RAMACCA               

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 INFO

Il comune di Ramacca sorge in una zona collinare interna, posta a 266 metri sul livello del mare. Conta circa 11.000 abitanti, detti ramacchesi,  e dista 45 chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene.

Centro prevalentemente agricolo, il comune di Ramacca si distingue per la produzione di grano, ortaggi, agrumi, uva, angurie e ottimi carciofi che si possono degustare nella Sagra del Carciofo che si tiene ogni anno nel mese di aprile. Tipica è la sagra del pane che invece si svolge ogni anno nel mese di agosto.

Buono l’allevamento di bovini, ovini e caprini grazie alla presenza di numerosi pascoli.

 

 STORIA

Il nuovo abitato venne denominato “Ramacca” dal nome del feudo.
Alcuni studiosi affermano che il nome Ramacca deriva dall’arabo “Rammak” che significa “guardiano di giumente”, oppure “Rammuallah” che significa “Terra o giardini di Allah”. Per altri ancora deriva dall’ebraico “Ramach” che significa “altura”.  Recenti scavi testimoniano l’esistenza di un’antica città siculo – greca, probabilmente l’antica “Erjke”, distrutta da Agatoche  da Siracusa alla fine del sesto secolo a.C. Altri studiosi ancora sostengono che il nome deriva da “Gran macchia” essendo la zona ricoperta da fitti boschi chiamati “macchie”, cioè rifugio di malviventi.

Dipendente dal comune di Caltagirone nel 1197, sotto Enrico di Svevia il territorio fu trasformato in feudo ed assegnato a Nicola di Caradonna, da cui passò a Riccardo di Passaneto e nel 1392 a Girolamo Modica.

Nel 1490 Ramacca fu concesso ai Gravina, che nel 1517 ottennero il titolo di Marchesi.

Nel 1688 re Carlo II concedeva a Sancio Gravina, signore del Feudo di Ramacca, il titolo di Principe a condizione che entro il decennio successivo ne coltivasse le terre e vi fondasse un abitato. L’attuale paese nacque nel XVIII secolo grazie all’opera di Ottavio Gravina che volle così completare l’opera avviata dal padre Sancio Gravina.

A questa famiglia rimase fino all’abolizione del regime feudale.

Nel 1820 il nome dal governo borbonico venne mutato in “Rammaccae”, quindi “Rammacca” ed infine “Ramacca”.

 

TURISMO

Il centro è costituito dalla Piazza Umberto I, che ha la morfologia di un ottagono irregolare, al cui lato meridionale sorge il settecentesco Palazzo Baronale, oggi asede del Municipio e del Museo Archeologico. Tutte le vie si restringono fino a convergere all’inizio di Via Roma, la via principale del paese.

Dal punto di vista architettonico molto interessanti da visitare sono la Chiesa Madre, il convento dei Cappuccini, la chiesa di San Giuseppe, la chiesa dell’Immacolata, la Chiesa della Madonna Santissima delle Grazie, la Piazza Regina Elena, il Monumento a Padre Pio, il Monumento ai Caduti, Palazzo Zappietro e il Palazzo di Città.

La Chiesa Madre, dedicata alla Natività di Maria Santissima, venne eretta nel 1700 e fu la prima chiesa di Ramacca. Detta del Santissimo Crocifisso accolse nel 1759 il Vescovo di Catania che ivi faceva la sua prima visita pastorale. Questa chiesa fu poi ingrandita comprendendo il magazzino della prima masseria di Ramacca che apparteneva al Principe Bernardo Gravina. Presenta un impianto ad unica navata e il portale centrale con cornice a pietra, sormontato da un rosone. Uno dei prospetti laterali sembra collegare la facciata principale della chiesa al suo maestoso campanile.

La Chiesa di San Giuseppe, con annesso il convento dei Cappuccini fu edificata nel 1746.

La Chiesa dell’Immacolata risale ad un’epoca remota. Il suo esterno è decorato da un prospetto in stile neoclassico, all’interno si presenta ad unica navata decorata da stucchi e da altari, ornati da bellissime tele ad olio che rappresentano “La Croce”, “L’Addolorata” e ritratti di alcuni santi cappuccini.

Il Palazzo Zappietro è costituito da un impianto planimetrico regolare, con locali di medie dimensioni, si sviluppa su due livelli e presenta due prospetti. Nel prospetto principale, che si affaccia sulla Via Roma, si trova il portone principale con arco a tutto sesto incorniciato da lesene in pietra. Al piano superiore vi è un balconcino con mostre e fregi.

Il Palazzo di Città ha una posizione di spicco occupando un intero isolato, che si affaccia sulla piazza principale. L’impianto planimetrico è irregolare, costituito da un cortile interno e camere di diverse dimensioni. Il palazzo si sviluppa su due livelli e presenta quattro facciate, delle quali quelle laterali sono molto semplici, scandite da una serie di aperture arricchite con mostre in pietra, quello principale prospetta su Piazza Umberto attraverso una piccola scalinata. Il prospetto principale si conclude con una struttura muraria superiore che accoglie l’orologio.

Altri monumenti minori sono la Chiesa di Santa Rita da Cascia, costruita nel 1974, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, istituita nella parte bassa del paese, la chiesa di Santa Maria della Provvidenza fondata nel 1952 e il Museo Archeologico che espone materiali archeologici provenienti dai vari scavi condotti nel territorio di Ramacca. Numerose sono le aree archeologiche su tutto il territorio come la zona Montagna, la zona Castellino e la Zona Torricella dove sono stati rinvenuti resti della necropoli della vecchia cittadina greca, una villa romana con splendidi pavimenti a mosaico e un villaggio e una necropoli dell’età del Bronzo.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za Umberto

095 / 5653151

Farmacia Dr D’Urso La Morella Maria

P.za Elena n. 9

095 / 653171

Farmacia Dr Marcoccio Raffaele

P.za Umberto n. 7

095 / 653081

Farmacia Dr Zappietro Angela

Via Roma n. 12

095 / 653060

 

FOTO

  CONVENTO DEI CAPPUCCINI

 

FESTE ED EVENTI

Ramacca intorno al 1630 aveva due patroni : la Madonna della Natività e San Giuseppe. Il fatto che esistessero due patroni dovrebbe derivare da un compromesso tra il principe e la cittadinanza. La scelta del patrono San Giuseppe fu fatta dal Principe Gravina e i ramacchesi si trovarono obbligati ad accettare la sua imposizione.

San Giuseppe viene onorato dai ramacchesi con una spettacolare processione nell'ultima domenica del mese di Maggio, e dura una settimana.  Il perché di questa data è subito spiegata: Ramacca si appresta a cogliere il frutto dei suoi campi biondeggianti di spighe e pertanto i contadini invocano affettuosamente il loro protettore, sollecitando il suo soprannaturale intervento: la pioggia. Il fercolo, che percorre le vie principali della cittadina, viene trainato con grosse corde dalla gioventù ramacchese, seguito dalle Autorità del paese e da tutti i devoti e preceduto dalle cosiddette "torce", ceroni abbelliti con fiori di carta crespa variopinta. In onore del Patrono, il pane sacro di varie forme occupa un posto importante negli altari (grandi tavole imbandite con tutte le specialità gastronomiche locali e le primizie) che in marzo vengono allestiti in molte case per voto al SAnto o grazia ricevuta.

Il paese, attraverso i secoli, è stato ammirato da molti visitatori illustri, scrittori, poeti e musicista come il grande Richard Wagner, il quale durante un soggiorno nella cittadina, osservando i dorati campi circostanti l'abitato, ebbe l'ispirazione per comporre il notissimo "Inno dei mietitori". Non a caso la varietà del grano più conosciuta (sem. Cappelli) ha per sinonimo "Margarito" dall'omonima contrada devo venne coltivata a pieno campo. Ramacca è stata battezzata "Capitale del Pane", nonché "granaio di Roma".  Le principali tradizioni, infatti, sono legati ai culti della fertilità, di cui il grano è simbolo, che affondano le loro radici in riti antichi e ancestrali.  Altro evento importante per i ramacchesi è la "sagra del carciofo", organizzata con degustazione di alimenti e pietanze a base di carciofo.

 

      

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