INFO
Mirabella Imbaccari si sviluppa a circa 520 metri sul livello
del mare alle pendici dei Monti Erei. La città accoglie poco più di 9.400 abitanti,
detti mirabellesi, e dista una novantina di chilometri da Catania, alla cui provincia
appartiene.
La mostra permanente del Tombolo di Mirabella Imbaccari, sita
nei locali della ex scuola media, è stata inaugurata nel 1986, per esaltare il valore
culturale che il tombolo ha per il paese. Lattività artigianale dei merletti a
tombolo consiste nella lavorazione di un pizzo finissimo, ricavato attraverso
lintreccio di fili di lino o di cotone, avvolti in piccoli fusi di legno,
rifacendosi ad un disegno su di un cartone tenuto fisso su un cuscino cilindrico
imbottito, detto appunto Tombolo. La diffusione del Tombolo si ebbe grazie
alliniziativa di una nobildonna catanese, la Baronessa Angelina Auteri, moglie del
Principe Ignazio Paternò Castello, che in seguito alla miracolosa guarigione di un male
che era vittima (come detto prima), decise, insieme alla moglie di dedicarsi alla fede
entrando in un convento e donando in beneficenza lintero ingente patrimonio.
Una parte del denaro venne utilizzato per creare proprio a
Mirabella lOpera del Tombolo, affidata alle Suore dellIstituto Santa Dorotea,
che riuscirono a tramandare questarte che ancor oggi si perpetua, passando di
generazione in generazione e che crea un prodotto di altissima qualità, unico per
tipicità nel mondo.
Oggi esiste una Mostra Permanente del Tombolo, inaugurata nel
1986 e ospitata nei locali dellex scuola Media.
La maggior parte del territorio è occupato da coltivazioni di
grano. Ampie distese di cereali dominano le vallate insieme alle coltivazioni di ortaggi e
di ulivi.
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STORIA
Sulle origini di Mirabella, alcuni importanti storici come
lHolm hanno ipotizzato che possa derivare dallantica Imacara,
città ricordata da Cicerone, Paolo Diacono, Plinio, Tolomeo ed altri.
Gli storici avanzano lipotesi che intorno
allabitato di Mirabella Imbaccari, nellepoca araba, nell829, esisteva il
Casale di Ambakarih che molto probabilmente fu edificato dopo la distruzione
di unantica città, forse addirittura sicana. Durante il periodo siculo, è
attestato, che il paese fu un rigoglioso commerciale.
Dopo un periodo molto turbolento, durato per tutto il XIII
secolo, conseguente alla Guerra del Vespro, molti dei casali della Sicilia normanna
restarono spopolati lasciando immensi territori incolti.
Allinizio del XV secolo lo troviamo come semplice feudo
piano, cioè privo di centro abitato. A partire dalla metà del XV secolo la ripresa
economica dovuta allincremento dei commerci, soprattutto del grano, la concessione
spesso del mero e misto impero convinsero molti aristocratici a tentare il ripopolamento
dei propri feudi.
Ottenuta La concessione delle Licentiae Populandi bisognava
iniziare a costruire case, strade, chiese, magazzini e attirando gente da altri paesi con
la concessione di mutui in denaro e pezzi di terra in censo in cambio imponendo delle
contee, dette angherie, talvolta molto pesanti. Il Paese di Mirabella Imbaccari fu fondato
da Don Giuseppe Paternò Barone di Raddusa. Nel quadro della colonizzazione interna della
Sicilia. Egli, infatti, nel 1610 ottenne dal Re Filippo III di Spagna e II di Sicilia
lautorizzazione a costruire una terra, cioè un paese nel proprio feudo e di
chiamarlo con il nome della propria moglie: Eleonora (Mirabella).
La costruzione del paese, però, iniziata nel feudo di Baldo,
non ebbe purtroppo esito felice a causa della insalubrità climatica e della malaria.
Comunque Don Giacinto Paternò spostò il luogo della nuova fondazione, ottenendone la
regolare licenza nel 1636. Il paese nasce con una pianta regolare: una sessantina di case
vengono costruite intorno al Palazzo Baronale e alla Chiesa Madre.
Nel 1862 Re Vittorio Emanuele II stabilì che al nome del paese
Mirabella fosse aggiunto lappellativo Imbaccari.
Il paese appartenne alla famiglia dei Paternò sino al 1925.
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TURISMO
La veduta del paese che si presenta, dopo aver superato il
confine tra la provincia di Enna e quella di Catania, è caratterizzata dalla presenza di
un edificio massiccio, costruito in uno dei punti più alti della collina
Imbaccari. Si tratta del Palazzo Biscari, il monumento più importante dal
punto di vista storico, presente nel Comune di Mirabella Imbaccari.
La sua costruzione, voluta da Giacinto Paternò, risale al 1630
ma i lavori furono ripresi nel 1717 da Don Ottavio Trigona che fece edificare il secondo
piano del palazzo, che fino al 18 aprile 1928 fu la residenza estiva dei Principi Biscari
ai quali tutti i Mirabellesi devono tanto per tutto ciò che hanno dato alla nostra
cittadina.
Di successore in successore si giunge così allultimo
possessore di Mirabella, Ignazio Paternò Castello. Egli infatti lasciò tutti i suoi beni
per entrare a far parte dei Padri Barnabiti dopo che guarì miracolosamente dalla sciatica
che aveva contratto durante il servizio militare e che i medici avevano giudicato
inguaribile. A tal proposito si narra che il Principe lasciò il busto che era stato
costretto a portare per ben quattro anni, ai piedi della statua della Madonna. Qualche
anno dopo, daccordo con la moglie che era altrettanto impegnata religiosamente,
decise di entrare a far parte dellordine dei Padri Barnabiti, recandosi nel convento
di Monza. Nel 1929 arrivò anche lordinazione a Sacerdote. Da quel momento passò
ogni attimo della sua vita assistendo i poveri e gli ammalati e venendo ricambiato
soltanto dalla benevolenza della gente che aiutava. La moglie, invece, entrò nel Carmelo
di Modena e nel 1938 venne eletta sottopriora.
In stile barocco e dai balconi di ferro bombato, ha il portico,
gli stipiti e unampia scala interna di pietra intagliata. E dotato di un
cortile interno e un locale adibito a servizi igienici. Al centro dellandrone vi è
una grande cisterna con due colonnine di ferro battuto, alimentata dalle acque piovana.
Altri edifici che meritano di essere visitati sono la Chiesa
Madre, la Chiesa del Sacro Cuore e lex carcere.
La Chiesa Madre, dedicata alla Beata Vergine Maria, Madre del
Signore, ma ufficialmente venerata come patrona sotto il titolo di Madonna delle Grazie,
dalla sommità di unampia gradinata, si eleva imponente sulla Piazza dei Vespri.
Essa venne costruita negli anni 1635-1637, su progetto attribuito di un certo Gaunelone.
La Chiesa, eretta sopra un piano rialzato, cinto dinferriata e preceduto da
unampia gradinata, è rivolta ad occidente.
Il suo prospetto, in pietra arenaria, presenta un primo ordine
diviso in tre comparti che riprendono la divisione interna: il comparto centrale ospita il
portale principale mentre quelli laterali accolgono gli ingressi secondari, ognuno
coronato da una finestra ad arco. Lordine superiore si sviluppa solo nella parte
centrale ed il suo piano è raccordato allordine inferiore da due volute; una
nicchia, al centro, accoglie la statua della Vergine. Linterno, a tre navate,
conserva ancora oggi la maggior parte degli arredi originali oltre al quadro della Madonna
con il Bambino, sullaltare maggiore, un dipinto della Crocifissione e quello della
Trasfigurazione.
La Chiesa del Sacro Cuore fu provvisoriamente ricavata, nel
dicembre 1908 dai magazzini della Famiglia Politini.
Nello stesso anno il terremoto aveva reso inagibile la
pericolante chiesa madre, e fu necessario trovare un altro locale per conservare il
Santissimo Sacramento e per lo svolgimento delle attività parrocchiali. Ne fu
solerte promotore Don Rosario Gagliano, che, diede stabile struttura ai locali della nuova
chiesa, che nel 1911 abbellita e dotata delle suppellettili necessarie allo svolgimento
dei riti liturgici, ottenne il riconoscimento canonico dalla competente autorità
ecclesiastica.
Linterno, a tre navate, custodisce un grande Crocifisso
di legno, loriginario altare maggiore di marmo, ornato dalla statua pure di legno
del Sacro Cuore, laltare conciliare di marmo, due altari laterali con la statua
lignea di SantAntonio e laltra di cartapesta della Madonna di Lourdes, una
tela con Angeli, recanti simboli della Passione, il fonte battesimale di marmo di Carrara
del 1940 ed il portale di noce del 1961.
Inoltre, nella chiesa, vicino alla colonna di fronte
allaltare della Madonna di Lourdes, nel 1947 furono traslate le spoglie mortali del
suo fondatore.
Il
centro antico mostra un impianto urbanistico regolare con un asse centrale, Via Eclano, su
cui si aprono gli isolati che seguono lo schema ortogonale tipico delle colonie romane.
Centro del vecchio nucleo urbano è la Chiesa di Santa Maria
Maggiore; a pochi metri dalla Chiesa Madre sorge la piccola Chiesa dellAnnunziata
con semplice facciata e portale in pietra del XVIII secolo; allinterno sono
conservati i Misteri di Antonio Russo, un gruppo scultoreo del 1875 in cartapesta, che
rappresenta le scene della Passione di Cristo.
Attiguo al Palazzo Biscari sorge lantico carcere,
databile nel 1630 1636, dallaspetto medioevale sottolineato dalla presenza,
nella parte superiore, di caratteristici merli. Le stanze un tempo servivano come luoghi
nei quali scontavano la pena i vassalli che si erano macchiati di delitti.
Ledificio subì delle modifiche dopo lultimo
conflitto mondiale, durante il quale fu adibito a carcere militare. Fu costruito da
Giacinto Paternò intorno al 1630. Il terremoto nel 1693 arrecò molti danni al
palazzo, poi ristrutturato da Don Luigi Trigona. Tra il 1717 e il 1720 Don Ottavio Trigona
lo ampiò facendovi costruire il secondo piano. Ledificio è situato nella parte
più alta del paese ed è sede dellIstituto religioso delle Suore Dorotee, alle
quali Don Ignazio Paternò lo donò nel 1928.
Dal suo androne, al centro del quale è posta una cisterna per
la raccolta delle acque piovane, si accede attraverso unampia scala in pietra, al
primo piano dove sono custoditi alcuni pregevoli mobili e quadri appartenuti ai Principi
di Biscari.
Restaurata di recente è la Chiesa di San Bernardino.
Monumentale è la Chiesa di San Francesco, la cui costruzione è di epoca settecentesca.
Davanti allingresso del convento è lObelisco di San Raffaele, realizzato nel
1777 in pietra calcarea scalpellata.
Interessanti da un punto di vista storico artistico sono
il Palazzo Sorrentino, con corte interna, il Palazzo Ciani, il Palazzo Penta, il Palazzo
De Bellis e il Palazzo Cappuccio, con loriginale portale neoclassico.
La
Rotonda, lopera in piazza Aldo Moro costituisce un primo elemento di piazza
nuova, costruita interamente in ceramica.
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NUMERI UTILI
Municipio |
Via Vespri n. 1 |
0933 / 990011 |
Farmacia Dr Cosentino Salvatore |
Via Garibaldi n. 13 |
0933 / 991095 |
Farmacia Dr Polizzi Luigia |
Via Profeta n. 2 |
0933 / 991516 |
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FOTO
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FESTE ED
EVENTI
Il 19 Marzo di ogni anno a Mirabella Imbaccari si svolgono i
festeggiamenti in onore di San Giuseppe. Per loccasione vengono allestiti degli
altari, imbanditi con vivande di ogni genere, attorno ai quali si siedono una bambina, un
uomo e un bambino, inscenando le vicende della Sacra Famiglia.
Lultima domenica di agosto quando tutto il paese si
dispone al seguito della vara della Madonna in un corteo aperto da numerosi
fedeli che portano doni votivi.
La leggenda più conosciuta, quella da campana
dImmccari soprani (la campana di Imbaccari soprano) nascerebbe dal ricordo di
un centro cittadino ubicato in quei luoghi e scomparso in data sconosciuta, da molti
identificato come lantica Imachara. La leggenda vuole che la campana appartenente ad
unantica Chiesa, che si troverebbe sepolta a due chilometri dal paese, nel
territorio di Piazza Armerina, rintoccherebbe paurosamente ogni sette anni e se qualcuno
si trovasse a passare da quei paraggi e sentisse il rintocco, morirebbe sul colpo.
Altre leggende sono legate allo spostamento del paese, che fu
fondato nel 1610 in contrada Baldo, fu trasferito, nel 1635 da Giacinto Paternò
nellattuale sito. Da questo avvenimento nascerebbe la leggenda do
castiddazzu, cioè del poggio Castellazzo, posto in contrada Baldo, la quale narra
che i bambini nati in quei luoghi fossero balbuzienti o con la voce nasale. Gli abitanti
del luogo allora ritennero opportuno abbandonare la borgata, per andare a fondare
lattuale Mirabella. Anche il detto non fare a sbruffa, cioè non
fare la schizzinosa o lostinata, sarebbe legato al trasferimento del paese, si
racconta infatti che una donna anziana, chiamata a sbruffa si ostinava a non
voler lasciare la casa del vecchio paese di Baldo per trasferirsi nel nuovo centro.
La leggenda, a carattere
religioso, legata alla festività di Santa Lucia, si farebbe invece storicamente risalire
alla terribile carestia del 1793, durata sette anni, o a quella del 1846. Si narra che la
gente, già colta dalla disperazione, venne salvata dallarrivo, nel giorno di Santa
Lucia (13 dicembre) di un grosso carico di frumento, che preso di assalto fu divorato dal
popolo affamato dopo una semplice cottura. Da questepisodio deriverebbe la
preparazione della cosiddetta cuccia, una minestra a base di frumento,
consumata dai mirabellesi il giorno di Santa Lucia.
La più
spettacolare manifestazione di Mirabella è la Tirata del Carro che si svolge il terzo
sabato di settembre, in onore della Madonna Addolorata : il Carro è un obelisco in legno
ricoperto di paglia, alto circa trenta metri, sormontato dalla statuetta
dellAddolorata ed equilibrato da 28 funi manovrate da centinaia di mirabelliani.
Durante la festa,
viene montato da artigiani del luogo e trainato da tre o quattro paia di buoi e da giovani
mirabellani, che dalla contrada SantAngelo lo portano in processione attraverso le
vie del centro fino alla Chiesa dellAddolorata, dove i buoi vengono benedetti.
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