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 NICOLOSI                     

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 INFO

Nicolosi sorge a 700 metri sul livello del mare in una zona di montagna. Conta circa 6.100 abitanti, detti nicolositi, e dista circa una quindicina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene.

Da sempre è stata legata al Vulcano Etna tanto da esserne considerata “la porta”.

In effetti, la città di Nicolosi ha subito varie fasi di ricostruzione dovute alle frequenti eruzioni del vulcano tra le quali si ricorda quella del 1669 che portò alla quasi totale distruzione della cittadina. Nonostante questi eventi ed il terremoto del 1693, la città di Nicolosi ha sempre saputo risorgere e la popolazione ha rifiutato più volte di trasferirsi in altri luoghi.

Il forte legame con il vulcano è evidenziato inoltre dalla presenza nella cittadina di un Museo Vulcanologico che raccoglie materiale dedicato ai vulcani in generale e in particolare al Vulcano Etna.

A Nicolosi hanno sede le guide Alpine Etna Sud e parte la strada che conduce al Rifugio Sapienza, luogo di escursioni al cratere, che ha avuto forti disagi durante l’eruzione dell’ottobre 2002. Il percorso permette di scoprire un volto diverso del parco con la miriade di colori e scenari. Prima di giungere al rifugio Sapienza c’è un’indicazione di un sentiero che portava ai Crateri Silvestri, a quota 1886.
Tra i nomi illustri nicolositi vanno citati quello di Mario Gemmellaro, celebre vulcanologo che con i suoi studi approfonditi dimostrò che il Monte Etna è in realtà un agglomerato di piccoli vulcani. Nel 1829 in seguito a questa scoperta, fu insignito di una medaglia d’oro da parte dell’Accademia delle Scienze a Berlino.

Nicolosi vanta una ricca produzione di gelsi, pere, mele, castagne, olive, uva, ortaggi e funghi. Fiorente è anche l’allevamento dei bovini, ovini, caprini e equini grazie alle numerose aree adibite a pascoli. Caratteristici sono gli oggetti in legno dell’artigianato locale che sono esposti nell’annuale Mostra Mercato dell’artigianato e del folklore che si tengono nel mese di agosto. Sempre nel mese di agosto la Notte di San Lorenzo.

 

 STORIA

Nell’antichità classica, tutto il territorio doveva essere coperto da boschi. Insieme ai boschi non dovevano mancare l’olivo e il fico introdotti nella regione dai Greci e la coltivazione della vite con il sistema dei “terrazzamenti”. Durante il periodo della dominazione romana, la regione etnea subì un pesante sfruttamento agricolo e forestale. Durante quello arabo l’ambiente venne arricchito dalle coltivazioni del limone, dell’arancio e del pistacchio. Venne inoltre realizzata un’imponente rete stradale campestre che rese più agevole l’ascesa al Vulcano.

Il nome Nicolosi deriva dal monastero benedettino intitolato a San Nicolò l’Arena, fondato su una preesistente Cappella nel XII secolo.

Un diploma del 1156 registra la donazione fatta dal conte di Policastro e signore di Paternò alla chiesa di S. Leone dell’ospizio e della chiesa “quae dicitur de Arena”. Da un altro diploma del 1359, si apprende che da ospizio esso era stato trasformato in monastero alle dipendenze di quello di S.Maria di Licodia.

La nascita del borgo avvenne probabilmente durante il XIV secolo, quando i monaci benedettini vennero affrancandosi dalla potestà giuridica del monastero di Licodia.

Nel 1447 Nicolosi fu infeudata al principe Moncada di Paternò e tale restò fino al XIV secolo. Il monastero fu abbandonato dai monaci dopo le eruzioni del 1536 e 1537 e il terremoto del 1542 distrussero il piccolo villaggio etneo. Nicolosi fu ricostruita a valle, dove si trova attualmente. Nel 1669 le bocche effusive dell’Etna si aprirono a poca distanza da Nicolosi, che fu completamente distrutta dal violento terremoto che precedette la formazione dei cosiddetti “Monti Rossi”, cioè dei piccoli coni di lava solidificata.

In quella eruzione, che durò 122 giorni, la lava si spinse fino a Catania, invadendo nel suo tragitto ben tredici paesi, prima di riversarsi in mare. Ma gli abitanti di Nicolosi tornarono al loro paese per ricostruire le case esattamente dov’erano, anche se i Moncada, principi di Paternò e proprietari del feudo, insistettero duramente perché il paese fosse costruito più a valle.

Nel 1883 una nuova eruzione minacciò Nicolosi e gli abitanti del borgo, impauriti, portarono in processione le statue della Madonna delle Grazie, di Sant’Antonio da Padova e di Sant’Antonio Abate fino al braccio più avanzato dell’eruzione. Dopo 36 ore la lava si fermò. Nel 1886 una nuova colata lavica riaccese il desiderio di ripetere la processione. Il vescovo di Catania, Dusmet, si mosse pure lui con il velo di Sant’Agata. Il fuoco si fermò qualche giorno dopo a 300 metri dalle prime abitazioni, nello stesso punto della colata precedente.

Il 17 Marzo 1861 Nicolosi divenne comune del Regno d’Italia.

  

TURISMO

Dal punto di vista artistico e architettonico Nicolosi ha assai da offrire, a partire dalla  Chiesa Madre, dedicata al Santo Spirito. Distrutta in seguito all’eruzione del 1669, fu ricostruita con i contributi del comune e dei cittadini nello stesso posto in cui sorgeva in precedenza, tra il 1730 e il 1750. Il campanile non subì alcuna modifica architettonica, ma presenta una doppia base in pietra lavica, che può far supporre che il paese si trovasse ad una quota superiore a quell’attuale. Presenta una facciata in stile ottocentesco e un campanile in pietra lavica in stile barocco. All’interno sono ancora oggi conservati quasi tutti gli arredi originali. Vi possiamo ammirare un crocifisso in legno di ottima fattura risalente al diciottesimo secolo, la statua di Sant’Antonio Abate (portata in processione il 13 giugno), il coro ligneo del XVII secolo sormontato da bassorilievi in gesso raffiguranti “L’ultima Cena” e “Il miracolo di Sant’Antonio e la Mula”, due quadri raffiguranti “L’Immacolata” e “L’Addolorata” e un pregiato organo situato in alto sopra l’ingresso.

Da ricordare che durante il festeggiamento della Pasqua si tiene la celebrazione della Resurrezione con la “Calata della Tela”. All’inizio della Quaresima, l’altare viene nascosto da una Tela, del 1846, cucita dalle “Pie Donne” di Nicolosi, in lino alta oltre venti metri e larga circa otto, che rappresenta “La Deposizione dalla Croce”

Altri edifici sacri da visitare sono la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesetta di San Francesco di Paola e la Chiesetta delle Anime del Purgatorio.

La Chiesa di San Giuseppe sorge sull’unica strada che un tempo conduceva al Monastero di San Nicola. I lavori per la costruzione iniziarono nel 1710, ma essa fu ultimata nel 1886.

La facciata è semplice, adornata da un portale in pietra lavica. Il campanile è a cupola, in pietra bianca ed è di costruzione recente. L’originario pavimento in mattonelle esagonali di argilla cotta e fascioni a croce di pietra lavica venne sostituito da quello di marmo nel 1930 ed i gradini di pietra lavica su cui appoggiava l’altare ligneo furono sostituiti da quelli di marmo e vennero creati altri due altari laterali. All’interno si possono ammirare diverse tele risalenti alla fine del 1700 ed alcuni arredi sacri provenienti dal Monastero di San Nicola.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie fu costruita nel XVI secolo ed era poco più grande di una cappella. Riportò pochissimi danni durante l’eruzione del 1669, tanto che vi furono custoditi i sacramenti mentre si precedeva a ricostruire la chiesa madre. Della chiesetta originale non rimane che il sito, in quando alla fine del 1800 fu completamente demolita, per far posto alla costruzione della nuova chiesa. Si venera la statua lignea del cinquecento di Sant’Antonio Abate. La chiesa è ad unica navata con abside al centro, custodisce quattro alterali laterali in marmo policromo, l’altare maggiore che accoglie la statua del Cristo alla Colonna.

Nel luogo dove si trova l’Altarino di Sant’Antonio Abate, il popolo di Nicolosi portò la venerata statua di Sant’Antonio Abate dinnanzi al fronte lavico invocando la sua intercessione. E il miracolo avvenne.

Invece l’Altarino di Sant’Agata fu costruito per volere del cardinale Dusmet. E’ una modesta cappellina raccolta nel verde e ricorda il luogo dove lo stesso cardinale si recò con il velo di Sant’Agata per opporsi alle lave minacciose, che miracolosamente risparmiarono il paese.

La Chiesa di San Francesco di Paola venne costruita nei primi anni del 1800 nel luogo ove fino alla fine del 1700 avvenivano le impiccagioni e che per questo veniva chiamato “Piano delle Forche”. Della chiesa originaria rimangono il sito e la struttura esterna, perchè nel corso degli anni ha subito diversi interventi che ne hanno modificato gli interni.

La Chiesa di Santa Cosma e Damiano, dopo il terremoto del 1669, venne rifatta nei primi anni del 1700, utilizzando materiale della costruzione precedente e lo stesso sito. E’ chiamata anche delle “Anime del Purgatorio” perché vi si venera un quadro del settecento che raffigura “Le Anime del Purgatorio”. La chiesetta, sia prima del 1669 che dopo la sua ricostruzione, segnava il confine est del paese. Era la cappella gentilizia della famiglia Gemmellaro, la cui abitazione sorge addossata alla chiesa stessa. L’interno presentava un soffitto in calce e canne, il pavimento era di mattonelle di argilla cotta, come l’altare. Quest’ultimo è stato sostituito con uno lavorato in pietra lavica.

La Chiesa di Santa Maria del Carmelo è ubicata nella parte antica del paese e si innalza al culmine di una scalinata. Lateralmente venne costruito un ospizio per i monaci infermi e quando non venne più utilizzato, la confraternita del “Carmelo” adibì lo spazio a salone per le riunioni, al di sotto del quale venne alla luce una cripta, dove ancora si conservano i resti mortali dei monaci.

All’interno si possono ammirare un altare ligneo, un quadro raffigurante “La Madonna del Carmelo”, il Simulacro del Cristo Morto, la statua della Madonna del Carmelo.

Fuori dal paese si trova l’antico monastero benedettino di San Nicola l’Arena, edificato per volere di Federico II d’Aragona, fondato come già detto su una preesistente cappella rurale del XII secolo, attorno al quale si sviluppò il paese. Il monastero fu abbandonato dai monaci dopo le eruzioni del 1536 e 1537 e il terremoto del 1542 che distrusse il piccolo villaggio etneo. Attualmente è la sede del Parco dell’Etna.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za V. Emanuele

095 / 7917011

Farmacia Bonaccorso

Via Etnea n. 49

095 / 911191

 

FOTO

CHIESA MADRE

 

FESTE ED EVENTI

Da ricordare la festa del santo patrono che si celebra la prima domenica del mese di luglio. Tra le sagre aprile in festa, nel mese di settembre la cronoscalata, in ottobre la sagra dei funghi e in novembre l’estate di San Martino.

 

      

                                              

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