MILITELLO                

INFORMAZIONE       - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT    INFORMAZIONE - CULTURA -       SPETTACOLO - SPORT   INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO -       INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT

 

 INFO

Posto sugli ultimi contrafforti dei Monti Iblei, ad un’altitudine di 413 metri sul livello del mare, Militello è uno dei quindici comuni del comprensorio del Calatino – Sud Simeto, la parte occidentale della provincia di Catania, dalla quale dista circa una cinquantina di chilometri. Conta circa 10.000 abitanti, detti militellesi.

Si distingue per la cospicua produzione di agrumi, olive, fichi, uva, frutta e ottimi fichidindia che si possono gustare nell’annuale Sagra della Mostarda e del Ficodindia che si svolge nel mese di ottobre.

Fra i nomi illustri militellesi quello del celebre storico Vincenzo Natale, studioso della storia della Sicilia greca, quello del pedagogista Giuseppe Musumeci Ristagno e quello del politico e giurista Salvatore Majorana, insigne docente universitario e ministro.

 

 STORIA

La sua fondazione sarebbe da riferirsi alla presenza dei legionari romani del Console Marcello, impegnati nell’assedio di Siracusa nel 214 a.C., attratti dalla salubrità dell’aria e dall’amenità dei luoghi. Questo spiegherebbe l’origine del toponimo della città come “Militum Tellus” ovvero “Terra di soldati”. Un’altra versione fa risalire le origini di Militello ad esuli micenei, emigrati dalla loro città dopo la distruzione provocata dai Dori nel 563 a.C.

Militellum venne concessa alternativamente a vari signori, che ne assunsero il diretto dominio. Sono principalmente due le famiglie che hanno caratterizzato la storia del paese : i Barresi e i Branciforte. Con queste famiglie, Militello raggiunse una fioritura artistica e politica che ebbe il suo culmine nella prima metà del seicento, grazie al governo del Principe Francesco Branciforte.

 

TURISMO

Militello è ricco di chiese e palazzi, soprattutto di matrice barocca, che ne fanno uno dei più importanti centri dell’ex Val di Noto.

In Piazza Municipio spicca l’ex Abbazia di San Benedetto. Venne fondata nel 1614 dal principe Don Francesco Branciforte e dalla moglie Giovanna D’Austria e venne ultimata nel 1649. La sua struttura si presenta a croce latina, con navata unica e cappelle laterali.

L’interno conserva tutti gli arredi originali, costituiti da opere di grande valore, tra cui una tela raffigurante “Santa Rosalia che libera dalla peste Palermo”, un dipinto in cui sono riprodotti “I Misteri della vita di Gesù e della Vergine”, una tela raffigurante “San Gertrude”, una statua lignea raffigurante la Madonna del Rosario, un altare in legno dorato in cui è contenuto un piccolo dipinto raffigurante “Gesù Bambino”. Adiacente alla cappella si trovano le lapidi del fondatore, dei suoi tre figli e del fratello.

Il presbiterio fu ricostruito nel 1725 e presenta dietro l’altare maggiore un pregiato coro ligneo del 1735, sul quale risultano le opere raffiguranti “Scene della vita di San Benedetto”, “I misteri dolorosi e gloriosi” e “I quattro Evangelisti”.

Nella stessa piazza si può ammirare il settecentesco Palazzo Baldanza – Denaro, con pregevoli balconi settecenteschi e balconi decorati con ampie ringhiere a petto d’oca. Nella via Umberto I si affacciano la Chiesa Madre dedicata a San Nicolò – Santissimo Salvatore, il palazzo Liggieri (ex Reforgiato), la Chiesa del Santissimo Sacramento al Circolo e nella vicina Via Baldanza, i settecenteschi palazzi Niceforo e Baldanza.

La Chiesa Madre fu edificata nel XVIII secolo più a nord rispetto alla vecchia matrice, danneggiata notevolmente dal terremoto del 1693 e poi distrutta da un incendio nel 1725. Della vecchia chiesa si custodisce l’antica macchina lignea dell’altare maggiore,  sormontata dalla stupenda pala raffigurante “La Predicazione di San Nicolò”.

Inizialmente fu costruita di piccole dimensioni; nel 1450 circa fu ampliata. Nel 1693 il terremoto distrusse completamente la chiesa e il campanile. Anni dopo venne iniziata la ricostruzione della chiesa e fu aperta al culto nel 1740. La pianta della chiesa è a croce latina, la vasta scalinata del prospetto conduce a tre porte d’ingresso : quello centrale riccamente decorato nelle due coppie di colonne che l’affiancano e nel fregio, sostiene una cornice con frontone curvilineo spezzato, recante nella parte centrale una statua. Le due porte laterali sono dette “del Sole” e “della Luna” e sono sormontate da finestre circolari.

Annesso alla Chiesa Madre c’è il Museo San Nicolò, che accoglie una ricca esposizione di argenti, gioielli, paramenti, tele, sculture, ex voto di pregiatissima fattura, provenienti dalla scomparsa chiesa madre e da altre chiese.

Il Palazzo Liggieri è dotato di bellissimi balconi decorati con un stemma gentilizio. Fu costruito dai Corbino, baroni della Sansà, che giunti da Lentini a Militello nel 1650, vi rimasero sino al 1820, anno in cui fecero ritorno nella loro terra d’origine.

Notevole è il portale principale, caratterizzato da larghe bugne ed intagliato a rosoni.

La Chiesa del Santissimo Circolo fu l’ultima ad essere ricostruita dopo il terremoto del 1693. La costruzione ebbe inizio nel 1724. La pianta è a tre navate, separate da pilastri al posto delle colonne. L’ingresso della chiesa è rialzato rispetto al piano stradale da una scalinata. All’interno della chiesa si trovava una statua di Sant’Antonio Abate.

Il prospetto di Palazzo Niceforo è scandito da tre assi, lungo i quali sono allineate verticalmente, su tre livelli, le bucature. L’ingresso principale è composto da un portale ad arco. Ai fianchi del portale d’ingresso, due telamoni che si raccordano alle lesene tramite motivi floreali.

Il Palazzo Baldanza è uno degli esempi più tipici del barocco applicato alle costruzioni civili. E’ legato al nome di Don Francesco Branciforti ma nel 1923 fu venduto a Francesco Baldanza. E’ un edificio quadrangolare con corte interna di particolare interesse artistico, il prospetto è scandito con una serie di lesene con alto basamento in pietra di Santa Barbara, consta di due livelli fuori terra, con piano ammezzato interposto tra il piano terra e il piano nobile.

Alla fine di Via Umberto I si arriva al Largo Santa Maria della Stella, sul quale si affaccia la chiesa omonima.

La Chiesa di Santa Maria La Stella fu riedificata nel 1722, dopo la parziale caduta in rovina nel 1693. L’ìnterno è a tre navate, nel quale si trovano numerosi capolavori d’arte, tra i quali la terracotta policroma invetriata raffigurante “La Natività”, il sepolcro di Blasco Il Barresi in stile gotico, una macchina lignea che arricchisce l’altare maggiore, una pala raffigurante “La natività di Maria”, una statua di Sant’Agata, una statua della Madonna con il Bambino. Alla Chiesa di Santa Maria della Stella fa capo il Tesoro omonimo, che comprende oltre agli arredi sacri, gli ex voto e gli ori, il grande retablo raffigurante San Pietro, scene della sua vita, il bassorilievo con il ritratto di Pietro Speciale.

Di fronte alla chiesa si erge il Palazzo Majorana della Nicchiara (o “dei Leoni”), che domina il tratto iniziale della Via Porta della Terra.

Palazzo Majorana in origine era di proprietà della famiglia Renda. Fu acquistato dai Tineo, poi passò, alla fine del settecento, per atto dotale, ai Majorana, baroni della Nicchiara. E’ detto “dei Leoni” per via delle due belve che si trovano infisse agli angoli principali. L’edificio occupa un intero isolato.

La Biblioteca Comunale “Angelo Majorana” si trova all’interno del Palazzo Municipale. Contiene oltre 41.000 testi con un prezioso Fondo Antico ed alcune cinquecentine. Notevole l’Archivio Storico con documenti riguardanti cinque secoli di storia del paese.

Sulla stessa strada, poco più avanti, si può ammirare la Chiesa di San Sebastiano.

La Chiesa di San Sebastiano fu edificata intorno al 1504. All’interno della chiesa fu eretto un altare a San Rocco, protettore degli appestati, e poi San Paolo Apostolo.

Anticamente la chiesa era la sede della confraternita dei Pacieri, formata da nobili e sacerdoti, successivamente soppressa essendo deviata dagli scopi religiosi per i quali era stata fondata. La chiesa è a pianta quadrata, sulla facciata è l’unica porta d’ingresso rialzata da pochi gradini per superare il dislivello della strada. Sopra la porta vi è una finestra ottagonale riccamente decorata, sormontata da un fregio con lapide e da un frontone in cui lo stemma centrale fa da fulcro all’intera composizione decorativa.

Sul lato sinistra della chiesa di trova il campanile, sormontato da una cupoletta a pianta ottagonale.

Nel quartiere San Giovanni si trovano il Palazzo Iatrini, la Chiesa di San Giovanni Battista e la Chiesa dei Santissimi Angeli Custodi.

Palazzo Iatrini appartenne prima ai nobili Bordone, poi fu proprietà del barone Tutino, successivamente fu ereditata dal barone Iaci di Piazza Armerina, oggi è proprietà della famiglia Iatrini. Si affaccia sul largo omonimo, nel quartiere di San Giovanni. La facciata è caratterizzata da un blocco centrale, arricchito da un portale a larghe bugne lisce alternate a finitura rustica, inscritto in una coppia di lesene scanalate, che si raccordano ad un acrco a tutto sesto e sorreggono una mensola fregiata con figure grottesche.

La Chiesa di San Giovanni Battista faceva parte del complesso monastico di San Giovanni Battista dell’ordine femminile delle Benedettine, sorto nella prima metà del quattrocento. Con il terremoto del 1693 il convento fu abbandonato e le monache furono accolte nel convento di San Leonardo. Successivamente le suore vennero ospitate nella chiesa di Sant’Agata. Il monastero fu riscattato nel 1887 e in seguito venduto a privati. La chiesa si trova tra i quartieri storici del più antico insediamento di Militello e versa oggi in uno stato di completo abbandono. La facciata è semplice, la pianta rettangolare a navata unica con piccole cappelle laterali. Sulla destra si erge il campanile, rustico nella rifinitura e di forma quadrata, incompleto.

La Chiesa degli Angeli Custodi è sicuramente antecedente al terremoto del 1693. La pianta della chiesa è rettangolare, semplice, coperta da una volta a botte non finestrata. Nel 1754 furono aggiunti all’uni altare maggiore due altarini laterali, dedicati a San Michele e a San Raffaele. Il prospetto presenta due porte gemelle, incorniciate da bugne piramidali e sormontate da frontini triangolari spezzati che includono gli stemmi. All’interno della chiesa il pavimento nei tipici colori della ceramica di Caltagirone, racchiude al centro uno scudo rotondo in cui è raffigurato un teschio poggiato sulla Bibbia con stola e tibie incrociate.

Ritornando sulla Via Porta della Terra, dopo aver attraversato un arco sormontato da una torre, si entra nell’atrio del Castello dei Barresi e Branciforte.

Di origine normanna, le origini risalgono a quando vennero in Sicilia i Barresi, discendenti del Ducato di Barry in Francia. Era costituito da un fabbricato a pianta quadrata con corte centrale e torrette cilindriche ai vertici di ogni angolo ed un grande torrione posto al centro del prospetto di ponente. Nel corso dei secoli fu ampliato e arricchito dai Branciforte, fu dotato di una distilleria e di una biblioteca. Si accedeva ai vani superiori con una scala a chiocciola, mentre in basso erano le carceri munite di grosse inferriate alle porte e alle finestre. Al piano terreno erano ubicati i vasti magazzini per le derrate alimentari. Alla morte di Francesco, la signoria passò a Giuseppe BRanciforte, conte di Mazzarino e successivamente il marchesato passò al principe Carlo Maria Carafa che provvide alla ricostruzione delle parti crollate a causa del terremoto del 1693. Per le demolizioni, i restauri continui, le varie trasformazioni del castello rimangono solo poche mura, un bastione ed una torre.  

La fontana Zizza fu eretta nel 1607, dopo anni di intensi lavori voluti da Don Francesco Branciforti, quando l’acqua potabile trovata in contrada Zizza due anni prima, fu incanalata verso il paese. La fontana che sorge nello spazio antistante il castello di Branciforte, si erge su una vasca ottagonale, costituita da una parete adorna di nicchioni e maschere di satiri, con orlo a gradoni sormontati da vasi decorativi. Essa include un’edicola racchiusa da pilastri ionici, che presenta al centro un bassorilievo in marmo. All’interno di quest’edicola è racchiusa dentro una nicchia la scultura in alabastro della ninfa.

La statua ricorda la leggenda della pastorella Zizza, innamorata del pastore Lembasi, che per sfuggire alla prepotenza di essere sposata al ricco Meliteio, si tramutò per il dolore in fonte. Lembasi, a sua volta, avendola perduta si tramutò in fiume.

Poco più oltre la Via Purgatorio porta alla chiesa omonima del 1699.

Anticamente la chiesa e la Congregazione del Purgatorio erano sotto il titolo di San Vito, nel 1613 si trasferirono nelle vicinanze del castello di fronte alla chiesetta greca di Santa Sofia. La prima chiesa di San Vito con l’annessa confraternita, sorgeva sulle rive del fiume Lembasi nell’antico quartiere di Barabuca presso la fonte di San Vito.

La chiesa si affaccia mediante uno spiazzo pavimentato. La pianta è ad unica navata, con due altari laterali : uno dedicato a San Vito e l’altro a San Gregorio Magno. L’arco maggiore riccamente decorato con stucchi e statue e l’altare maggiore sono ciò che rimane dopo il terremoto del 1693.

Abbandonata l’area del castello, risalendo verso le zone nord – orientali del paese, si incontra il Palazzo Tineo e l’antica Chiesa di Santa Maria La Vetere, i Palazzi Reburdone e Rejna, la Chiesa di Sant’Antonio da Padova.

La Chiesa di Santa Maria La Vetere è la più importante testimonianza storica di Militello. Sorge nell’estrema periferia dell’abitato, in prossimità di un insediamento rupestre di estrema suggestione paesistica e di straordinario interesse archeologico. Fu ampliata nel XV secolo. Nel 1506 fu arricchita del pregevole portale d’ingresso. Al suo interno, con una sola navata,  possiamo ammirare un decoratissimo altare maggiore. Accanto alla chiesa la Cripta dello Spirito Santo, dove si trovano intagliati nella roccia loculi, un altare bizantino e numerosi affreschi.

Il Palazzo Reburdone fu fatto costruire nel 1625 da Scipione La Russa per la figlia minore, andata in sposa, al giovane Reburdone. Il piano stradale è raccordato al portone d’ingresso tramite una rampa di scale. L’ingresso principale conserva un portale a blocchi che include due lesene modellate con arco a tutto sesto. Le mensole dei balconi presentano una ricca decorazione ad elementi floreali abbastanza ben conservati.

Il Palazzo Rejna presenta, come gran parte dei palazzi del settecento, un’ordinata configurazione compositiva, definita verticalmente dall’asse di simmetria dell’arco del portone centrale, che conduce ad un ampio atrio, e orizzontalmente dai marcapiani, dalle cornici e dalle mensole.

La Chiesa di Sant’Antonio da Padova fu edificata nel 1503. Secondo un’antica tradizione i fedeli avrebbero innalzato un’edicola a Sant’Antonio da Padova, che stanco si sarebbe fermato in quel luogo durante il suo viaggio da Siracusa a Vizzini. A pianta rettangolare, presenta un’unica navata sormontata da una volta a botte con lunette in corrispondenza delle finestre. Lungo la navata si aprono sei piccole cappelle, di cui la più importante conteneva tele rappresentanti San Biagio e la Santissima Vergine con il Bambino. Di particolare pregio è il campanile a fasce alterne.

Proseguendo si trovano la Chiesa dell’Immacolata e il complesso dei Cappuccini, con l’annessa Basilica di Santa Maria degli Angeli.

La costruzione del Convento dei Cappuccini iniziò nel 1575. La costruzione della chiesa inserita nel contesto cimiteriale di Militello, si trova fuori dal paese, è di piccole dimensioni ma acquista maggior rilievo grazie alla prospettiva creata dal lungo viale. Il prospetto al centro presenta un portale a vano rettangolare, sul quale si imposta una finestra rettangolare.

Altre chiese cittadine sono quelle di San Francesco di Paola, della Madonna della Catena, del Calvario, di Sant’Agata, di San Domenico, di Santa Maria dello Spasimo e di San Leonardo.

La Chiesa della Madonna della Catena è stata una delle poche chiese che non subirono gravi danni con il forte terremoto del 1693. In stile barocco, accoglie al suo interno numerose statue di sante siciliane e scene di vita di Maria. E’ a pianta rettangolare a unica navata, di piccole dimensioni e serviva sia per le funzioni sacre che per le assemblee dei confrati. Il prospetto ha due portali gemelli simmetrici, che si compongono con il finestrone superiore in uno schema triangolare.

La Chiesa del Calvario esisteva ancor prima del terremoto del 1693 e sorgeva a ponente del paese, a circa 500 metri dall’antica Militello. Il colle su cui era costruita era l’antico Monte Caruso, sul quale nel 1610, venne piantata una croce. Da quel momento venne denominato “Monte Calvario”. La chiesa, con tre absidi, ha muri rustici all’esterno, la pianta a croce latina, nella cappella centrale si venera l’immagine del Crocifisso.

La Chiesa di Sang’Agata si affaccia sulla piazza omonima. Il tempio del XVI secolo fu dapprima inglobato in un complesso monastico, fondato nel 1578 dai Signori della Terra con lo scopo di essere adibito a collegio. Con la soppressione dei beni, passò tutto al demanio, ma una novizia nel 1912 riscattò la chiesa e la cedette all’arciprete della Matrice che la riaprì al culto. Il monastero fu venduto dal demanio a privati che lo hanno trasformato in abitazioni. La facciata è molto semplice, si accede all’interno da una porta centrale sormontata da una finestra a vano rettangolare. Affiancano la porta due coppie di colonne con capitello ionico, che si innalzano fino alla trabeazione. L’interno della chiesa, a pianta rettangolare, è dotato di una sola navata. La chiesa conserva antichi paramenti ricamati e argenterie, tra cui un ostensorio e un calice con piede traforato del settecento. Nella sagrestia si può ammirare un quadro raffigurante il Martirio di Sant’Agata.

La Chiesa di Santa Maria dello Spasimo è situata nella parte più alta della cittadina e fu fondata intorno al 1517. Lateralmente vi passava l’antica mulattiera che collegava Vizzini, Mineo e Caltagirone. Fu una delle chiese importanti per il paese, in quanto il vescovo utilizzava la chiesa per vestire gli abiti pontificali in occasione di visite pastorali.

La planimetria è semplice, una sola navata, si possono ammirare piccoli quadri del Settecento, rappresentanti i Misteri della Vita della Vergine.

Lontano circa duecento metri dalla chiesa c’è una grotta dove si trova l’antica chiesetta dello stesso titolo, con affreschi riguardanti la Passione di Gesù.

A queste si devono aggiungere alcune chiese di campagna come la Chiesa di Santa Maria della Grazia, la Chiesa di Santa Croce e la Chiesa del Santissimo Crocifisso al Franco.

 

NUMERI UTILI

Municipio      

P.za Municipio 095 / 7941111

Farmacia Dr Cianci Vincenza

Via P. Carrera n. 2

095 / 655243

Farmacia Dr Ragusa Vincenzo

Via Umberto I n. 41

095 / 655321

 

FOTO

CONVENTO BENEDETTO MILITELLO  FONTANA DELLA NINFA ZIZZA

 

FESTE ED EVENTI

Il 6 gennaio c’è la “Festa del Battesimo di Gesù”. L’effigie del Bambino viene portata in processione e consegnata ad una famiglia, che la custodirà per una settimana.

Il 19 marzo si festeggia San Giuseppe. Un adulto impersona il santo, una bambina ed un bambino invece la Madonna e Gesù. I tre girano per il paese raccogliendo offerte e doni.

Durante la settimana Santa, il mercoledì la seicentesca statua di Gesù alla Colonna, accompagnata da uno stuolo di fedeli silenziosi, compie un giro cittadino che si conclude con un’esplosione di botti che simula una “salva” di cento colpi di cannone.

Il giovedì sera nella Chiesa del Calvario, viene stesa la rappresentazione dell’Agonia. La statua del Cristo viene condotta il giorno dopo sotto il portico sul davanti del tempio per la cerimonia della Crocifissione. Successivamente il Cristo Morto viene deposto nel cosiddetto “letto nuovo” e quindi trasportato nel luogo della sepoltura.

L’11 luglio si festeggia San Benedetto Abate, con l’uscita del busto argenteo del santo.

Il 18 agosto feste patronali in onore del Santissimo Salvatore.

L’8 settembre si celebra la festa in onore di Maria Santissima della Stella.

Intorno alla seconda metà domenica del mese di ottobre si tiene negli antichi quartieri la Sagra della Mostarda e del Ficodindia.

 

      

                                              

Paesi Etnei Oggi