La pena
di vivere della signora Leuca
30/05/2004

Nell’ambito della Giornata
Internazionale dei Musei il Teatro Sangiorgi di Catania
ha ospitato la pièce “La signora Lèuca”, adattamento
ispirato alla novella “Pena di vivere così” di Luigi
Pirandello. “La signora Lèuca” è una novella dolente di
grande tragico umorismo, dove si ride piangendo, con il
senso grottesco di un contrario di sentimenti che non
riesce a trovare equilibrio e pace se non nell’assurda
follia della maschera sociale.
La messa in scena,
nell’adattamento di Andrea Camilleri e Giuseppe Di
Pasquale, è un intenso atto unico in cui Pirandello
sintetizza la sua filosofia di vita. Motivo conduttore è
la sofferenza che unisce ogni esperienza e azione.
Sulla scena di Angela
Gallaro (l’interno austero di casa Lèuca) il dramma
della signora Lèuca, che, abbandonata dal marito per una
donna più giovane e privata della vita coniugale e
familiare (addirittura della maternità), si vede quasi
costretta ad accettare la pena della vita per riuscire a
godere di un minimo di felicità.
Intensa l'interpretazione di
Ida Carrara nel ruolo della signora Lèuca, che coinvolge
e commuove nel suo dolore, sorretta da un cast di prim’ordine
formato da Pietro Montandon nei panni del marito,
Agostino Zumbo e Ileana Rigano.
La messa in scena, con le
musiche di Massimiliano Pace, vede i personaggi
presentare se stessi nella novella, rileggendo i passi
da Pirandello, sino a quando il discorso si fa diretto e
i personaggi cominciano ad interagire. Una scelta che
rende lo spettacolo più lento, ma coinvolgente.
Interessante poi la proiezione sulla parete della casa
della protagonista, delle scene in bianco e nero,
vissute dai personaggi che, in pratica, presentano degli
avvenimenti. E mentre i protagonisti raccontano di sé e
si muovono sulla scena di casa Lèuca, la registrazione
presenta la stessa scena in un ambiente diverso e più
vero.
Atto unico, intenso ed
appassionante, che oltre al dramma, alla pena di vivere
della signora Leuca, offre anche sprazzi di sorrisi
provocati dall'ingenuità della signorina Trecce, dalla
malignità della nipote o dai discorsi del prete e
dell'avvocato.
Maurizio Giordano
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Teatro,
al "Musco" la storia di Nunzio e Pino
16/05/2004

Nunzio e Pino, sono due
meridionali emigrati per trovare lavoro e vivono in un
modesto appartamento di una città del Nord. Nunzio è
operaio in una fabbrica di prodotti chimici, Pino è un
killer.
Su questa base e su tre
scene, si sviluppa la pièce, “Nunzio” di Spiro Scimone,
proposta al “Musco” di Catania nell’ambito della
rassegna “Nuovo Teatro”.
Per la regia di Carlo Cecchi,
si racconta del rapporto di amicizia tra Nunzio e Pino e
tutto si svolge nell’arco di una sola giornata. Pino,
infatti, tornato a casa dopo un omicidio, trova l’amico
che ha seri problemi di salute. Si sviluppa così tra i
due un amaro e divertente dialogo in dialetto messinese
che sottolinea il senso di solitudine, di emarginazione,
di amicizia e il desiderio di ribellione dei due amici.
Il momento di allegria e di semplice intimità tra i due
viene interrotta dalla posta, che viene fatta passare, a
qualsiasi ora, sotto la porta di casa. Pino, alla fine
della breve pièce, riceve un biglietto aereo per il
Brasile, un nuovo ordine e rimane in attesa di un auto
nera che lo porterà a eseguire un nuovo omicidio.
Efficaci le interpretazioni di Spiro Scimone e di
Francesco Sframeli, il regista Carlo Cecchi,
nell’esaltare il linguaggio crudo dei due personaggi,
amplifica anche quella solidarietà che li accomuna nei
loro destini diversi.
Realistica la scena di
Sergio Tramonti che raffigura un interno con sedie,
tavolo, forno e frigo usurati.
Il testo vincitore
della selezione Idi-Nuovi autori 1994 e medaglia d’oro
per la drammaturgia nel ’95, è stato proposto
dall’affiatata Compagnia Scimone-Sframeli, sodalizio che
opera dal 1990. Testo e messinscena, che conferma anche
a Catania i consensi ricevuti sia in Italia che
all’estero da pubblico e critica. Dal dramma è stato
tratto il film “Due amici”, diretto e interpretato da
Scimone e Sframeli, vincitore a Venezia nel 2002 del
Premio Opera
Prima Luigi De Laurentiis - Leone del Futuro.
Maurizio Giordano
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Teatro,
"La coscienza di Zeno"
09/05/2004

C’è la caricatura
inquietante della nostra contemporaneità nell’edizione
de “La coscienza di Zeno”, proposta al “Verga” di
Catania, nella riduzione teatrale di Tullio Kezich, dal
Teatro 3 di Francesca Ardenzi, in coproduzione con il
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
La pièce, nell’ambito
della stagione di prosa dello “Stabile” di Catania, con
la regia di Piero Maccarinelli, riesce a cogliere
l'essenza beffarda dell'opera di Italo Svevo.
Nel romanzo di Svevo
c’è la metafora delle nostre inquietudini e delle nostre
incertezze. Sulla scena la storia di Zeno Cosini, un
benestante borghese triestino alla costante ricerca del
senso della vita, che passa la vita a fumare l’ultima
sigaretta, mentre la vita stessa gli sfugge di mano.
L’amante, il
padre, l’affascinante e sfortunato cognato, il casuale e
fortunato matrimonio con Augusta, il tormentato rapporto
con il suocero commerciante, sono i protagonisti
dell’intricato groviglio di realtà e di immaginazione,
di bugie sincere e verità soggettive.
Grazie alla
coerente regia di Piero
Maccarinelli, lo spettacolo
mantiene viva
l'attenzione del pubblico utilizzando i flashback del
protagonista, con un taglio quasi cinematografico
ed usando sapientemente i giochi di luce e la
scenografia minimale di
Bruno Buonincontri.
Tra gli interpreti spicca su tutti Massimo Dapporto
nei panni di
Zeno Cosini che
riesce a far emergere il lato più divertente del
protagonista, sottolineandone i tic, le manie,
l’originalità.
Accanto a Dapporto, un cast
tutto di ottima fattura in cui spiccano Virgilio Zernitz,
Silvana De Santis, David Sebasti, Laura Mazzi, Monica
Barbato, Federica Di Martino, Vanessa Scalera, Arianna
Ninchi, Paolo Summaria e Alessandro Lombardo.
I costumi sono di
Annalisa Di Piero, le musiche di Paolo Terni. “La
Coscienza di Zeno” verrà replicata sino al prossimo 16
maggio.ta
sui ritmi di un delicato e fiabesco umorismo.
Maurizio Giordano
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Musica,
una nuova rock band a Catania: Castigo
09/05/2004
Dopo lo scioglimento
definitivo degli Azimo, a causa delle incomprensioni
venutesi a creare con la cantante del gruppo, Nino
D’Accurso, Michele Scarlata e Rosario Giarrizza
ritornano in campo con una nuova voce, quella della
siracusana Matilde Cifali e con un nuovo nome: Castigo.
Innovativo anche il repertorio di cover (Skunk Anansie,
Muse, Placebo, Pixies, Morissette, fino alla nostra
conterranea Carmen Consoli) orientato verso pezzi che
conferiscono al gruppo grinta e presenza, permettendo
un certo impatto con il pubblico e che si adattano bene
al sound caratteristico del gruppo. I Castigo
debutteranno venerdì 7 maggio al Ramblas, via Manzoni 86
Ct.
(comunicato stampa)
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