TURISMO
Dal
punto di vista monumentale da visitare sono la Chiesa Madre, il convento di
SantAntonello, il Monumento ai Caduti, diversi edifici religiosi, la bella villa
comunale con lanfiteatro.
La
Chiesa Madre, dedicata a Sant'Antonio da Padova.
La restaurazione della Chiesa Madre di Gravina di Catania
risale al 1852, anno in cui la solidità di questo sacro edificio fu compromessa. La
chiesa era completamente sbilanciata da lato di mezzogiorno e minacciava di crollare,
anche a causa di numerosi sepolcri che erano stati scavati intorno alle sue fondamenta.
Per quanto concerne la bellezza della chiesa, al di là delle
colonne toscane, ledificio era stato costruito senza seguire un ordine
architettonico ben preciso, le finestrelle erano piccole e con i vetri spezzati e gli
archi interni erano quasi tutti di svariate dimensioni. Le pareti erano sporche e
lacqua quando pioveva scendeva giù dai muri e sul mattonato.
Di
fronte a questo stato degradante intervenne il Vicario Biagio Giuffrida che cominciò ad
appellarsi sia ai parrocchiani stessi (con le elemosine) sia al Governo per riuscire ad
ottenere un buon contributo per avviare i lavori di restauro. Ma entrambe le
partecipazioni o altre donazioni non potevano certo concorrere con lalto ammontare
delle spese straordinarie cui si stava andando incontro.
Malgrado
tutto ciò, nel 1851, furono stilati i progetti della pianta della chiesa e latto di
appalto sanzionato dal vescovo; furono iniziati i lavori nominati come le nuove
opere di fabbrica e di stucco.
Trentaquattro
anni dopo il restauro di questa chiesa, portata a perfezione con il generoso aiuto del
reverendo Vicario Biagio Giuffrida e con le elemosine dei fedeli, la notte del 03 giugno
1886, per un caso, prese fuoco laltare e la statua del patrono SantAntonio, la
statua di Maria Santissima Immacolata e la statua di Santa Rosolia nonché tutti gli
oggetti e gli arredi sacri posti sullaltare. Della statua di SantAntonio è
rimasta solo la testa.
Per
fortuna la gente accorse per spegnere il fuoco e fu salvata la chiesa.
Quando
lincendio fu finalmente domato, si cercarono contributi volontari per
riprendersi dai danni provocati nella chiesa, ma in un piccolo paese come era
allora Gravina di Catania le elemosine degli abitanti non bastavano per far fronte alla
ristrutturazione, così lallora Sindaco Stanislao Paglieri scrisse una lettera alla
Diocesi di Catania per chiedere aiuti allArcivescovo, mettendo in risalto la
ristrettezza economica in cui vivevano gli abitanti del Comune di Gravina di Catania.
Un altro
incendio, nel 1936, coinvolse la Chiesa Madre, recando gravi danni alla sagrestia,
distruggendo armadi, porte e soprattutto arredi sacri di inestimabile valore e tutti i
documenti della chiesa.
I lavori
di restauro furono affidati allingegnere Sapio, il quale oltre alla revisione
necessaria e indispensabile del tetto, che era stato arricchito con stucchi e dipinti
ancor prima del primo incendio del 1886, e del riadattamento della sagrestia provvide a
rifare la pavimentazione generale della chiesa ed alla sistemazione della gradinata
esterna.
Sulla
destra della costruzione sorge la torre campanaria che mostra un bell'orologio e una
preziosa cuspide.
La
facciata esterna della chiesa non presenta alcuna decorazione ma ha un ingresso sovrastato
da due semi-lunette con al centro una grande finestra che ha la funzione di illuminare
allinterno la navata centrale. Tutta la facciata della chiesa è contornata
verticalmente da contrafforti che la innalzano verso lalto fino a trovare il
campanile, con la classica cupoletta a punta, alleggerito in tutte le quattro facciate da
spazi ad arcata.
Prima di
entrare allinterno, ci si può soffermare ad ammirare il portone di legno
dellingresso, opera di un artigiano di Gravina di Catania. Questartista,
ispirandosi alla composizione quattrocentesca di una porta a Firenze, creò dieci formelle
in bassorilievi, che raffigurano i miracoli di SantAntonio in tutte le sue tappe
più significative.
Entrando
siamo attratti dallo scenario della Chiesa sovrastata da volte a crociera, separate ognuna
da finestre e stucchi; nella parte centrale della chiesa buona luce proviene dalle alte
finestre della facciata laterale. I vetri delle finestre furono sostituiti da vetrate
istoriate che rappresentano alcuni passi del Vangelo e la finestra centrale, invece,
raffigura SantAntonio.
Sotto la
volta dellabside, recentemente affrescata con figure di angeli, fu innalzato
sullaltare maggiore un organo impiantato su una struttura lignea di colore dorato
con fregi e rilievi del seicento.
Ai lati
dellaltare maggiore sono state collocate due tele che rappresentano La
Parabola del Buon Samaritano e Gesù nella casa di Maria e Marta.
Sulla
destra, sullultima colonna della navata centrale, si può ammirare il pulpito del
XVII secolo, che presenta nella sua parte inferiore bassorilievo da cui emergono le
quattro figure degli evangelisti e nella sua parte superiore una corona floreale
decorativa.
Le
colonne che si prolungano sopra le arcate formano dei capitelli di stile ionico e nella
navata di destra possiamo ammirare un dipinto che raffigura SantAntonio, che
nasconde una nicchia con la statua del Santo.
Da
questa navata si può raggiungere lungo il muro della sagrestia la cappella del
Crocifisso, che accoglie sulla parete centrale un grande crocifisso ligneo del seicento.
La sofferenza e il dramma della figura di Cristo è messa in risalto dallo scenario di
fondo con un grande cielo e con tre croci sulla destra. Sulla parete dei sinistra della
stessa cappella troviamo un dipinto che raffigura La Madonna Addolorata mentre
su quella di destra troviamo una stampa della Sacra Sindone, donata alla
Chiesa da Papa Luigi XIII nel 1883, che porta la firma e i sigilli del pontefice
Possiamo
ammirare un altare sopra cui spicca una grande tela del 1886, che raffigura la morte di
San Giuseppe e avvicinandoci alla navata sinistra ci si imbatte in due tele: una
rappresenta SantAgnese, SantAgata e Santa Lucia sotto la protezione
della Madonna con il Bambin Gesù e la seconda rappresenta La Madonna del
Carmelo.
Da
notare, ancora, nella Chiesa Madre sono i medaglioni del tetto della chiesa affrescati nel
1936 in onore di SantAntonio e il busto di marmo di Don Biagio Giuffrida.
Altro monumento sacro di un certo valore
storico è il piccolo monastero benedettino di SantAntonello, fondato nel 1665 e
miracolosamente risparmiato dalleruzione del 1669; un monumento che meriterebbe di
essere recuperato e salvato dalla decadenza e valorizzato.
Lesterno del convento di
SantAntonello si presenta come un blocco di alte muraglie, dove si distinguono
finestre rettangolari. In corrispondenza dellingresso, proprio sotto, sul pavimento
in pietra lavica, si legge la data del 1665, ovvero lanno in cui i monaci
benedettini costruirono questo convento.
Dalla porta principale, priva di ornamenti,
si può accedere in un largo piazzale, collegato a sinistra con dei casolari realizzati
con la funzione di magazzini e di stalle, e a destra con tutto il convento. Si può
osservare inoltre che il convento dispone di una terrazza, al centro della quale vi è un
piccolo pozzo ricoperto da mattoni di maiolica, simile ad un chiostro nelle sue
caratteristiche, ma senza presenza di archi.
In corrispondenza del muro destro tra due
colonne ricolorate in pietra lavica e pietra bianca fissate da una struttura muraria, si
apre su alcuni scalini un ampio davanzale.
In questampio balcone, davanti alla
ringhiera di fondo, si trova un busto di marmo che raffigura SantAgata come
ringraziamento per aver risparmiato il convento dal fuoco lavico del 1669, mentre sul muro
di questo balcone si trovano due meridiane dipinte a secco e molti finestroni, che
conducono alle stanze del convento.
La cappella, incorporata nelledificio
del convento, si compone di una piccola sala con una semplice navata, che sulla superficie
delle pareti non conserva alcuna traccia di pittura.
Sullunica parete centrale si può
ammirare un altare di marmo.
La Chiesa, che è chiusa al culto da anni in
quanto trasformata in proprietà privata, è sempre stata aperta in passato per la
celebrazione della Santa Messa fino a quando vi abitavano i monaci benedettini, i quali la
domenica suonavano la piccola campana, situata alla sommità della cappella, per
richiamare i contadini e gli abitanti dei villaggi vicini.
Questo complesso conservava intatto un
palmento, dove su una pietra lavica troviamo iscritta la data del 1727, anno in cui si
presume sia avvenuta la ristrutturazione delledificio.
La Chiesa di San Bernardo di Chiaravalle fu edificata intorno
al 1970 nel quartiere di Fasano.
Svettante su di uno sperone di una colata lavica del 1381, la
chiesa parrocchiale di San Paolo apostolo è stata edificata a partire dal 19 febbraio
1978. L'interno si presenta a forma di gigantesca losanga con
due ingressi principali al vertice dei quali, sotto una vetrata che ricorda il Battesimo
di Nostro Signore vi è una fonte battesimale. L'abside è composta da una vetrata che si
sviluppa in altezza ed arriva al punto più alto della chiesa, ove sono raffigurati un
Cristo benedicente, degli angeli e una colomba simboleggiante la pace.
Anticamente chiamata Chiesa del Sacramento, la chiesa di
SantAntonio Abate venne costruita intorno al 1802. Situata nella centrale Via Etnea
presenta un portale in legno.
La chiesa di Santa Maria della Misericordia, detta anche dei
"Santuzzi", fu costruita nel 1751. Situata perifericamente al
paese sulla strada
che porta a San Giovanni Galermo (popoloso quartiere di Catania), è stata lasciata un po'
in abbandono per anni fino a quando non è stata ristrutturata ad opera di un misterioso
benefattore forestiero.
Situata lungo la Via Etnea, a nord del paese, la chiesetta SS
del Rosario fu costruita nel 1870 ed ebbe come primo Vicario Monsignor Biagio Giuffrida.
Da notare il portale ligneo tipico delle chiese del centro storico gravinese.
La Chiesa dei Monti Arsi si trova all'interno del Cimitero
comunale di Gravina, è stata recentemente restaurata e riaperta al culto, vi si celebrano
principalmente messe in suffragio dei defunti.
Situata sulla Via Roma, anticamente detta "delle anime del
Purgatorio", nel punto in cui essa incrocia la Via Umberto I, e quindi in pieno
centro storico, la chiesa di San Giuseppe è Ottocentesca. Importante notare il portale
ligneo d'ingresso, dove le dieci formelle in legno rappresentano la vita del Santo a cui
è dedicata.
Sono degni di menzioni anche i parchi comunali, e più
precisamente il Parco Giovanni Falcone, Parco San Paolo, Parco di Padre Pio, Parco Paolo
Borsellino.
Il Parco Giovanni Falcone si trova nel popoloso quartiere di
Fasano a sud di Gravina, ed è delimitato dallincrocio tra la Via Aldo Moro e la Via
Giuseppe Simili.
Tra i
suoi viali e le aiuole ci sono diverse attrazioni soprattutto per i più piccini.
Il Parco
San Paolo fu realizzato lungo la Via San Paolo, nel tratto che incrocia la Via Zangrì,
vicino al lungo Ponte San Polo della tangenziale. Il terreno in prevalenza lavico è stato
attrezzato con una serie di viali che attraversano pini e querce dandogli un aspetto
tipicamente del luogo.
Il Parco
di Padre Pio si trova allangolo tra la Via Gramsci e la Via Vittorio Emanuele.
E intitolato al frate di Pietralcina, del quale si può ammirare la statua.
Il Parco
Paolo Borsellino è situato nel cuore del centro storico lungo la Via Roma. Realizzato
negli anni Ottanta si compone di diverse parti accessibili ognuna da diversi ingressi ma
tutte comunicanti tra loro attraverso una serie di sentieri da cui ammirare vegetazione
rigogliosa soprattutto pini, querce, eucalipti, palme, ulivi e altri arbusti tipici della
zona. La prima parte è composta da una gigantesca costruzione messa in piedi su di una
collina che sovrasta un prato verde, circondato da alberi di magnolia e tiglio, e da una
fontana con finta cascata alle spalle. E' la parte di più antica realizzazione che
sfrutta una vecchia dimora patrizia, impreziosita da stucchi, adornata da anfore di
terracotta e pavimentata in cotto tipico locale, dove all'interno sono state ricavate più
stanze, un grande salone che funge da sala convegni intitolata all'artista catanese Emilio
Greco ed un palmento lasciato intatto con le travi di legno e le canne con il loro potere
termico. Una seconda parte del parco è attrezzata per manifestazioni all'aperto e
presenta un anfiteatro su pianta greco-romana, capace di 1200 posti a sedere. Attraverso
rampe di accesso e un'area pavimentata in basolato lavico si accede alle altre strutture
ricreative presenti consistenti in una zona adibita allo svago dei più giovani con giochi
per i più piccini e un campo da calcetto con tribunetta per gli spettatori.
La terza
parte, compresa fra le due precedenti, è composta da un prato in erba che accoglie un
monumento alla memoria di Paolo Borsellino, a cui è intitolato il Parco.
Il
Centro Civico è stato realizzato alla fine degli anni Novanta ed ha conglobato sempre
più nuove funzioni, dai servizi comunali allAuditorium Angelo Musco
realizzatovi, sino alla biblioteca comunale.
Collocata
allinizio della Via Gramsci, nel punto in cui si dirama dalla Via Etnea, la fontana
che vi fu installata al centro attira lattenzione dei passanti ed in passato fu
oggetto di critiche e di polemiche colorite perché non è la classica fontana quanto
piuttosto unopera senzaltro originale. Essa vuole essere un omaggio a due
delle più significative risorse naturali che può vantare la provincia di Catania : il
mare e il vulcano. La parte centrale è dominata da una grande scultura in pietra lavica
raffigurante lEtna sostenuta da un pilastro metallico nascosto da un getto
dacqua che invece rappresenta il mare.
Gli
Obelischi sono situati alla periferia sud-orientale del comune di Gravina in un punto in
cui si incontrano il comune di Sant'Agata Li Battiati, il quartiere periferico a nord di
Catania della Barriera del Bosco, Canalicchio (frazione del comune di Tremestieri Etneo) e
il comune di Gravina appunto, sono considerati una delle "porte storiche" di
accesso alla cittadina. I due obelischi recano ciascuno una lapide, quello di destra
riferisce l'altimetria di luoghi che si trovano lungo la strada che sale verso l'Etna,
quello di sinistra ha incisa invece l'intenzione dell'allora Ente Provinciale, nella
persona di Alvaro Paternò Castello, di rendere praticabile e più agevole il trasporto di
cose e persone verso la montagna, la lapide reca l'anno 1835 durante il regno di
Ferdinando II di Borbone.
Tra le
piazze comunali da ricordare Piazza Francesco dAssisi, Piazza Primo Maggio, Piazza
della Libertà.
Piazza
Francesco dAssisi è antistante la chiesa di San Paolo e ha assunto lattuale
denominazione in onore del patrono ditali. Presenta al centro unarea attrezzata a
verde e provvista di panchine che ne fanno un mini giardino. E la piazza principale
del quartiere San Paolo.
Piazza
Primo Maggio è situata a nord del centro storico di Gravina sulla centrale Via Etnea, è
intitolata al giorno in cui è tradizione festeggiare il lavoro e celebra, con un
monumento ai Caduti del secondo conflitto mondiale, coloro che hanno "lavorato"
per la Patria difendendola sacrificandosi per essa.
Piazza
della Libertà è la piazza più importante situata nel cuore del centro storico. La Via
Etnea la taglia in due porzioni. La più piccola accoglie una fontana, la parte più
grande è attigua alla Chiesa Madre nel suo lato nord.
La
fontana di Piazza Libertà venne realizzata alla fine degli anni novanta a sostituzione di
una già preesistente. La fontana rappresenta una cascata dacqua che si fa strada
su
una montagnola di pietra lavica, entrambi simboli della provincia di Catania.
Il primo momento storico, importante per lo
sviluppo della città di Gravina di Catania, fu la costruzione della Casa del Comune su un terreno concesso ad enfiteusi dal
Cavalier Vincenzo Abbattelli. Questa casa comunale fu definitivamente completata nel 1847,
quando in carica cera il Sindaco Antonino Rapisarda.
Nei primi ventanni di attività fu
risolto il problema della sistemazione stradale del territorio, portato avanti dal Sindaco
Orazio Distefano nel 1830, che rese possibile la realizzazione del tratto
Mascalucia-Gravina di Catania, completato poi nel 1839 sotto il Sindaco Francesco Saverio
Giuffrida. Altra opera stradale è la riattivazione del tratto detto delle anime del
Purgatorio ora Via Roma che collega Gravina di Catania e Tremestieri Etneo per opera
del Sindaco Antonino Pugliesi nel 1843.
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