MINEO                          

INFORMAZIONE       - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT    INFORMAZIONE - CULTURA -       SPETTACOLO - SPORT   INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO -       INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT

 

 INFO

Il Comune di Mineo è arroccato sulla parte sommitale di un rilievo roccioso, dominato nella parte più elevata da un castello. Mineo sorge a 500 metri sopra il livello del mare e conta circa 5.700 abitanti detti menenini o meneoli. Dista una cinquantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene.

L’economia di Mineo si bassa essenzialmente sull’agricoltura e sull’artigianato. Si distingue per la ricca produzione di uva da mosto, agrumi, grano, mandorle, fichidindia, ortaggi e ottimo olio d’oliva che si può assaggiare nella Sagra dell’Olio che si tiene ogni anno nel mese di dicembre.

Caratteristici sono gli oggetti in ferro e in legno.

Patria di poeti e letterati quali Luigi Capuana (padre del verismo italiano), Corrado Guzzanti (geofisico), Don Luigi Ricceri (sesto successore di Don Bosco), Giuseppe Bonaviri (medico e scrittore contemporaneo).

 

 STORIA

I rinvenimenti effettuati nel territorio, specialmente in località Catalfari, dimostrano l’esistenza di un centro siculo, probabilmente si tratta dell’antica Mene, che secondo le notizie riportate da Diodoro fu ricostruito da Ducezio nel 459 a.C.

Si può parlare di un vero e proprio centro urbano solo nell’ottavo secolo a.C., quando il popolo siculo incominciò a rifugiarsi presso luoghi non facilmente accessibili nell’isola. Ducezio la fortificò con mura di cinta, trasformando l’acropoli in una roccaforte e fece innalzare nelle vicinanze della grotta di Palikè un tempio dedicato ai fratelli Palici. Possedeva una propria zecca e coniava monete proprie.

Durante il periodo greco fu innalzato un tempio dedicato al Dio Sole, sul cui luogo fu edificata la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Durante la dominazione romana, la città di Mineo era di notevole importanza strategica e fu un centro produttore per il grano,

Nel 261 d.C. le spoglie mortali della Vergine e Martire Sant’Agrippina furono portate da Roma a Mineo, dove furono sepolte. Sul sepolcro fu innalzato un tempio trasformato poi in basilica.

Nell’828 fu conquistata dagli arabi e il suo toponimo fu trasformato in “Qalat Minan”. Gli arabi introdussero la coltura degli agrumi e arricchirono la zona collinare con piante di olivi, peri, vigne e altra frutta, introducendo l’uso della “zenia”, un recipiente per raccogliere l’acqua che è usato ancora come riserva negli agrumeti della zona

I normanni arrivarono quando il Conte Ruggero iniziò ad occupare i luoghi fortificati della Sicilia. Durante questo periodo fu costruito il castello, che era formato da dodici torri merlate disposte intorno ad un atrio e con al centro una torre maestra.

Seguirono gli Svevi che governarono fino al 1266. Federico II confermò tutti i privilegi di cui aveva goduto la città di Mineo durante la dominazione normanna, fece poi abbellire il castello da architetti francesi. Nel 1266 la città di Mineo cadde sotto la dominazione angioina. Con Carlo d’Angiò la città perse molti privilegi e patì diverse ingiustizie alle quali si ribellò partecipando ai Vespri Siciliani del 1282, di cui fu animatore Adinolfo, al quale è dedicata una delle porte di ingresso al paese, detta in passato anche “porta del mercato”.

Aiutati dagli aragonesi ai quali era stata offerta la corona, la città cadde sotto un’altra lunga dominazione, Nel 1360 Costanza d’Aragona e Federico III celebrarono le loro nozze proprio nel castello di Mineo con la partecipazione delle più alte cariche del regno. Dopo gli aragonesi arrivarono i Casigliani e Mineo rischiò di essere venduta per risanare le casse del regno a causa delle guerre intraprese da Carlo V, ma grazie ad una delibera di consiglio con pagamento di una somma di parecchi ducati, Mineo non fu messa in vendita e continuò a godere degli antichi privilegi. Il Castellano Giovanni Buglio rappresentò la città per quale ottenne la piena potestà giudiziaria.

Nei secoli XVI e XVII la città di Mineo diventò centro di studi, cui diedero un valido contributo le diverse comunità religiose.

Tra il 1522 e il 1542 fu poi sconvolta da disastri naturali quali la peste, la carestia e furiosi terremoti.

Con il trattato di Vienna nel 1738 la Sicilia passava all’ultima dominazione, quella dei Borboni che insieme al Regno di Napoli stava costituendo il Regno delle Due Sicilie.

Nel 1860, con l’unificazione d’Italia, la città di Mineo si liberò finalmente delle varie dominazioni straniere.

 

 

TURISMO

Dal punto di vista architettonico e culturale sono interessanti da visitare il Museo Luigi Capuana, la collegiata di Sant’Agrippina, la Chiesa di San Tommaso, la Chiesa di San Pietro, la chiesa di San Francesco, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e numerosi edifici civili.

La Chiesa del Collegio, oggi dedicata a San Tommaso, fu costruita insieme all’attiguo Collegio del Gesù (oggi palazzo comunale) nel 1581 grazie alle ingenti somme di denaro devolute dai coniugi De Guerriero. Fu terminata nel 1588 e l’anno successivo vi si trasferirono i Gesuiti che per moltissimo tempo ressero il collegio. L’esistenza di un portale murato fa supporre che inizialmente la chiesa fosse separata dal collegio.

La Chiesa di San Tommaso si presenta con un impianto a croce latina  ad unica navata. Al suo interno possiamo ammirare una tela che raffigura la Deposizione, una tela che raffigura “Sant’Agata in carcere”, un pulpito in legno, una balaustra in ferro battuto dell’antica chiesa di San Benedetto e svariati stucchi del settecento.

Oggi è sede degli uffici comunali, della biblioteca con annesso il museo dedicato a Luigi Capuana e dell’archivio storico.

Luigi Capuana nacque proprio a Mineo e il Museo – Biblioteca permette di ammirare la ricostruzione dello studio che lo scrittore aveva a Milano, tutti i suoi manoscritti, la biblioteca personale, le varie carte personali e materiale che testimonia la sua attività di fotografo. Pregevole il chiostro che appare in tutta la sua bellezza dopo la scalinata tramite la quale si accede all’edificio, con il loggiato che abbelliva l’interno.

La Collegiata di Sant’Agrippina fu ricostruita nel 1693 dopo il terremoto, sul precedente edificio medioevale, del quale conserva le tre absidi semicircolari in pietra calcarea e la suggestiva cripta di origine medioevale, detta anche “Cava”,  costituita da tufo arenario dal quale si ricava un’argilla che è ritenuta miracolosa. All’interno possiamo ammirare stucchi del settecento che raffigurano scene dell’Antico Testamento, un bel Presepe della Natività, costituito da varie statuette del settecento, una statua lignea del cinquecento che rappresenta Sant’Agrippina, il coro presbiteriale, il mobilio della sacrestia, il candelabro del settecento.

In direzione del transetto sinistro si trova il sarcofago di Angela De Guerriero, decorato sul coperchio con l’immagine di un cavaliere e sulla parte frontale con un rilievo con arpie.

La Chiesa di San Pietro e Paolo fu ricostruita nel 1693 dopo il terremoto, presenta una facciata barocca con le statue degli Apostoli. E’ l’unica chiesa dotata di una facciata barocca, mossa da due anse laterali, alle cui sommità si stagliano le statue degli Apostoli. Il suo interno è a croce latina ed è suddiviso in tre navate. Si possono ammirare svariate opere d’arte, tra le quali una pala del seicento che raffigura la Flagellazione di Cristo, la settecentesca cantoria a fastigio d’organo di legno intagliato, la statua del settecento decorata in oro zecchino che rappresenta Santa Lucia e una statua lignea che raffigura il Cristo alla Colonna.

La Chiesa di San Francesco e l’annesso convento dei Frati Minori Conventuali furono costruiti intorno al XV secolo. Già allora la chiesa occupava la posizione attuale.

I resti della prima costruzione, quasi certamente andata distrutta con il terremoto del 1693, rimangono visibili nella muratura dal lato della Via Roma, che fino ad una certa altezza è realizzata con pietra grossa lavorata mentre più in alto è realizzata con pietra calcarea squadrata. La Chiesa è attualmente retta dai Padri Cappuccini mentre il convento è stato adibito a scuola. L’interno è composto da un grande vano rettangolare, il presbiterio è sopraelevato rispetto al pavimento mediante tre gradini e vi possiamo ammirare la statua in legno della Vergine Immacolata e la statua di San Giovanni Battista.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore è forse la prima chiesa edificata a Mineo.

Risalente al III secolo, fu ricostruita nel settecento dall’architetto Caruso, nel luogo in cui sorgeva l’antico tempio pagano dedicato al dio Sole. La facciata è suddivisa in tre navate e sulle celle campanarie e sulla cornice possiamo ammirare un medaglione con il disco solare. Tra le opere conservate possiamo ammirare una tela del seicento che raffigura San Pietro, una statua che rappresenta la Regina degli Angeli, un coro ligneo, un lavabo marmoreo risalente al XVI secolo, numerose altre tele del seicento e del settecento, l’antico fonte battesimale in pietra posto all’ingresso della porta centrale, un maestoso altare costituito da marmi policromi, un crocifisso in avorio che sormonta l’altare di San Sebastiano, due tovaglie d’altare in tutte ricamate in oro zecchino.

Tra gli edifici civili occorre menzionare il Palazzo Ballarò, Palazzo Blandini, Palazzo Damigella, Palazzo Sturzo Cocuzza Curti, Palazzo Tamburino  e il Palazzo Morgana.

L’origine del Palazzo Ballarò si fa risalire al XVIII secolo. Il suo stato di conservazione è discreto, occupa un intero isolato e prospetta sul largo Santa Maria Maggiore. Si presenta su due livelli, quello inferiore a piano terra, adibito a magazzini e quello superiore, che ospita le abitazioni. Il prospetto principale è suddiviso in tre sezioni : quella centrale è caratterizzata dal portone principale, che è costituito da un arco a tutto sesto, sormontato dal balcone centrale, le facciate laterali comprendono quattro aperture uguali tra loro, che a piano terra sono semplici ingressi mentre al primo piano sono aperture architravate con cornicione.

Il palazzo Sturzo Cocuzza Curti risale alla seconda metà del XVIII secolo. All’interno vi è un atrio su due livelli, con un pozzo luce che lo illumina dall’alto. Perno centrale è un arco a tutto sesto affiancato da sei colonne, tre per ogni lato, che fanno da sfondo all’atrio stesso.

Il Palazzo Tamburino fu costruito intorno alla seconda metà del XVIII secolo. E’ appartenuto per parecchi secoli alla famiglia Tamburino. Presenta due livelli fuori terra. All’interno di ogni facciata, al piano superiore c’è un balcone con ballatoio sorretto da mensole e sormontato da un cornicione mistilineo, mentre al piano inferiore le aperture sono tutte ad arco a tutto sesto. Il piano terra è caratterizzato dal portone d’ingresso principale, sopraelevato rispetto alla strada, affiancato da altri quattro ingressi da cui si accede ai locali accessori.

La porta “Adinolfo” è ubicata tra il largo omonimo e la piazza dei Vespri e costituisce l’accesso principale al centro storico. La struttura presenta, nella parte superiore, una torre su ciascun lato, sovrastata da un sole. La torre e il sole stanno ad indicare il Castello Ducezio e il Tempio del dio Sole.

Dal lato interno al paese appoggia sul Collegio dei Gesuiti, ora Palazzo Municipale e l’ex Chiesa di Santa Maria della Porta, oggi abitazione privata.

Addossato alle strutture del convento di San Vito è l’edificio della “Cuba”, adiacente al cimitero nella zona chiamata “Rabato”. Subì varie modifiche, come la demolizione del quarto lato per l’innesto al convento. Fu probabilmente destinato a monumento funerario, dal momento che fu collocato fuori le mura nell’ambito di un’area cimiteriale.

La struttura riporta alla tipologia propria del mondo islamico. Ha la forma di un parallelepipedo, pressoché cubico, e sporge dal fianco del convento.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za Buglio

0933 /  989011

Farmacia Dr Cuscunà Carmela Doria

P.za Buglio n. 32

0933 / 981115

 

FOTO

 

CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE

PALAZZO COMUNALE

 

FESTE ED EVENTI

La desta di Sant’Agrippina è la ricorrenza più cara e più sentita dai menenini, poiché è la festa della patrona della città. Si svolge nella settimana che intercorre tra le ultime due domeniche di agosto.

Le processioni religiose e l’uscita della patrona hanno luogo la prima domenica, di mattina, e la seconda nel pomeriggio.

Caratteristico è il pellegrinaggio di soli uomini a piedi scalzi, detti “Nudi”, i quali attraversano tutta la città il sabato pomeriggio.

La Manifestazione del “Natale nei vicoli” , istituita circa dieci anni fa, sta riscuotendo ogni edizione parecchio successo.

La manifestazione è strutturata in due sezioni : la prima dedicata ai presepi artistici e la seconda al presepe vivente.

Lungo l’itinerario proposto ai visitatori si ammira una serie di presepi artistici di pregevole livello, frutto della creatività, della maestria e dell’ingegnosità degli artisti, artigiani e di gente del luogo, che offrono al visitatore la possibilità di rivivere con magico trasporto le atmosfere ammalianti e coinvolgenti del Santo Natale. Il clou è rappresentato dal Presepe Vivente. Mineo si trasforma in un paese della memoria e le vie del centro storico si animano di personaggi tipici e tradizionali, riproposti nei costumi, nella gestualità e nelle parole di una volta, il tutto disposto in una sorta di percorso che sviluppa nelle vie del centro storico, ove le strutture urbanistiche medioevali favoriscono una scenografica ricostruzione del presepe.

 

      

                                              

Paesi Etnei Oggi