri ancora scrivono che il nome è forse legato al fiume omonimo. Sembra più probabile che però Mazzarrone tragga origine da un antico abitato, sito qualche chilometro più a sud dell’attuale centro abitato, ricadente in Contrada Piano Arcieri, nei pressi del fiume Dirillo, di cui ha dato testimonianza Diodoro Siculo, il quale trattando della prima guerra punica affermò che i Romani avevano preso il castello di Mazzarrone.

Certamente il nome della cittadina ha un’etimologia interessante ma non di semplice lettura, sulla quale gli studiosi non concordano.

La più suggestiva è sicuramente quella di origine greca: “maz” che vuol dire “spiga” e “aron” o “arun” che vuol dire “frumento” quindi terra di frumento.

Da rilevare inoltre che, nonostante la giovane età della cittadina, il territorio di Mazzarrone ha radici che affondano in un passato remoto, come testimoniano i rinvenimenti archeologici fatti su tutto il territorio di Mazzarrone, che testimoniamo una continuità di vita che va dal periodo siculo a quello greco (documentata dai rinvenimenti di Sciri) ed ancora quello del tardo impero romano, ben attestato dalla necropoli di Mazzarrone.

Il primo nucleo abitato venne fondato dal Conte di Mazzarrone, che in seguito lo diede in eredità al Monastero della vicina cittadina di San Pietro Clarenza. Successivamente il feudo appartenne alla Marchesa Motta, al Conte di Gravina, al Barone Jacono e alla principessa Pignatelli, che lo divisero in parti uguali.

Sorti a far data dal 1870, con una connotazione prettamente rurale, i borghi che lo compongono si popolarono sempre di più fino a dar vita ad una cittadina che, per le sue vocazioni produttive incentrate sulla viticoltura, si è posta al centro di un’economia ricca e prospera.

L’attuale centro urbano si è costituito nel 1976, quando divenne comune autonomo dalla vicina città di Caltagirone, di cui era frazione.

La parte di territorio ceduta dal Comune di Caltagirone, storicamente è rappresentata dall’ex-feudo Mazzarrone, mentre la parte ceduta da Licodia Eubea era una porzione dell’ex feudo Sciri. In tali feudi si sono avvicendati diversi possessori appartenenti a diverse famiglie.

 

TURISMO

L’impianto urbanistico è in stile ottocentesco che si rispecchia in alcuni dei Palazzi Baronali presenti nel paese.

Di notevole interesse architettonico sono la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa di Santa Maria del Rosario e la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù.

La Chiesa di San Giuseppe, sita nell’omonima piazza, fu edificata nell’anno 1933 e completata soltanto nel 1977. Ha pianta a navata unica; nella parte posteriore destra si eleva il campanile con base quadrangolare alto venti metri. Costruita sopra un piano rialzato, è preceduta da una gradinata di pietra lavica a tre rampe, due laterali ed una frontale, che si incontrano in uno spiazzo antistante.

Il prospetto della chiesa si presenta con un solo ordine architettonico ornato da due grandi lesene laterali collegate da un frontone decorato e sormontato da una croce di ferro. Al centro della facciata principale è collocato un orologio mentre una nicchia ospita la statua di San Giuseppe. Dietro la chiesa si trova un piccolo giardino, limitato da un muretto. Il campanile, con base quadrata, anch’esso dalle linee essenziali, accoglie nella parte superiore, la cella campanaria. All’interno della chiesa sono custodite le statue di gesso di Santa Lucia e del Sacro Cuore di Gesù entrambe del 1954 e quella di legno di San Giuseppe e del Cristo Risorto.

La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Rosario, sulla Via Malta nel quartiere Cucchi, fu costruita negli anni 1955 – 1956. Gravemente danneggiata da un incendio nel 1984, è stata restaurata nel 1987; fu eretta parrocchia ed affidata ai Padri Cappuccini del Convento di Caltagirone nel 1965.

L’edificio presenta una pianta ad unica navata ed un prospetto, con un ampio portale centrale, ornato da una finestra a bifora e da un rosone con un orologio. Sulla sommità un frontone decorato sormontato da una croce di ferro. All’interno troviamo l’altare di marmo, il fonte battesimale policromo, la Via Crucis in pirografia su legno, la statua di Sant’Antonio da Padova e le statue di legno della Madonna del Rosario e di San Giovanni Battistai.

La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù sorge a nord della cittadina di Mazzarrone, nel quartiere Botteghelle e si affaccia sulla piazza omonima; la sua costruzione si deve al Comune di Caltagirone.

Il prospetto, preceduto da un’ampia gradinata centrale con due rampe laterali, è ornato da un ampio portale centrale sovrastato da una finestra a bifora, a sua volta sovrastata da un rosone nel quale trova posto un orologio. L’edificio è a base rettangolare, ha navata unica ed è dotato di casa canonica, la cui sopraelevazione fu realizzata nel 1986.

All’interno, l’abside è decorata dall’altare di marmo, dal tabernacolo murale a forma di sole inserito nella parte centrale e da un crocifisso di legno.

La contrada di Sciri si estende per circa dieci chilometri a nord – ovest del territorio di Mazzarrone, al confine con il torrente Ficuzza e con il territorio di Caltagirone. Il territorio presenta interessanti testimonianze della presenza umana in varie epoche, a partire dal neolitico.

Nel quartiere Piano Chiesa è sita la chiesa dedicata a San Giuseppe, patrono del paese. E’ costituita da un edificio a forma rettangolare, nella cui parte posteriore destra si eleva il campanile a base quadrata.

 

NUMERI UTILI

Municipio      

P.za San Giuseppe 0933 / 33111

Farmacia Dr Blanco Attaguile

Via P. Umberto

0933 / 28251

Farmacia Dr Felice Antonio

Via Torino n. 2

0933 / 29157

 

FOTO

 

CHIESA S. GIUSEPPE

 

FESTE ED EVENTI

La festa più sentita è quella della festa del Santo Patrono, San Giuseppe. I festeggiamenti si svolgono in due parti dell’anno. I primi, in occasione del giorno dedicato a San Giuseppe, il 19 marzo. Gli altri la terza domenica di settembre.

Questi ultimi si concludono con la processione del simulacro del santo, che vede una massiccia partecipazione popolare e i classici fuochi d’artificio.

Gli usi e i costumi di Mazzarrone sono tipicamente iblei. Un esempio è dato riscontrarlo nella vocazione dell’agricoltura, che caratterizzò e distinse il costume mazzarronese da quello di cittadine limitrofe del catanese, dedite maggiormente all’impiego e alle arti liberali. Anche la ricca tradizione gastronomica vantata da Mazzarrone risulta, dunque, importata dal Ragusano.

I ‘mpanati sono calzoni fatti con farina di grano duro, ripieni di carne di agnello o di pollo e o di tacchino o di coniglio e cotti al forno.

I pastirieddi (pastierine) sono, invece, cestini il cui impasto di farina di grano duro viene riempito di carne tritata (o di interiora), uova, formaggio e prezzemolo e viene, poi, cotto al forno. I cosiddetti scacci costituiscono una vera e propria specialità del posto e sono calzoni il cui ripieno può essere di melanzane, ricotta e piselli, cavolfiore, patate, pomodoro, prosciutto e mozzarella, ecc. Tipici quelli con spinaci e uva passa.

I cassatieddi vengono preparati in occasione della Pasqua. Si tratta di una specie di panzarotto di forma rettangolare, ripieno con ricotta zuccherata, aromatizzata alla cannella e condito con salsa di pomodoro. Queste cassatine possono gustarsi anche fritte, spolverizzate di zucchero, come gustoso dolce.

Tra i biscotti che vengono preparati in occasione della Pasqua meritano menzione gli immancabili e tipici biscotti chiamati scaurati (cioè bolliti), aromatizzati con semi di finocchi selvatico. Buoni anche i pomodori secchi, detti ‘nciappati, conditi con olio, aglio e peperoncino.

A Mazzarrone si usa preparare anche i cosiddetti alivi abbunati, cioè olive verdi in salamoia e olive nere da consumare condite con olio, aceto, aglio e semi di finocchio.

Tipici sono anche i turciniuna preparati con interiora.

Il pane casereccio viene preparato secondo la tradizione ragusana nelle tipiche forme chiamate iadduzze (galletti).

Caratteristica è anche la preparazione della mostarda, ‘a mustata, a base di mosto, e della cotognata, marmellata di cotogne e zucchero. Entrambi i prodotti vengono disposti nelle caratteristiche forme di ceramica di Caltagirone e messi ad asciugare al sole. Sono buoni da gustare anche caldi, ancora fumanti.

Altrettanto caratteristici sono i cuddureddi, anch’essi preparati con il buon mosto ottenuto dalla spremitura delle uve locali.

Tutte queste specialità presentano il fascino di un tempo passato che riaffiora in tutta la sua tenuità e bontà. Sono il frutto di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e costituiscono il volto di una Sicilia che cambia, ma che non vuole dimenticare le sue tradizioni e le sue origini.

 

      

                                              

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