TURISMO
Randazzo potrebbe essere effettivamente definita la città
nera, nera di lava che è utilizzata non solo per lastricare le strade, per rilevare archi
di porte e finestre ma anche per costruire i monumenti, prima fra tutti la Chiesa di Santa
Maria.
La chiesa di Santa Maria, di fondazione sveva (datata 1217
1239), conserva della severa architettura originaria in conci di materiale lavico le
tre absidi a forma di torrioni merlati; sui fianchi si aprono bifore e monofore e due
portali gotico-catalani del 400. La chiesa è costruita con blocchi di pietra lavica
e nella facciata e nel campanile spiccano motivi a contrasto in pietra bianca. La
sacrestia ha ospitato in passato il tribunale ecclesiastico.
La cupola fu aggiunta agli inizi del secolo XIX, mentre la
facciata con il campanile fu rifatta nel 1852-63. Linterno è in stile
rinascimentale a tre navate a croce latina; racchiude sculture del secolo XVI (fonte
battesimale e tabernacolo nella cappella a sinistra della maggiore. Da segnalare un
affresco raffigurante La Madonna del Pileri, le tele raffiguranti Il
Battesimo di Gesù, Il Crocifisso con la Madre, La Sacra
Famiglia. Prezioso documento iconografico è la Salvezza di Randazzo, una pittura su
tavola con veduta della città cinquecentesca, posta sulla porta laterale e attribuita a
Girolamo Alibrandi. Laltare maggiore è del 1693 in stile barocco. Sul timpano è
posto lo stemma della famiglia nobiliare dei De Quatris. Tra gli oggetti custoditi
ricordiamo il Crocifisso ligneo del Pintorno, il calice del re Pietro dAragona e il
sarcofago in pietra lavica della baronessa De Quatris del 1564.
Corso
Umberto è la principale arteria del centro storico. Dopo pochi passi simbocca a
destra la Via Roma.
Al n. 226 i resti del Palazzo Scala, già Palazzo Reale, dei
secoli XIII-XIV, che ospitò le corti normanna, sveva, aragonese e limperatore Carlo
V.
Proseguendo per Via Umberto I, sincontrano la Chiesa di
San Martino del secolo XIII fu rimaneggiata e restaurata dopo la seconda guerra mondiale.
E a tre navate con facciata barocca in pietra lavica, un magnifico campanile e due
leoni in pietra arenaria collocati sul portale dingresso.
La sobria facciata seicentesca è ornata da formelle del
500 in arenaria; a destra, campanile del secolo XIV.
Linterno
custodisce opere di scultura dei secoli XV e XVI: fonte battesimale di marmo rosso;
acquasantiera tardogotica su colonna tortile; la statua della Madonna della Misericordia
nella cappella in fondo alla navata destra; gran tabernacolo marmoreo di stile
gotico-fiorito nellabside minore sinistra; un reliquario davorio del
300.
Nellabside minore destra, Crocifisso ligneo del 1530 e un
polittico.
Quasi di
fronte alla chiesa si nota una torre quadrilatera incorporata in una più bassa
costruzione: sono i resti delle otto torri fatte costruire lungo la cinta muraria da
Federico II. Si tratta del castello svevo. Il castello ospita il Museo civico archeologico
Paolo Vagliasindi con reperti dal Neolitico allepoca siculo-greca,
rinvenuti in recenti scavi e il Museo dei Pupi siciliani, con una collezione di 21 pupi
siciliani di scuola catanese dagli inizi del 900.
Una
traversa sulla sinistra di Corso Umberto permette di giungere a Piazza S. Nicolò,
dominata dallomonima Chiesa.
La
Chiesa di San Nicolò è la più grande tra le chiese cittadine. Rinnovata nel 1583,
conserva delloriginaria struttura trecentesca la parte absidale coronata di merli;
la facciata con semicolonne di pietra lavica appartiene al secolo XVII. Il campanile
venne ricostruito nel 1783. Allinterno, a croce latina, sono custodite numerose
sculture, tra cui la statua di San Nicola in cattedra, alla parete della navata
destra, trittico del secolo XV. Di rilievo la fonte battesimale del XII secolo di fattura
bizantina, un bel crocifisso dipinto su legno e altri preziosi arredi sacri.
Sulla piazza si affacciano anche il Palazzo Clarentano (datato
1508), il cui prospetto è arricchito da belle bifore divise da esili colonnine e la
Chiesetta di Santa Maria della Volta (del XIV secolo).
Sulla destra del Palazzo Clarentano si apre la deliziosa Via
degli Archi coronata, come dice il nome, da una serie di archi. E lantica Via
delle Volte di San Nicola e faceva parte di un complesso conventuale che comprendeva la
chiesetta della Volta, alla fine della strada.
Dalla piazza si può proseguire per Via Polizzi che permette di
ammirare in una stradina sulla destra il bel portale lavico di Casa Spitaleri.
Nella vicina Via Duca degli Abruzzi è il Palazzo Finocchiaro,
del 1509.
Proseguendo lungo Via degli Abruzzi, sulla destra
sincrocia Via Agonia, così chiamata perché si narra che era fatta percorrere dai
condannati a morte che dal castello-carcere erano portati alla Timpa, davanti a San
Martino, ove erano giustiziati. Lungo la vita si può vedere ancora un esempio tipico di
casa trecentesca, caratterizzata da un vasto locale a pianterreno e due stanze quadrate al
primo piano (visibile solo allesterno).
Via Duca degli Abruzzi confluisce poi in Corso Umberto. Un arco
sulla destra ci indica lantico ingresso del Palazzo Reale, di cui oggi resta solo
parte della facciata, con una bella fascia marcapiano bicroma e due bifore. Il palazzo,
prima di essere distrutto dal terremoto del 1693, ha ospitato famosi personaggi quali
Giovanna dInghilterra, sposa di Guglielmo II il Normanno, Costanza dAragona
(la località era stata scelta come residenza estiva dalla corte aragonese) e, nel 1535,
Carlo V.
In Piazza del Municipio, il Palazzo Comunale occupa lex
convento dei Frati Minori, complesso seicentesco con il chiostro.
Il Convento del Santissimo Salvatore dei Padri Cappuccini era
originariamente dedicato a SantOnofrio. La sua costruzione risale al 1538. Chiesa e
Convento vennero inizialmente costruiti nel vallone del torrente Annunziata, nei pressi
della Chiesa di Santa Maria della Misericordia. Vennero abbandonati a causa di una frana
che rovinò tutto il fabbricato, assai mal costruito a pian terreno.
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