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INFO
Sant’Alfio si trova a 531 metri sul
livello del mare in una zona collinare interna e conta circa 1.800
abitanti, detti santalfiesi. Dista circa una trentina di chilometri
da Catania, alla cui provincia appartiene.
Sant’Alfio vanta una ricca
produzione di uva da mosto, frutta, nocciole e miele.
Fiorente è l’allevamento di caprini
ed equini.
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STORIA
Sant’Alfio ha conservato nel tempo
la sua antica struttura urbanistica, fatta di gruppi di case
arroccate sui fianchi della montagna.
L’origine del nome è legato alla
tradizione religiosa. Tre fratelli, Alfio, Delfio e Cirino, di
nobile famiglia spagnola, furono deportati, nel 253 d.C., in Sicilia
per essere martirizzati. Durante il loro viaggio verso Lentini,
attraversando il luogo dove oggi sorge il paese, avvenne il
“miracolo della trave” : un improvviso vento si scatenò al loro
passaggio, scagliando la trave che portavano sulle spalle.
Il primo nome dato al paese fu
“Sant’Arfiu a Vara”.
I primi abitanti costruirono la
Chiesa Madre ed introdussero il culto dei tre Santi.
Nel seicento il paese rappresentò
una delle sette “torri” (o quartieri) del Comune di Mascali.
Risale, però, al settecento l’edificazione del primo nucleo urbano
intorno proprio alla Chiesa Madre, grazie alla concessione delle
terre da parte dei preti appartenenti alla Chiesa di Viagrande.
L’ordinamento del nucleo urbano del
paese venne stilato pensando al giro fatto dai tre Santi.
L’ottocento fu caratterizzato da due eventi di estrema importanza
per Sant’Alfio : il distaccamento di Giarre da Mascali nel 1815 e la
concessione di una parte del feudo della Cernita a beneficio dei
contadini di Sant’Alfio.
Nel 1923 divenne comune autonomo,
staccandosi da Giarre, di cui era stata frazione dal 1815. |
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TURISMO
Dal punto di vista artistico la
visita comincia dal
monumento più importante del paese che è la Chiesa Madre che risale
al 1600, intitolata ai “tre fratelli martiri” Sant’Alfio, San
Filadelfo e San Cirino che da qui passarono seguendo il loro
percorso per il luogo destinato al loro martirio. Successivamente si
pensò di ingrandirla, lasciando intatta la struttura precedente e ne
risultò che la vecchia chiesa è la navata centrale. Nel 1867 i
lavori furono ultimati, ma nel 1894 si mise mano anche alla parte
anteriore, in pratica la facciata della vecchia chiesa. Nel 1919 fu
abbattuta la facciata e ricostruita, com’è ancora oggi, interamente
in pietra lavica.
La Chiesa è impreziosita dalla
presenza di alcuni altari in marmi policromi e svariati affreschi
tra i quali spiccano quelli ottocenteschi presenti nell’abside che
raffigurano il “Trionfo dei Tre Martiri”.
Tra le chiese minori cittadine
occorre citare quella ottocentesca del Calvario, situata in un luogo
privilegiato che consente di ammirare splendidi panorami sul Mar
Jonio che domina nella parte bassa del paese, e quella dei Nucifori
che si ricorda soprattutto per il busto della Madonna di Tindari,
molto venerato dagli abitanti di S.Alfio.
La città però colpisce soprattutto
per la bellezza naturalistica dei dintorni.
In effetti da qui è possibile effettuare varie escursioni. La prima
potrebbe riguardare i “Crateri del 1928” che furono creati da una
potente eruzione dell’Etna. Essi sono raggiungibili partendo dalla
contrada Magazzini in direzione della contrada Ripe della Naca dove
è possibile ammirare i conetti di scorie saldate create
dall’eruzione. Una seconda escursione potrebbe essere il Sentiero
Naturale dei Monti Sartorius, che permette di ammirare i crateri a
bottoniera dei Monti Sartorius, i boschetti di ginestra dell’Etna e
la formazione di betulla endemica. Un’altra gita porta al Parco
Comunale di Contrada Cava, splendida dal punto di vista
naturalistico perché raccoglie vari esempi di vegetazione, dalla
macchia mediterranea ai boschi di castagno, di leccio e di cedro, ma
interessante anche dal punto di vista storico perché permette di
ammirare i primi insediamenti rurali d’origine seicentesca.
Uno degli elementi naturalistici di
fama mondiale è però il millenario Castagno dei Cento Cavalli, che è
anche il simbolo del paese: un enorme castagno che conta una
circonferenza di 60 metri ed è’ considerato, oggi, uno degli alberi
più vecchi del mondo con i suoi 3600-4000 anni.
Deve il suo nome ad una leggenda,
secondo la quale una regina, durante una visita sull’Etna, venne
colta da un temporale e si riparò sotto le sue fronde con tutto il
suo seguito di cento cavalieri. Non si sa bene quale sia la regina a
cui fa riferimento la leggenda. Due le ipotesi. La prima che si
tratti di Giovanna d’Aragona, vissuta dal 1502 al 1575, onorata per
la sua bellezza. La seconda è che sia Giovanna I d’Angiò, vissuta
dal 1326 al 1386, regina di Napoli, che condusse una vita molto
spregiudicata.
Poco distante dal Castagno dei
Cento Cavalli si trova un altro esemplare di castagno, denominato
“La Nave” o anche “Rusbigghiasonni” per via dei tanti uccelli che
cantavano al mattino, oppure a causa dei suoi rami più bassi che
incombevano sulla strada e rendevano difficoltoso il passaggio.
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FESTE ED
EVENTI
Il paese di Sant’Alfio dedica la
prima domenica di maggio al festeggiamento dei santi patroni :
Alfio, Filadelfo e Cirino.
I festeggiamenti hanno inizio
l’ultima domenica di aprile quando a mezzogiorno avviene l’apertura
ufficiale. Dal lunedì al mercoledì è tradizione che la famiglia
promotrice dei festeggiamenti, detta “Mastro di festa”, si rechi
presso le famiglie del paese e nelle zone limitrofe, accompagnata
dal corpo bandistico per effettuare la raccolta generale delle
offerte necessarie per i festeggiamenti, detti “caruseddi”. Il
giovedì e il venerdì precedenti la festa ha luogo la luminaria di
legna resinosa “Dera” che percorre le vie cittadine rievocando il
passaggio dei tre Santi. Il sabato sera si svolge la rituale
“sbarrata” dei santi in chiesa, cioè l’esposizione sull’altare dei
simulacri, vengono celebrati i vespri, poi le reliquie vengono
portate in processione per le vie principali del paese. Alla fine
della processione, i simulacri dei tre santi vengono chiusi nella
cappella.
La domenica si celebra la messa
solenne, durante la quale avviene il panegirico, la lunga predica
fatta dallo stesso predicatore che nei giorni precedenti ha
esercitato la preparazione. Il governatore uscente cede le “Piange”
alla nuova commissione che dovrà organizzare la festa l’anno
successivo.
Nel primo pomeriggio iniziano i
preparativi per recare i simulacri dei santi sul fercolo (vara), che
si affaccia sulla porta centrale per salutare la popolazione. Alla
fine della processione, i simulacri vengono riposti sull’altare e
dopo aver reso omaggio alle sacre reliquie viene celebrata la messa,
indi la ritirata dei simulacri nella cappella.
Ogni estate si celebra la “Festa
della Montagna”. |
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