A Catania il convegno promosso
dall’Ordine degli Ingegneri
«Piano
Casa Sicilia? Un flop. Siamo in tempo per correggerlo»
01/10/2010

A sentire gli addetti ai lavori il
Piano Casa Sicilia «è un flop». A distanza di un anno e mezzo
dall’intesa Stato-Regioni (1 aprile 2009) i numeri deludono le
aspettative: meno di 2.700 le domande presentate in tutto il Paese,
con una media di 42 istanze per Comune. Stringendo lo sguardo su
Catania, la situazione è ancora più preoccupante: le richieste
presentate si contano ancora sulle dita di una mano. Grande
delusione per gli ampliamenti e curva piatta per la “sostituzione
edilizia”, vale a dire la demolizione e ricostruzione
dell’esistente.
Cosa non ha funzionato?
IL PUNTO
– L’Ordine degli Ingegneri di Catania ha riunito rappresentanti
istituzionali, esperti e quasi trecento professionisti per trovare
le risposte: «Alcune Regioni, inclusa la Sicilia – ha spiegato il
presidente dell’Ordine Carmelo Maria Grasso – hanno legiferato con
molto ritardo, ponendo vincoli ritenuti troppo restrittivi: limiti
dimensionali e una scarsa convenienza della sostituzione, perché
l’aumento del valore dell’immobile derivante dall’ampliamento
volumetrico non riesce a compensare gli alti costi per l’adeguamento
alla normativa antisismica o per la riqualificazione energetica. E
ancora, l’esclusione degli edifici non residenziali, taglia fuori
dal Piano Casa una bella fetta di immobili, vanificando un possibile
aumento della produttività nelle aree industriali non sottoposte ai
vincoli di quelle urbanizzate. E infine, la nota più dolente è
l’esclusione delle pratiche oggetto di condono edilizio, che nella
nostra città sono davvero tante».
Ad aggiungersi anche un dato che
riguarda Catania: in città e provincia il 70% del patrimonio
edilizio esistente è antecedente al 1981, realizzato in assenza di
cogenza di norme antisismiche: «Non si può non tenere conto di
questo nel percorso di riqualificazione e messa in sicurezza della
città esistente», ha sottolineato Grasso.
E, dopo un rapido confronto con le
altre Regioni italiane, viene fuori che la Sardegna e il Veneto sono
l’eccezione che conferma la regola, registrando le maggiori
adesioni, anche grazie a leggi più permissive. Alcune osservazioni
sul Piano Casa del Veneto: la sostituzione edilizia degli edifici
anteriori al 1989; l’aumento della cubatura fino al 40% per gli
edifici residenziali e l’esclusione di quelli con ordinanza di
demolizione che non siano stati sanati (legge regionale 8 luglio
2009, n.14 della Regione Veneto).
LE PROPOSTE
– Occorrono correttivi puntuali e urgenti in variante della norma
approvata dalla Regione Siciliana (n. 6 del 23 marzo 2010), strada
già intrapresa da alcune Regioni d’Italia: per rilanciare l’economia
attraverso l’attività edilizia, per riqualificare il patrimonio
esistente, tenendo conto delle caratteristiche storiche,
architettoniche, paesaggistiche, ambientali e urbanistiche. Ma ciò
che soprattutto occorre è dar voce agli “attori” del settore, agli
ingegneri, architetti, geologi, geometri, costruttori, per metterli
nelle condizioni di poter dare un senso al “Piano Casa” in Sicilia.
Nero su bianco, l’Ordine stilerà un documento con le linee guida
propositive per gli interventi correttivi, da presentare agli uffici
competenti della Regione Siciliana.
IL CONVEGNO
- A differenza dei tanti momenti di discussione e confronto che
negli ultimi mesi hanno animato le arene televisive e riempito
intere pagine dei quotidiani, il convegno ha chiamato a raccolta le
categorie competenti e ha coinvolto le Istituzioni locali,
rappresentate dal sindaco di Catania Raffaele Stancanelli che ha
ribadito «la centralità della collaborazione nata tra
l’Amministrazione comunale, architetti e ingegneri, il cui supporto
è indispensabile per la messa in atto degli atti urbanistici della
città», dalla sovrintendente ai Beni Culturali e Ambientali Vera
Greco e dal dirigente Benedetto Caruso, dal dirigente tecnico del
comune etneo Maria Luisa Areddia. Un contributo importante è
arrivato dagli interventi del presidente della Consulta regionale
degli Ingegneri Giuseppe Margiotta, del presidente della Fondazione
Santi Maria Cascone, del presidente degli Architetti etnei Luigi
Longhitano – a conferma della consolidata sinergia tra le due
categoria per il bene della città – del presidente del Collegio
Geometri di Catania Rosario Cucuccio, del presidente del Collegio
Periti industriali Nicolò Vitale e del presidente Ance Catania
Andrea Vecchio.
A moderare le sessioni di lavoro:
Francesca Cuius e Patrizia Rocca della Commissione urbanistica
dell’Ordine degli Ingegneri e Giuseppe Platania, consigliere e
delegato commissione urbanistica.
(comunicato stampa)
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