STORIA
Si
ipotizza che Biancavilla sorga sullantica Inessa.
A due chilometri dal paese, nelle contrade Giardinello, San
Giacomo e San Biagio, sono stati ritrovati ruderi di antiche costruzioni, monete,
lagrimieri, sarcofaghi che sono custoditi oggi nel museo di Palermo e nel museo Civico di
Adrano allinterno del Castello Normanno. Inoltre, sono stati recuperati frammenti di
vasellame delletà dei metalli nella zona dellArgentiere, coltelli in selce e
un frammento di coppa delletà neolitica superiore nella zona della realizzazione
della rete fognaria della Via Innessa.
Lorigine albanese è confermata dal privilegio di
concessione del 1488 che permise ad alcuni coloni albanesi di eleggere la loro dimora nel
territorio di Callicari che, prima della loro venuta, era un luogo disabitato e
abbandonato. Dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderberg, a causa dellinvasione
turca, alcune famiglie albanesi guidate dal capitano Cesare Masi, preferirono lasciare la
patria anziché sottostare al dominio turco. Questo piccolo gruppo, portando con sé
limmagine della Madonna (detta di San Luca per il volto dal colorito bruno), un
reliquario dargento con una statuetta, una reliquia di San Zenone, una croce di
legno e una campagna, dopo essersi fermato presso le colonie esistenti nel Gargano,
muovendo da Catania nel 1482, si fermò in un territorio detto Callicari o Pojo Rosso e
come vuole la tradizione il quadro fu appeso ad un fico. Lindomani, però, sul punto
di partire, volendo togliere il quadro dallalbero, trovarono i rami attorcigliati
attorno ad esso da non poterlo staccare. Supponendo un preciso desiderio della Madonna,
abbandonarono il pensiero di partire e si fermarono definitivamente a Callicari.
Aver deciso di stabilire in quel posto la propria dimora,
richiedeva agli albanesi la risoluzione di altri due problemi importanti : ottenere il
permesso di restare, costruire delle case e lesenzione da ogni tributo. Essendo
Callicari nella contea di G. Tommaso Moncada, se ne fece richiesta per iscritto e alcuni
albanesi si recarono a Palermo per avere la concessione del territorio e per
lesenzione delle gabelle ordinarie.
Nel 1488 il Conte G. Tommaso Moncada approvò i Capitoli o
Privilegi di fondazione, assegnando il territorio, delimitandone i confini e facendo
pagare agli albanesi soltanto la decima di ogni derrata e del bestiame, ma poiché costoro
non volevano aderire alle condizioni imposte ai vassalli del Conte di Adernò, il Conte G.
Tommaso Moncada stabilì che fossero esenti e franchi dalla gabella del vino o di carne da
caccia e dogana per le cose che avrebbero venduto tra loro.
I sacerdoti, inoltre, godevano di mezza salma di terreno franca
da detta angaria.
Stabilita così con i privilegi del 1488 e anni a seguire la
posizione della colonia, si avviò lo sviluppo del paese presso la chiesa madre dove sorse
il primo nucleo di abitazioni.
Loriginario nome del paese fu Casale dei Greci
poiché venne fondato da una colonia di greco albanesi stanziatisi sul luogo per
sfuggire allavanzare dei turchi.
La tradizione vuole che Biancavilla fu il nome attribuito a
Callicari dal conte Francesco Moncada per onorare la Regina Bianca di Navarra la quale il
21 maggio 1402 avendo sposato Martino il Giovane, aveva avuto in dote il territorio di
Paternò. Durante il suo soggiorno in Sicilia, la regina diede vita ad un governo talmente
fluido da meritare la stima dei siciliani e il loro impianto quando lasciò lisola.
A partire dal XIV secolo venne dato al borgo lattuale nome
di Biancavilla, quando era conte di Adernò Francesco Moncada, figlio di Don Cesare e
Donna Luisa di Luna. Fu proprio Donna Luisa di Luna che diede a Biancavilla con alcune
costituzioni gli stessi diritti e lo stesso titolo di Adernò. Queste costituzioni, fatte
in favore del Casale dei Greci, portano la data del 1583.
Il famoso quanto nefasto terremoto del 1693 che distrusse buona
parte dei paesi rientranti nella Val di Noto e leruzione dellEtna del 1669
danneggiarono poco Biancavilla, per questo gli abitanti dei paesi vicini vi trovarono
rifugio.
Il settecento non viene ricordato solo per la lite con i comuni
limitrofi o per le epidemie o le superstizioni, infatti fu anche il secolo della
rifioritura artistica ed edilizia. La piccola chiesa eretta dalla colonia albanese e
dedicata a Santa Caterina, con le successive autorizzazioni del Vescovo nel 1602, nel 1654
e poi ancora nel 1774 venne trasformata in una chiesa di più grandi dimensioni. Nel 1629
venne indicata come la Chiesa di Nostra Signora della Limosina in segno di
venerazione alla Vergine, ma si pensa che tale nome sia stato già attribuito intorno al
1552.
Lottocento fu poi il secolo dei grandi avvenimenti non
solo per quanto riguarda la storia nazionale, ma anche per quella locale. Si sviluppò il
commercio : esistevano conce di pellame, allevamento delle api per la produzione della
cera e del miele, la coltivazione del cotone, lallevamento dei bachi da seta.
Questultima costituiva il precedente di una attività caratteristica, rappresentata
dalla tessitura a mano della tela, che a sua volta dava vita a tre tintorie, oggi del
tutto scomparse.
I cinque mulini ad acqua (Rollo, Fontana Vecchia, Spasimo, Di
Mezzo e Di Giuso) e i frantoi azionati a mano evidenziano che lattività principale
degli abitanti era lagricoltura. Presenti erano anche le industrie per la
lavorazione dellargilla, delle mattonelle e delle tegole.
La rete viaria lasciava a desiderare : le strade erano in terra
battuta e la mancanza di un sistema di raccolta idrica sia delle acque piovane che
cadevano direttamente dalle tegole, sia delle acque sporche che la gente gettava fuori in
quanto le case erano prive di rete fognaria rendeva alquanto precario il loro stato. Solo
nel 1830 cominciarono ad essere basolate.
I contadini abitavano in case a piano terra e composte di una
sola stanza. Le persone agiate, o civili, nelle case palazzinate o appalazzate. Per la
maggior parte dei contadini lunico divertimento era lo spettacolo dellOpera
dei Pupi, mentre la classe agiata frequentava il teatro La Fenice.
Il migliorato sistema socio economico infatti
verificatosi in questo periodo ha interessato solo un ristretto numero di cittadini, i
soliti benestanti e la nuova classe sociale degli artigiani, piccoli commercianti ed
imprenditori. La stragrande maggioranza della popolazione, purtroppo, non godeva di questi
benefici e continuava a versare in condizioni disagiate.
Le calamità naturali come il colera del 1837, 1854 e 1855 che
fece numerose vittime trovarono giustificazione nella miseria, ignoranza e superstizione
popolare.
Biancavilla fu uno dei comuni etnei più irrequieti avendo preso
parte a tutti i moti rivoluzionari e antiborbonici dal 1820 al 1860. La scena politica
locale fu dominata principalmente dalla famiglia Biondi, i cui componenti incominciarono
ad emergere nel 1821, quando si costituì la prima Vendita Carbonara. Fra
questi viene ricordato Angelo, figlio del notaio Francesco e primo sindaco del paese dopo
lUnità dItalia.
Angelo Biondi, nel 1820, partecipò attivamente alla vita
politica. Nel 1837 alla notizia dellinsurrezione di Catania, scese in piazza
invitando il popolo a seguirlo nella lotta contro i Borboni, ma, arrestato, riuscì ad
evadere e a rifugiarsi a Malta dove venne a contatto con altri esiliati politici.
Rientrato a Biancavilla e amnistiato nel 1847 venne eletto sindaco. In seguito alle
rivoluzioni scoppiate a Palermo nel 1848 in tutti i comuni si formarono dei comitati
rivoluzionari e Angelo Biondi fu eletto Presidente del Comitato Cittadino, mentre veniva
inviato come deputato al parlamento siciliano di Palermo la personalità più impegnata
culturalmente ovvero il sommo filosofo sac. Rosario Castro.
Il popolo si sollevò e chiese la quotizzazione delle terre
demaniali e di quelle usurpate.
Questa ventata di rivolte fu di breve durata. Le truppe
borboniche ebbero il sopravvento. La situazione restò immutata: il Biondi continuò a
mantenere i contatti con i patrioti catanesi. Nel 1860 si costituì ancora una volta a
Biancavilla un comitato insurrezionale con il solito Angelo Biondi presidente.
Nel
paese regnò lanarchia dopo che il Comitato perse la sua autorità. In preda al
panico, si assistette ad una serie di stragi sanguinose a danno dei civili che non avevano
fatto tempo ad evadere e fra questi fu ucciso anche un membro del Comitato. Chiusa questa
dolorosa parentesi, si cercò di riportare la vita amministrativa del paese alla
normalità attraverso la costituzione di una guardia nazionale che eliminasse le squadre e
le funzioni dei comitati. Al loro posto si pose un consiglio civico e il magistrato
municipale del 1848.
Negli
anni che seguirono dal 1860 alla fine del secolo, da un punto di vista politico
amministrativo, a dominare la scena della vita sociale cittadina di Biancavilla rimasero
sempre le solite famiglie benestanti. Lunità portò una serie di calamità che
colpirono il paese dal 1878 al 1890. Diverse vittime causò il vaiolo nero nel 1878, il
colera nel 1887 e la difterite nel 1890 ma non si registrarono molti decessi rispetto alle
precedenti calamità, grazie soprattutto alle migliorate condizioni igienico
sanitarie del paese, allaiuto del governo, del clero e allabnegazione dei
medici locali.
Si
compirono varie opere : il miglioramento delle principali strade interne, la
ristrutturazione del teatro comunale, lilluminazione pubblica col petrolio per mezzo
dei lampioni e candelabri di ferro; la progettazione e la costruzione del campanile della
chiesa Madre. Si ottenne anche il sovvenzionamento per il corpo musicale cittadino,
orgoglio dei biancavillesi, poiché veniva richiesto da molti paesi della Sicilia.
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