VIZZINI             

INFORMAZIONE       - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT    INFORMAZIONE - CULTURA -       SPETTACOLO - SPORT   INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO -       INFORMAZIONE - CULTURA - SPETTACOLO - SPORT

 

 INFO

Vizzini dista circa una sessantina di chilometri da Catania, alla cui provincia appartiene. Il comune sorge in una zona collinare interna, posta a 586 metri sopra il livello del mare. Conta circa 9.000 abitanti detti vizzinesi.

La produzione locale è principalmente agricola e basata sulla coltivazione dei cereali, ortaggi, sommacco, fichidindia e sui prodotti caseari.

Vizzini è stata resa celebre da Giovanni Verga, che vi ambientò la “Cavalleria Rusticana” e vari romanzi e drammi.

 

 STORIA

Vizzini è una delle più antiche città della Sicilia. Numerosi sono infatti i reperti archeologici che testimoniano un passato preistorico, mentre le molteplici tracce di sepoltura ancora presenti nel territorio inducono ad ipotizzare insediamenti umani sia nel III-II secolo a.C., sia durante il Basso Impero e l’età bizantina. Secondo il parere dello storico locale, padre Ignazio Noto Vizzini, si identifica con l’antica Bedis greca e con la Bidis Romana, ricordata da Cicerone nelle Verrine e da Plinio come città stipendiarla di Roma.

Secondo altri studiosi, Vizzini sarebbe sorta nel periodo saraceno, del quale rimane un’iscrizione in un trittico conservato nell’attuale Chiesa Madre, che documenta l’incendio patito da Vizzini in quell’epoca. Nel corso dei secoli ebbe varie vicissitudini, che portarono anche alla trasformazione del nome: dall’originario nome greco Bidi, da Be-dis (in altre parole “andò due volte” con riferimento al passaggio dell’antico fiume Achates dai due lati del colle-castello), si giunse a Vizzini attraverso le variazioni attuate dagli Arabi prima e dagli Spagnoli dopo il 1730.

Sotto i Normanni fu governata dal conte Roberto; durante il Medioevo conobbe la signoria feudale degli Alagona e dei Chiaramente, che la governarono per molto tempo; fu tra le cinque città “reginali” dell’isola, particolarmente amata dalla Regina Bianca; insignita nel 1540 del titolo di “obbedientissima” durante il regno di Carlo V, fu venduta nel 1629 da Re Filippo e comprata da Nicolò Schittino nel 1693.

Anche Vizzini fu rasa al suolo dal terremoto del 1693.

 

TURISMO

Da visitare sono diversi gli edifici sacri e civili.

La Chiesa Madre, o meglio di San Gregorio Magno, che sorge nel centro del paese, fu ricostruita dopo il terremoto del 1693. Sorta sull’antico Palazzo Senatoriale, di cui conserva il prospetto sud, in stile gotico - catalano del XV secolo, e sulle rovine del vecchio Monastero Benedettino, fondato da San Gregorio, ha una pianta a tre navate divise da grandi arcate e sostenute da pilastri ottagonali ed archi a sesto acuto.

Di notevole interesse è il portale in stile gotico, che si trova inglobato nel prospetto laterale della chiesa. Il campanile si presenta come una massiccia torre composta di due ordini: nel primo con inquadramento di pietra ad intaglio, che sostiene la trabeazione su cui poggia la cella campanaria, sono collocati un grande orologio ed uno stemma pontificio. Il secondo ordine è caratterizzato dalla cella campanaria con grandi finestre ad arco pieno, ornate da altri stemmi e da quattro lesene con capitelli, che sorreggono la guglia terminale, a bulbo ribassato. All’interno sono custodite pregevoli opere d’arte, statua antiche e moderne di legno, tele ad olio, un fercolo in pietra bianca, la statua lignea del Cristo, le tele raffiguranti il “Martirio di San Lorenzo” e “La Madonna della Mercede”, il dipinto rappresentante “San Gregorio con Teodolinda”, la tela raffigurante “San Gregorio genuflesso durante la peste di Roma”, le statue di legno di Santa Caterina e di Santa Silvia, madre di San Gregorio Magno, una pala marmorea intarsiata del Seicento e colonne scanalate, con basi e capitelli, che reggono l’architrave della nicchia nella quale si conserva una statua di gesso del santo e un sarcofago di marmo del 1803, con ritratto d’alabastro del Sacerdote Giovanni Caffarelli, il pulpito e la cantoria con l’organo a canne, il soffitto della cappella della navata sinistra, scolpito in stile tardo-barocco.

Il Municipio, originariamente Casa Senatoria, si trova ubicato nella Piazza Umberto I. Costruito nel 1800 fu completato intorno al 1813, all’interno vi si trovava anche il teatro comunale.

La Chiesa della Madonna del Carmine venne costruita alle falde del Monte Castello nel ‘500, era originariamente dedicata a Santa Sofia per poi essere dedicata alla Madonna del Carmine. La pianta è ad una navata, il suo prospetto si presenta semplice e lineare. All’interno è posta una statua della Madonna del Carmelo con il Bambino nell’atto di consegnare lo scapolare carmelitano a San Simone ed un quadro raffigurante Santa Sofia.

La Chiesa di Sant’Agata presentava un alto campanile di forma quadrata, con l’interno a lumaca, tutto d’intaglio.

Dopo il terremoto essa venne ricostruita e fusa con la vicina chiesa di San Pietro, costruita nel 1390 e anch’essa distrutta. La chiesa, a tre navate, è decorata con stucchi. Il portale, con timpano sovrastato da una grande finestra, è coronato da un frontone terminale con croce di pietra ed affiancato da due torri, a due ordini, con campane del Settecento.

All’interno l’abside, che conserva l’antico altare maggiore di legno, con la tela raffigurante il martirio di Sant’Agata del 1614, ha un battistero con il fonte battesimale di pietra scolpita e il recinto di ferro battuto, una cappella dedicata al Santissimo Sacramento del 1600.

La chiesa di Sant’Agostino fu eretta nel 1615, originariamente era dedicata a San Giacomo e solo successivamente fu intitolata a Sant’Agostino. Nel 1637 i frati agostiniani affiancarono all’edificio il loro convento, in precedenza ubicato presso la chiesa di San Domenico, fuori del nucleo urbano. Ricostruita dopo il terremoto del 1693, la chiesa ha la pianta ad unica navata e prospetto barocco. L’interno è arricchito dall’antico altare maggiore di marmo con Crocifisso di legno e da sei cappelle laterali con altari di marmo, adornati da statue che raffigurano Sant’Agostino, il Sacro Cuore, San Francesco d’Assisi e la Madonna di Fatima.

La Chiesa di San Sebastiano, contigua all’antico monastero delle suore benedettine, è ubicata in Via Vittorio Emanuele. E’ ad una sola navata e il suo prospetto in stile barocco – rococò è in pietra intagliata.

L’interno, decorato da stucchi e affreschi, ospita la tela ad olio raffigurante il Martirio di San Sebastiano del 1713 e quella di Sant’Agnese. Custodisce inoltre la statua di legno di San Sebastiano, quella della Madonna del Rosario di Pompei, pregiate formelle, in ceramica di Caltagirone, con la rappresentazione della Via Crucis e, ubicato nell’abside, un Crocifisso di legno.

La Basilica di San Giovanni Battista era originariamente una chiesetta fuori città, chiamata anche “delle vigne” data la sua ubicazione. La chiesa ebbe diverse fasi costruttive. La chiesa, con la pianta a croce latina, dispone di tre navate. Al centro della croce si erge un’altissima cupola. Il suo ricco prospetto e il campanile di pietra intagliata sono in stile barocco. L’interno, le cui pareti sono decorate da stucchi, è impreziosito dagli altari laterali in stile rococò. Pregiati l’organo barocco - rococò, le tele di notevole valore artistico che raffigurano la Deposizione della Croce, la Madonna con San Giuseppe, San Filippo e un’antica Via Crucis su tela ad olio. Accoglie inoltre le statue di cartapesta di San Giovanni, San Giuseppe con il Bambino, di Maria Ausiliatrice, della Pietà, il reliquiario di legno scolpito e dorato.

La chiesa di San Giovanni Evangelista fu costruita sulle rovine di due tempi pagani dedicati a Minerva e Bacco, fu distrutta nel 1693 dal terremoto e ricostruita. Ha una pianta ad unica navata ed un prospetto ornato da un portale gotico.

Al suo interno, oltre gli altari, troviamo delle tele raffiguranti “San Giuseppe che tiene sulle braccia il Bambino”, “La Natività di Maria” e “San Giovanni Evangelista”, “L’invenzione della Croce” ed inoltre la statua di gesso del Sacro Cuore di Gesù, il fonte battesimale di marmo, la Via Crucis dipinta su legno del ‘700. Nell’abside vi è una nicchia con il pregiato feretro dorato della Madonna delle Grazie.

La Chiesa di Santa Teresa fu dapprima intitolata alle Anime del Purgatorio e affiancata al monastero fondato nel 1638, abitato per un breve periodo dai gesuiti, e adibito, nel 1645, a conservatorio di vergini, assegnato, con il decreto del 1705, all'Ordine carmelitano.

A navata unica, conserva al suo interno altari decorati, una statua del Seicento di legno, raffigurante Santa Teresa, e tre tele che rappresentano l'Adorazione di Maria, Gesù Crocifisso tra le Marie sul Calvario e San Gaetano da Thiene.

La chiesa di San Vito fu ricostruita dopo il terremoto del 1693, nello stesso sito dell'antichissima basilica originariamente dedicata allo Spirito Santo. Presenta una pianta a tre navate, con un prospetto barocco, nel suo interno, decorato da stucchi ed altari di marmo, vi sono statue di cartapesta della Madonna dell'Odigitria, di San Vito e del Sacro Cuore di Gesù, un artistico reliquiario con cento reliquie di santi martiri ed ancora un Crocifisso di legno del 1630 di grandezza naturale.

La Chiesa della Madonna del Pericolo, anticamente dedicata a Sant’Elena, racchiude al suo interno una grotta. Da poco restaurata, presenta un'unica navata, con un prospetto semplice e conserva nel suo interno un quadro raffigurante la Madonna del Pericolo, che con la destra tiene sul grembo il Bambino benedicente e con la sinistra il globo terrestre.

Il quadro fu nascosto per essere sottratto all'Imperatore Leone Isaurico, che nel 726 aveva decretato la distruzione di tutte le immagini, e rinvenuto nella grotta intorno al 1100 circa. Il rinvenimento fu dovuto ad una donna, che, pugnalata dal marito, trovò rifugio nella grotta, dove, dopo aver implorato l'aiuto della Madonna, si tolse il pugnale dal petto e guarì. La grotta è ancora oggi centro di devozione e meta continua di pellegrinaggio da parte di numerosi fedeli. All'interno sono custodite altre opere degne di nota: le statue di San Gregorio Magno e di Sant’Elena ed un quadro raffigurante la Madonna del Pericolo con in mano il pugnale di cui narra la leggenda.

Sul monte del Calvario si trova la chiesetta omonima, detta anche di Gesù Risorto, distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita nella prima metà del '700.

La chiesa presenta pianta ad unica navata, un prospetto semplice, e custodisce, all'interno, un altare ornato dalla statua del Cristo Risorto.

L'antico convento francescano della Santissima Annunziata fu fondato nel 1225 da Sant’Antonio di Padova. Dopo il terremoto del 1693, diroccatosi tanto il convento che il chiostro e la chiesa dell'Annunziata, i francescani ricostruirono il convento in parte sui suoi ruderi e, approfittando dell'abbandono della chiesa di Santa Caterina, se n’appropriarono, ricostruendola e ingrandendola, e ne fecero la chiesa del convento, dedicandola all'antica chiesa dell'Annunziata.

La chiesa ad unica navata, decorata da pregevolissimi affreschi, raffiguranti personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento.

All'interno custodisce altari con nicchie adorne di colonne tortili e sormontate da timpani spezzati, di tele ad olio, come quella dell'Annunciazione di Maria, di San Francesco d'Assisi, di ottima fattura del '700,  le statue di Santa Lucia e altre statue raffiguranti l'Immacolata e Sant’Antonio da Padova.

La chiesa di Santa Maria di Gesù si trova fra il piano omonimo ed il Viale Regina Margherita. Gravemente danneggiata, dopo il terremoto del 1693, la chiesa fu ricostruita in stile barocco. Conserva un'unica navata e due cappelle, ubicate ai lati dell'ingresso principale, probabilmente appartenenti alle navate scomparse. Il convento dei PP. Minori Osservanti, annesso alla chiesa, fu riedificato dopo il terremoto e tenuto in efficienza fino al 7 luglio del 1866, quando, a seguito della legge, le corporazioni religiose furono soppresse. All'interno della chiesa si conserva la Statua di marmo della Madonna, le statue di San Francesco d’ Assisi, di Sant’Antonio da Padova, del Cuore di Gesù, dell’Immacolata, di Santa Elisabetta e di San Pasquale. Sono degne di nota le tele ad olio di Santa Chiara e di Santa Filomena, collocate nelle due cappelle ai lati dell'ingresso centrale ed ancora quella del Cuore Immacolato di Maria. Oggi la chiesa è affidata al clero diocesano ed il convento è stato chiuso per mancanza di religiosi.

La Chiesa di Santa Maria di Gesù, situata nella piazza omonima, ha un interesse letterario ed è inserita nei percorsi Verghiani.

La Chiesa di San Michele, ubicata in Via Raffaello, si presenta come un rudere, distrutta per buona parte a causa dell'abbandono. La Chiesa è a navata unica con abside semicircolare e il campanile ubicato a destra della facciata. Il suo portale d'ingresso è ad arco, simile a quello di molte chiese della zona.

La Chiesa di San Nicolò si trova ubicata in Via Salita Parnasso. Rimangono oggi soltanto i ruderi ed un portale gotico. La pianta doveva essere ad unica navata. L'interno è inaccessibile.

Il convento dei Padri Cappuccini fu costruito presso la chiesetta di Santa Barbara, ad un chilometro circa dal centro abitato; entrambi furono eretti verso il 1500. La chiesa ha un prospetto semplice, nel suo interno si osservano diverse tele ad olio rappresentanti San Francesco d'Assisi, Santa Barbara, collocata sull'altare maggiore e la Deposizione dalla Croce. Inoltre vi sono custodite le statue di legno del Sacro Cuore di Gesù, di San Francesco d'Assisi, della Madonna degli ammalati e di Sant’ Antonio da Padova.

La chiesa di Sant’Anna, con l'omonimo collegio, fu ricostruita dopo il terremoto del 1693. Il collegio fu aperto nel 1719 dalle monache teresiane. Nella chiesa ad unica navata, si trovano le statue di legno raffiguranti “Sant’Anna che tiene per mano Maria Bambina”, il “Sacro Cuore”, “L'Immacolata” e una tela ad olio che rappresenta “San Giuseppe”. Nel 1927 furono affidati alle ancelle riparatrici del Sacro Cuore di Gesù di Messina, che in atto vi gestiscono una scuola materna.

La Chiesa del Petraro è ubicata sul bivio che a una parte porta a Licodia Eubea e dall'altra conduce alla contrada Treccanali. Della chiesa si conserva solo un altare, sul quale si celebra la Santa Messa tutte le domeniche e nei giorni di festa.

L'origine del Palazzo Cafici si può fare risalire ai secoli XVII e XVIII poiché non vi sono fonti che attestino con certezza la data di costruzione e l'architetto che lo progettò.

Particolari le inferriate realizzate dall'artigianato locale, che hanno un motivo decorativo floreale.

Il Palazzo Rubiera riveste un notevole interesse letterario dato che è inserito nei percorsi Verghiani. Si racconta, prendendo spunto da "Mastro Don Gesualdo" che una volta, al tempo dello splendore dei Rubiera, c'era stato anche il teatro. Si vede tuttora l'arco dipinto a donne nude e a colonnati, come una cappella. La casa della baronessa era vastissima, messa insieme a pezzi e bocconi, a misura che i genitori di lei andavano stanando ad uno ad uno i diversi proprietari, sino a cacciarsi poi nel palazzotto dei Rubiera, e a porre ogni cosa in comune tetti alti e bassi; finestre d'ogni grandezza, qua e là, come capitava; il portone signorile incastrato in mezzo a facciate da catapecchie. Il fabbricato occupava quasi tutta la lunghezza del violetto.

La Salita Lucio Marineo, volgarmente chiamata "A Scalazza di Sant'Aita", è la via principale  per accedere alla omonima chiesa parrocchiale. Fu costruita nel 1800 e decorata nel 1996 per incarico dell'attuale Amministrazione Comunale.

Le formelle in pietra lavica maiolicata, lavorazione tipica della zona, sono collocate nelle alzate dei gradini, e riportano le immagini di antichi palazzi, di chiese esistenti o distrutte, di viste panoramiche, personaggi di rilievo e quant'altro ci ricorda Bidi, oggi Vizzini.

Percorsa la scalinata intitolata a Lucio Marineo, in Via Santa Maria dei Greci, sorge l'inconfondibile Palazzo barocco della famiglia Ventimiglia, citato nel romanzo di Mastro Don Gesualdo. Nel prospetto è collocata una lapide marmorea con la scritta: "Casa Mastro Don Gesualdo Motta". Di particolare pregio architettonico è il portale d'ingresso lavorato in

pietra locale e le inferriate dei balconi.

L'origine del palazzo Verga si può fare risalire ai secoli XVIII e XIX. Lo stato di conservazione è discreto, il prospetto principale, attaccato al Palazzo Cannizzaro, si affaccia sulla Piazza Umberto e conserva ancora la sigla P.N.F. (Partito Nazionale Fascista), testimonianza dell'uso passato dell'edificio.

A  Nord di Vizzini si trova l'antico borgo artigiano chiamato la "Cunziria", luogo non privo di attrattive naturalistiche. Esso è costituito da un congruo numero di case, alcune a più piani, dall'aspetto semplice ma pittoresco, dove si lavorava il cuoio. L'ubicazione è stata dettata dalla presenza di una sorgente d'acqua, indispensabile  per conciare il cuoio, presente sopra le concerie comunemente chiamata "Fontana.

All'interno della "Cunziria" si trova ancora oggi la chiesetta dedicata a Sant'Eligio, della quale oggi rimane solo la struttura, dove ogni domenica si celebrava la Santa Messa per gli artigiani che non potevano recarsi in paese.

Il Torrione è una strada sopraelevata, costruita tra il XVII e il XIX secolo, a servizio delle abitazioni, si articola sulla Via Roma, estendendosi per circa 200 metri.

Il Castello, collocato sul colle occidentale di Vizzini, si raggiunge percorrendo la via che porta il suo nome. Appartenne ai Marchesi Santapau, feudatari del luogo. Sito in un luogo salubre, doveva essere circondato da ricche fonti d'acqua. Il castello, trasformato in carcere Borbonico, fu successivamente abbandonato. I camminamenti sotterranei, ancora conservati, furono usati durante le incursioni nemiche.

La casa di Mastro Don Gesualdo, situata in Via Santa Maria dei Greci, riveste un interesse letterario poiché è inserita nei percorsi Verghiani.

Inserita nei percorsi Verghiani, è la casa di Santuzza, personaggio della "Cavalleria Rusticana", situata nel Vicolo Volta al numero civico 55.

La casa di Lola, situata nel Vicolo Volta, di fronte a quella di Santuzza, riveste un grande

interesse letterario ed è inserita nei percorsi Verghiani.

Nella piazza di Santa Teresa, così chiamata per la chiesa intitolata alla Santa, si trova

l'osteria della 'gna Nunzia, essa ha un interesse letterario ed è inserita nei percorsi

Verghiani.

La colonna votiva con la statua di San Gregorio Magno, ubicata nel Largo Matrice, è stata costruita nel XIX sec. E’ realizzata in pietra bianca e posta su un basamento costituito da una colonna a fusto liscio con modanature, posto su un alto piedistallo quadrangolare lavico, scalinato e recante un abaco quadrangolare.

 

NUMERI UTILI

Municipio

P.za Umberto

0933 / 965892

Farmacia Dr. Ferma Giovanni

Via V. Emanuele n. 16

0933 / 961204

Farmacia Dr La Rosa Giovanni

Via V. Emanuele n. 89

0933 / 961163

Farmacia Dr Giarrusso Mario

P.za Umberto I n. 8

0933 / 961066

Farmacia Dr Lauria Giuseppe

Via Roma n. 155

0933 / 961363

 

FOTO

CHIESA MADRE DI VIZZINI  MUSEO IMMAGINARIO VERGHIANO

 

FESTE ED EVENTI

La settimana Santa è vissuta ancora oggi a Vizzini con molta devozione dalla gran parte dei suoi abitanti. Le celebrazioni si aprono con la processione del Venerdì che prevede il trasporto del simulacro di Maria Santissima Addolorata per le vie della città. Portando avanti una tradizione che si tramanda dal 1780, nella mattina del giorno di Pasqua esce dalla chiesa del Calvario il simulacro del Cristo Risorto che viene portato in giro per le vie della città. In Piazza Umberto avviene la tradizionale “Congiunta”. La statua di Gesù viene posta all’inizio di Via Roma, mentre quella della Madonna, avvolta in un manto nero, resta ferma in Via Giovanni Verga. Nel contempo la statua di San Giovanni Evangelista annuncia per tre volte alla Madonna che Cristo Gesù è risorto.

Nel pomeriggio del martedì dopo la Pasqua si festeggia la Madonna dell’Itria, cioè dell’acqua. La processione dei fedeli si snoda lungo le vie principali del paese dietro al simulacro e si protrae fino a tarda sera, quando la statua rientra nella chiesa di Santa Maria del Gesù. Un tempo questa festa aveva inizio il Lunedì dell’Angelo con la processione al seguito di un prezioso reliquiario, contenente i resti dei primi martiri cristiani di Vizzini.

Il giorno dopo aveva luogo un’altra processione al seguito del simulacro della Madonna con il Bambino, portato a spalla da due frati. A mezzogiorno in Via Umberto avveniva il lancio dei “alluna” (mongolfiere di carta colorata raffiguranti la Madonna) e dei fiori.

La festa di San Gregorio Magno, patrono del comune di Vizzini, in passato prevedeva una ricca fiera.

I festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista hanno luogo ogni anno nel pomeriggio del 27 agosto e si protraggono per tre giorni consecutivi per onorare il martirio del Santo che avvenne il 29 agosto.

Nei tempi passati i festeggiamenti iniziavano il 26 agosto con l’accensione di canne secche per illuminare le vie principali del paese. Nei giorni successivi avveniva la raccolta dei “carusieddi”, salvadanai dei fedeli nascosti nei forni di casa come simbolo di abbondanza. Il 28 si svolgeva una corsa di cavalli che giungeva fino alla chiesa di Santa Maria del Gesù, mentre il 29 mattina una lunga processione portava la statua del Santo per le vie del paese. A mezzanotte avveniva il rientro del Santo nella Chiesa di Santa Maria di Gesù.

Unica tra le feste non religiose di Vizzini è la “Sagra della Ricotta e del Formaggio” che si svolge ogni anno il 25 aprile. L’afflusso dei turisti è abbondante nella piazza principale dove si svolge la “Sagra” e viene preparata la ricotta, lavorata dalle mani dei pastori locali.

Dopo l’assaggio della ricotta la Pro Loco organizza una “visita turistica” dell’antica “Bidi” alle grotte archeologiche, opere d’arte e i luoghi verghiani, compresa la Chiesa di San Vito Martire, la cripta sottostante e il convento di Juso.

 

      

                                              

Paesi Etnei Oggi