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* FLASH * PALAGONIA*

La scultura argentea ritorna a far parte del patrimonio artistico del paese

Il ritorno di San Giovanni “Affumato” alla Matrice

19/09/2010 

Silenziosa e preziosissima la presenza di San Giovanni “Affumato” nella chiesa Matrice di Palagonia, la scultura reduce di ripetuti spostamenti ritorna a far parte del patrimonio del paese, a seguito di un particolare restauro voluto fortemente da Padre Santo Galesi e realizzato dal maestro Costanzo Cucuzza.

L’opera risale al sedicesimo secolo ed è stata attribuita alla genialità artistica dell’argentiere Vincendo Archifel, l’artista che nel 1473 nella bottega della Pescheria di Catania, vicino alla Cattedrale di Piazza Duomo, ebbe commissionata dall’allora vescovo Giovanni De Primis la realizzazione dello scrigno che ancora oggi custodisce le reliquie dell’amatissima patrona catanese, Sant’Agata. Sua anche, la “vara” agatina a cui lavorò tutta la vita insieme ad altri cinque artisti.

La statua di San Giovanni Battista è successiva alle grandi opere di Archifel, la scultura a grandezza naturale - con l’anima di legno e rivestita di gesso - è infatti del 1523.

Dopo circa cinque secoli dalla sua creazione ritorna in esposizione nella vera chiesa originaria, nella chiesa madre di Palagonia: “Alcuni erratamente – spiega padre Santo Galesi – riportano che il San Giovanni di Archifel fosse stato realizzato per la Cattedrale di Vizzini, ma lì non ce n’è una, in realtà l’opera artistica fa parte del patrimonio palagonese e ha subìto numerosi ingiusti spostamenti, il suo ritorno alla Matrice dopo lunghissimi anni è stato difficile e desideratissimo da chi ne conosce la storia e il valore, oggi dopo un attento restauro possiamo ammirarla con cura e devozione nella navata destra dove speriamo possa essere custodita per sempre dai ministri e dai credenti”.

Il manufatto presentava degrado estetico e strutturale causato da una cattiva manutenzione, il suo pessimo stato di conservazione - dovuto all’eccessiva e prolungata esposizione in ambienti umidi - aveva generato in vaste zone presenze di muffa.

Prima del restauro – come si evince dalla relazione scientifica – si notavano abrasioni e lacune in varie parti dell’opera, due grandi fenditure sulla schiena del Battista e la distruzione di uno dei piedi sono state inoltre causate dai dislocamenti del manufatto lungo il corso dei secoli.

Per valorizzare l’opera e permetterne un’autentica fruizione, l’intervento di restauro è stato condotto da Cocuzza nel rispetto delle tecniche costruttive e dei materiali in uso all’epoca della realizzazione della scultura. La sua lamina d’argento è stata stesa con la tecnica del guazzo, la policromia è evidenziata dagli effetti della foglia d’argento che contrasta con il fondo rosso della veste dalle flosce movenze.

San Giovanni Battista - detto “Affumato” per un leggendario incendio mai avvenuto – ha il volto scuro e spento, è vestito di pelli, con una croce e i testi sacri nelle mani, guarda all’agnello e ha una gamba protesa in avanti per guidare il cammino della fede.

Fino a circa quaranta anni fà era la rappresentazione sacra a cui i palagonesi erano più legati, dopo quella di Santa Febronia protettrice del paese; scomparsa dalla Matrice e contesa negli anni, la scultura solo da pochi mesi è stata recuperata aggiungendosi nuovamente al patrimonio artistico religioso di Palagonia, arricchendolo di gran lunga.

 (comunicato stampa)

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