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TURISMO
Da visitare sono diversi gli edifici
sacri e civili.
La Chiesa Madre, o meglio di San
Gregorio Magno, che sorge nel centro del paese, fu ricostruita dopo
il terremoto del 1693. Sorta sull’antico Palazzo Senatoriale, di cui
conserva il prospetto sud, in stile gotico - catalano del XV secolo,
e sulle rovine del vecchio Monastero Benedettino, fondato da San
Gregorio, ha una pianta a tre navate divise da grandi arcate e
sostenute da pilastri ottagonali ed archi a sesto acuto.
Di notevole interesse è il portale
in stile gotico, che si trova inglobato nel prospetto laterale della
chiesa. Il campanile si presenta come una massiccia torre composta
di due ordini: nel primo con inquadramento di pietra ad intaglio,
che sostiene la trabeazione su cui poggia la cella campanaria, sono
collocati un grande orologio ed uno stemma pontificio. Il secondo
ordine è caratterizzato dalla cella campanaria con grandi finestre
ad arco pieno, ornate da altri stemmi e da quattro lesene con
capitelli, che sorreggono la guglia terminale, a bulbo ribassato.
All’interno sono custodite pregevoli opere d’arte, statua antiche e
moderne di legno, tele ad olio, un fercolo in pietra bianca, la
statua lignea del Cristo, le tele raffiguranti il “Martirio di San
Lorenzo” e “La Madonna della Mercede”, il dipinto rappresentante
“San Gregorio con Teodolinda”, la tela raffigurante “San Gregorio
genuflesso durante la peste di Roma”, le statue di legno di Santa
Caterina e di Santa Silvia, madre di San Gregorio Magno, una pala
marmorea intarsiata del Seicento e colonne scanalate, con basi e
capitelli, che reggono l’architrave della nicchia nella quale si
conserva una statua di gesso del santo e un sarcofago di marmo del
1803, con ritratto d’alabastro del Sacerdote Giovanni Caffarelli, il
pulpito e la cantoria con l’organo a canne, il soffitto della
cappella della navata sinistra, scolpito in stile tardo-barocco.
Il Municipio, originariamente Casa
Senatoria, si trova ubicato nella Piazza Umberto I. Costruito nel
1800 fu completato intorno al 1813, all’interno vi si trovava anche
il teatro comunale.
La Chiesa della Madonna del Carmine
venne costruita alle falde del Monte Castello nel ‘500, era
originariamente dedicata a Santa Sofia per poi essere dedicata alla
Madonna del Carmine. La pianta è ad una navata, il suo prospetto si
presenta semplice e lineare. All’interno è posta una statua della
Madonna del Carmelo con il Bambino nell’atto di consegnare lo
scapolare carmelitano a San Simone ed un quadro raffigurante Santa
Sofia.
La Chiesa di Sant’Agata presentava
un alto campanile di forma quadrata, con l’interno a lumaca, tutto
d’intaglio.
Dopo il terremoto essa venne
ricostruita e fusa con la vicina chiesa di San Pietro, costruita nel
1390 e anch’essa distrutta. La chiesa, a tre navate, è decorata con
stucchi. Il portale, con timpano sovrastato da una grande finestra,
è coronato da un frontone terminale con croce di pietra ed
affiancato da due torri, a due ordini, con campane del Settecento.
All’interno l’abside, che conserva
l’antico altare maggiore di legno, con la tela raffigurante il
martirio di Sant’Agata del 1614, ha un battistero con il fonte
battesimale di pietra scolpita e il recinto di ferro battuto, una
cappella dedicata al Santissimo Sacramento del 1600.
La chiesa di Sant’Agostino fu eretta
nel 1615, originariamente era dedicata a San Giacomo e solo
successivamente fu intitolata a Sant’Agostino. Nel 1637 i frati
agostiniani affiancarono all’edificio il loro convento, in
precedenza ubicato presso la chiesa di San Domenico, fuori del
nucleo urbano. Ricostruita dopo il terremoto del 1693, la chiesa ha
la pianta ad unica navata e prospetto barocco. L’interno è
arricchito dall’antico altare maggiore di marmo con Crocifisso di
legno e da sei cappelle laterali con altari di marmo, adornati da
statue che raffigurano Sant’Agostino, il Sacro Cuore, San Francesco
d’Assisi e la Madonna di Fatima.
La Chiesa di San Sebastiano,
contigua all’antico monastero delle suore benedettine, è ubicata in
Via Vittorio Emanuele. E’ ad una sola navata e il suo prospetto in
stile barocco – rococò è in pietra intagliata.
L’interno, decorato da stucchi e
affreschi, ospita la tela ad olio raffigurante il Martirio di San
Sebastiano del 1713 e quella di Sant’Agnese. Custodisce inoltre la
statua di legno di San Sebastiano, quella della Madonna del Rosario
di Pompei, pregiate formelle, in ceramica di Caltagirone, con la
rappresentazione della Via Crucis e, ubicato nell’abside, un
Crocifisso di legno.
La Basilica di San Giovanni Battista
era originariamente una chiesetta fuori città, chiamata anche “delle
vigne” data la sua ubicazione. La chiesa ebbe diverse fasi
costruttive. La chiesa, con la pianta a croce latina, dispone di tre
navate. Al centro della croce si erge un’altissima cupola. Il suo
ricco prospetto e il campanile di pietra intagliata sono in stile
barocco. L’interno, le cui pareti sono decorate da stucchi, è
impreziosito dagli altari laterali in stile rococò. Pregiati
l’organo barocco - rococò, le tele di notevole valore artistico che
raffigurano la Deposizione della Croce, la Madonna con San Giuseppe,
San Filippo e un’antica Via Crucis su tela ad olio. Accoglie inoltre
le statue di cartapesta di San Giovanni, San Giuseppe con il
Bambino, di Maria Ausiliatrice, della Pietà, il reliquiario di legno
scolpito e dorato.
La chiesa di San Giovanni
Evangelista fu costruita sulle rovine di due tempi pagani dedicati a
Minerva e Bacco, fu distrutta nel 1693 dal terremoto e ricostruita.
Ha una pianta ad unica navata ed un prospetto ornato da un portale
gotico.
Al suo interno, oltre gli altari,
troviamo delle tele raffiguranti “San Giuseppe che tiene sulle
braccia il Bambino”, “La Natività di Maria” e “San Giovanni
Evangelista”, “L’invenzione della Croce” ed inoltre la statua di
gesso del Sacro Cuore di Gesù, il fonte battesimale di marmo, la Via
Crucis dipinta su legno del ‘700. Nell’abside vi è una nicchia con
il pregiato feretro dorato della Madonna delle Grazie.
La Chiesa di Santa Teresa fu
dapprima intitolata alle Anime del Purgatorio e affiancata al
monastero fondato nel 1638, abitato per un breve periodo dai
gesuiti, e adibito, nel 1645, a conservatorio di vergini, assegnato,
con il decreto del 1705, all'Ordine carmelitano.
A navata unica, conserva al suo
interno altari decorati, una statua del Seicento di legno,
raffigurante Santa Teresa, e tre tele che rappresentano l'Adorazione
di Maria, Gesù Crocifisso tra le Marie sul Calvario e San Gaetano da
Thiene.
La chiesa di San Vito fu ricostruita
dopo il terremoto del 1693, nello stesso sito dell'antichissima
basilica originariamente dedicata allo Spirito Santo. Presenta una
pianta a tre navate, con un prospetto barocco, nel suo interno,
decorato da stucchi ed altari di marmo, vi sono statue di cartapesta
della Madonna dell'Odigitria, di San Vito e del Sacro Cuore di Gesù,
un artistico reliquiario con cento reliquie di santi martiri ed
ancora un Crocifisso di legno del 1630 di grandezza naturale.
La Chiesa della Madonna del
Pericolo, anticamente dedicata a Sant’Elena, racchiude al suo
interno una grotta. Da poco restaurata, presenta un'unica navata,
con un prospetto semplice e conserva nel suo interno un quadro
raffigurante la Madonna del Pericolo, che con la destra tiene sul
grembo il Bambino benedicente e con la sinistra il globo terrestre.
Il quadro fu nascosto per essere
sottratto all'Imperatore Leone Isaurico, che nel 726 aveva decretato
la distruzione di tutte le immagini, e rinvenuto nella grotta
intorno al 1100 circa. Il rinvenimento fu dovuto ad una donna, che,
pugnalata dal marito, trovò rifugio nella grotta, dove, dopo aver
implorato l'aiuto della Madonna, si tolse il pugnale dal petto e
guarì. La grotta è ancora oggi centro di devozione e meta continua
di pellegrinaggio da parte di numerosi fedeli. All'interno sono
custodite altre opere degne di nota: le statue di San Gregorio Magno
e di Sant’Elena ed un quadro raffigurante la Madonna del Pericolo
con in mano il pugnale di cui narra la leggenda.
Sul monte del Calvario si trova la
chiesetta omonima, detta anche di Gesù Risorto, distrutta dal
terremoto del 1693 e ricostruita nella prima metà del '700.
La chiesa presenta pianta ad unica
navata, un prospetto semplice, e custodisce, all'interno, un altare
ornato dalla statua del Cristo Risorto.
L'antico convento francescano della
Santissima Annunziata fu fondato nel 1225 da Sant’Antonio di Padova.
Dopo il terremoto del 1693, diroccatosi tanto il convento che il
chiostro e la chiesa dell'Annunziata, i francescani ricostruirono il
convento in parte sui suoi ruderi e, approfittando dell'abbandono
della chiesa di Santa Caterina, se n’appropriarono, ricostruendola e
ingrandendola, e ne fecero la chiesa del convento, dedicandola
all'antica chiesa dell'Annunziata.
La chiesa ad unica navata, decorata
da pregevolissimi affreschi, raffiguranti personaggi del Vecchio e
Nuovo Testamento.
All'interno custodisce altari con
nicchie adorne di colonne tortili e sormontate da timpani spezzati,
di tele ad olio, come quella dell'Annunciazione di Maria, di San
Francesco d'Assisi, di ottima fattura del '700, le statue di Santa
Lucia e altre statue raffiguranti l'Immacolata e Sant’Antonio da
Padova.
La chiesa di Santa Maria di Gesù si
trova fra il piano omonimo ed il Viale Regina Margherita. Gravemente
danneggiata, dopo il terremoto del 1693, la chiesa fu ricostruita in
stile barocco. Conserva un'unica navata e due cappelle, ubicate ai
lati dell'ingresso principale, probabilmente appartenenti alle
navate scomparse. Il convento dei PP. Minori Osservanti, annesso
alla chiesa, fu riedificato dopo il terremoto e tenuto in efficienza
fino al 7 luglio del 1866, quando, a seguito della legge, le
corporazioni religiose furono soppresse. All'interno della chiesa si
conserva la Statua di marmo della Madonna, le statue di San
Francesco d’ Assisi, di Sant’Antonio da Padova, del Cuore di Gesù,
dell’Immacolata, di Santa Elisabetta e di San Pasquale. Sono degne
di nota le tele ad olio di Santa Chiara e di Santa Filomena,
collocate nelle due cappelle ai lati dell'ingresso centrale ed
ancora quella del Cuore Immacolato di Maria. Oggi la chiesa è
affidata al clero diocesano ed il convento è stato chiuso per
mancanza di religiosi.
La Chiesa di Santa Maria di Gesù,
situata nella piazza omonima, ha un interesse letterario ed è
inserita nei percorsi Verghiani.
La Chiesa di San Michele, ubicata in
Via Raffaello, si presenta come un rudere, distrutta per buona parte
a causa dell'abbandono. La Chiesa è a navata unica con abside
semicircolare e il campanile ubicato a destra della facciata. Il suo
portale d'ingresso è ad arco, simile a quello di molte chiese della
zona.
La Chiesa di San Nicolò si trova
ubicata in Via Salita Parnasso. Rimangono oggi soltanto i ruderi ed
un portale gotico. La pianta doveva essere ad unica navata.
L'interno è inaccessibile.
Il convento dei Padri Cappuccini fu
costruito presso la chiesetta di Santa Barbara, ad un chilometro
circa dal centro abitato; entrambi furono eretti verso il 1500. La
chiesa ha un prospetto semplice, nel suo interno si osservano
diverse tele ad olio rappresentanti San Francesco d'Assisi, Santa
Barbara, collocata sull'altare maggiore e la Deposizione dalla
Croce. Inoltre vi sono custodite le statue di legno del Sacro Cuore
di Gesù, di San Francesco d'Assisi, della Madonna degli ammalati e
di Sant’ Antonio da Padova.
La chiesa di Sant’Anna, con
l'omonimo collegio, fu ricostruita dopo il terremoto del 1693. Il
collegio fu aperto nel 1719 dalle monache teresiane. Nella chiesa ad
unica navata, si trovano le statue di legno raffiguranti “Sant’Anna
che tiene per mano Maria Bambina”, il “Sacro Cuore”, “L'Immacolata”
e una tela ad olio che rappresenta “San Giuseppe”. Nel 1927 furono
affidati alle ancelle riparatrici del Sacro Cuore di Gesù di
Messina, che in atto vi gestiscono una scuola materna.
La Chiesa del Petraro è ubicata sul
bivio che a una parte porta a Licodia Eubea e dall'altra conduce
alla contrada Treccanali. Della chiesa si conserva solo un altare,
sul quale si celebra la Santa Messa tutte le domeniche e nei giorni
di festa.
L'origine del Palazzo Cafici si può
fare risalire ai secoli XVII e XVIII poiché non vi sono fonti che
attestino con certezza la data di costruzione e l'architetto che lo
progettò.
Particolari le inferriate realizzate
dall'artigianato locale, che hanno un motivo decorativo floreale.
Il Palazzo Rubiera riveste un
notevole interesse letterario dato che è inserito nei percorsi
Verghiani. Si racconta, prendendo spunto da "Mastro Don Gesualdo"
che una volta, al tempo dello splendore dei Rubiera, c'era stato
anche il teatro. Si vede tuttora l'arco dipinto a donne nude e a
colonnati, come una cappella. La casa della baronessa era
vastissima, messa insieme a pezzi e bocconi, a misura che i genitori
di lei andavano stanando ad uno ad uno i diversi proprietari, sino a
cacciarsi poi nel palazzotto dei Rubiera, e a porre ogni cosa in
comune tetti alti e bassi; finestre d'ogni grandezza, qua e là, come
capitava; il portone signorile incastrato in mezzo a facciate da
catapecchie. Il fabbricato occupava quasi tutta la lunghezza del
violetto.
La Salita Lucio Marineo, volgarmente
chiamata "A Scalazza di Sant'Aita", è la via principale per
accedere alla omonima chiesa parrocchiale. Fu costruita nel 1800 e
decorata nel 1996 per incarico dell'attuale Amministrazione
Comunale.
Le formelle in pietra lavica
maiolicata, lavorazione tipica della zona, sono collocate nelle
alzate dei gradini, e riportano le immagini di antichi palazzi, di
chiese esistenti o distrutte, di viste panoramiche, personaggi di
rilievo e quant'altro ci ricorda Bidi, oggi Vizzini.
Percorsa la scalinata intitolata a
Lucio Marineo, in Via Santa Maria dei Greci, sorge l'inconfondibile
Palazzo barocco della famiglia Ventimiglia, citato nel romanzo di
Mastro Don Gesualdo. Nel prospetto è collocata una lapide marmorea
con la scritta: "Casa Mastro Don Gesualdo Motta". Di particolare
pregio architettonico è il portale d'ingresso lavorato in
pietra locale e le inferriate dei
balconi.
L'origine del palazzo Verga si può
fare risalire ai secoli XVIII e XIX. Lo stato di conservazione è
discreto, il prospetto principale, attaccato al Palazzo Cannizzaro,
si affaccia sulla Piazza Umberto e conserva ancora la sigla P.N.F.
(Partito Nazionale Fascista), testimonianza dell'uso passato
dell'edificio.
A Nord di Vizzini si trova l'antico
borgo artigiano chiamato la "Cunziria", luogo non privo di
attrattive naturalistiche. Esso è costituito da un congruo numero di
case, alcune a più piani, dall'aspetto semplice ma pittoresco, dove
si lavorava il cuoio. L'ubicazione è stata dettata dalla presenza di
una sorgente d'acqua, indispensabile per conciare il cuoio,
presente sopra le concerie comunemente chiamata "Fontana.
All'interno della "Cunziria" si
trova ancora oggi la chiesetta dedicata a Sant'Eligio, della quale
oggi rimane solo la struttura, dove ogni domenica si celebrava la
Santa Messa per gli artigiani che non potevano recarsi in paese.
Il Torrione è una strada
sopraelevata, costruita tra il XVII e il XIX secolo, a servizio
delle abitazioni, si articola sulla Via Roma, estendendosi per circa
200 metri.
Il Castello, collocato sul colle
occidentale di Vizzini, si raggiunge percorrendo la via che porta il
suo nome. Appartenne ai Marchesi Santapau, feudatari del luogo. Sito
in un luogo salubre, doveva essere circondato da ricche fonti
d'acqua. Il castello, trasformato in carcere Borbonico, fu
successivamente abbandonato. I camminamenti sotterranei, ancora
conservati, furono usati durante le incursioni nemiche.
La casa di Mastro Don Gesualdo,
situata in Via Santa Maria dei Greci, riveste un interesse
letterario poiché è inserita nei percorsi Verghiani.
Inserita nei percorsi Verghiani, è
la casa di Santuzza, personaggio della "Cavalleria Rusticana",
situata nel Vicolo Volta al numero civico 55.
La casa di Lola, situata nel Vicolo
Volta, di fronte a quella di Santuzza, riveste un grande
interesse letterario ed è inserita
nei percorsi Verghiani.
Nella piazza di Santa Teresa, così
chiamata per la chiesa intitolata alla Santa, si trova
l'osteria della 'gna Nunzia, essa ha
un interesse letterario ed è inserita nei percorsi
Verghiani.
La colonna
votiva con la statua di San Gregorio Magno, ubicata nel Largo
Matrice, è stata costruita nel XIX sec. E’ realizzata in pietra
bianca e posta su un basamento costituito da una colonna a fusto
liscio con modanature, posto su un alto piedistallo quadrangolare
lavico, scalinato e recante un abaco quadrangolare.
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