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TURISMO
La cittadina ha origini risalenti
all’era neolitica, come evidenziano scavi archeologici, che
hanno restituiti reperti di epoca greca e romana.
Il centro antico di Paternò si è
sviluppato a valle della rupe di basalto sul quale è stato
eretto il Castello, voluto costruire dal conte normanno
Ruggero I nel 1073 utilizzando la pietra lavica. E’ ancora in
ottimo stato dopo i lavori per la sua ristrutturazione subiti
nella prima metà del XIV secolo. La fortezza presenta la
struttura di un torrione isolato che aveva in sé le funzioni
difensive e nello stesso tempo abitative.
La mole cubica costruita in pietra
lavica è interrotta ai lati da finestre bifore che illuminano
le varie sale interne.
Il suo interno è suddiviso in tre
livelli: al piano terra si trova la piccola cappella di San
Giovanni dove possiamo ammirare pregiati affreschi
raffiguranti Santi guerrieri, la stanza adibita al corpo di
guardia e quella delle prigioni; al primo piano si può
ammirare una bella sala d’armi arricchita da quattro finestre
bifore e al secondo piano un altro salone ed una galleria
sempre arricchite da finestre bifore. Attraverso una scaletta
ricavata nel muro si raggiunge la terrazza di copertura dal
quale si può ammirare uno splendido panorama dell’Etna, della
piana di Catania e della valle del Simeto.
Il castello fu proprietà degli
Angioini, ospitò Eleonora d’Aragona e Martino il Giovane.
Successivamente fu proprietà degli
Henriquez, degli Speciale e dei Moncada.
Dal punto di vista architettonico
di notevole interesse sono la Chiesa Madre, la chiesa di San
Francesco, la Chiesa di Cristo Re al Monte, la chiesa della
Gancia, la Chiesa dell’Annunziata, la villa
comunale.
La Chiesa Madre fu eretta nel 1342
su un precedente impianto normanno e si presenta con un
impianto basitale ed uno stile romanico. E’ dedicata a Santa
Maria dall’Alto. La facciata prevede una triplice divisione.
Quella centrale prevede la presenza di un portale in pietra
lavica sormontato da una finestra, mentre le due laterali
contengono due coppie di arcate delle quali quella di sinistra
contiene le campane. La Chiesa ha la suddivisione interna in
tre navate. All’interno della Chiesa possiamo ammirare un
maestoso Crocifisso ligneo del fine seicento inizio settecento
e stalli corali intagliate in legno del XVII
secolo.
A sinistra della Chiesa Madre
possiamo ammirare due chiese con resti di conventi: San
Francesco del 1346 in stile gotico francese ad una sola navata
con portali a sesto acuto e la Chiesa di Cristo Re al Monte
della metà del XVI secolo in stile barocco con forma
rettangolare con volta a botte.
La Chiesa di Cristo al Monte fu
fatta costruire dai confrati della Compagnia dei Bianchi
intorno alla metà del cinquecento con l’intento di assistere i
prigionieri condannati a morte.
La struttura esterna della chiesa
si presenta molto semplice tranne che per il portale
d’ingresso sovrastato dall’emblema dei Bianchi. Accanto alla
struttura vi è un piccolo cimitero, privilegio dei nobili che
appartenevano alla confraternita.
Al suo interno possiamo ammirare
statue, la nicchia che conteneva la Statua del Cristo alla
Colonna, quattro altari minori.
La Chiesa di Santa Maria delle
Grazie, attigua al secondo convento dei Frati Cappuccini sorge
sulla collina accanto all’ingresso principale del cimitero. E’
retta dai Padri Cappuccini dal 1608. La chiesa fu
costruita su un preesistente oratorio con la confraternita di
Santa Maria delle Grazie, con attiguo il convento tra il 1610
e il 1611. Furono distrutti dal terremoto del 1693, ma
ricostruiti nello stesso luogo nel 1710. Il portale è
sovrastato da una finestra, dalla cornice e dalle due torri
campanarie. Custodiva il corpo imbalsamato del Beato Michele
Moncada e un altare maggiore intarsiato, trasferiti poi nel
Convento dei Cappuccini dell’Annunziata.
Poco distante scendendo la Via
Matrice si giunge alla Chiesa di Santa Maria della Valle di
Giosafat o della Gancia, fondata nel 1072 con un portale
gotico del trecento e soffitto del XVI secolo.
La Chiesa dell’Annunziata è detta
anche “del Monastero”. Ha un’origine seicentesca e all’interno
possiamo ammirare la pala che raffigura “Il transito di San
Benedetto”, la pala che raffigura “Il Martirio di Santa
Barbara”, la pala che raffigura “La Madonna dell’Itria” e la
pala che raffigura la Madonna.
La Villa Moncada è situata
all’ingresso di Paternò. All’interno si trova una fontana
centrale e busti marmorei di illustri paternesi come
l’anatomista Gaetano Cutore, il geografo Nicolosi, il
filantropo Carmelo Moncada, che donò il terreno per
l’allestimento della villa stessa.
Altre chiese sono quella dedicata a
Santa Barbara, quella dedicata alla Madonna del Rosario, alla
Madonna del Carmine, la Chiesa di Santa Caterina e la Chiesa
di Santa Margherita.
Quella di Santa Barbara si trova in
prossimità della piazza che porta lo stesso nome. Ha una
facciata completata da una soggetta con ai lati le statue di
San Pietro e San Paolo ed in una nicchia centrale la statua di
Santa Barbara. Al suo interno possiamo ammirare una vasta
cupola e numerose tele.
Dell’antico palazzo nobiliare Las
Casas rimangono i resti di un portale lungo la gradinata
di Via Chiarenza, una delle vecchie scalinate che permetteva
l’accesso all’antico centro abitato. Il portale è di origine
spagnola, ha forma ellittica ed è stato realizzato con pietra
calcarea.
Il santuario della Consolazione, in
stile romanico, sorge sulla parte meridionale della collina, è
fiancheggiato dal convento e dal portico dal quale si può
ammirare il panorama sulla valle del Simeto. Il portico è
sormontato da un ampio rosone, l’interno si presenta a tre
navate ed è arricchito da mosaici e affreschi. Il santuario fu
edificato sul luogo dell’antico oratorio della Madonna del
Riposo del 1585, poi mutata nel 1616 in quello della Madonna
della Consolazione. Custodisce la corona donata da
Michelangelo Virgillito, benedetta da Papa Giovanni XXIII nel
1959.
Su tutto il territorio sono
numerose le sorgenti di acqua salina dette anche “Salinelle”,
sorgenti acidule e sorgenti gassose e ferruginose.
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